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Dice il vocabolario Treccani. Con il termine “riforma” si intende la “Modificazione sostanziale, ma attuata con metodo non violento, di uno stato di cose, un’istituzione, un ordinamento, ecc., rispondente a varie necessità, ma soprattutto a esigenze di rinnovamento e di adeguamento ai tempi, l’effetto, il risultato stesso di tale attività, cioè i cambiamenti che si sono operati, le modificazioni che si sono compiute: operare, introdurre una riforma, delle riforme; riforme sociali, economiche, politiche; riforme di struttura o strutturali, che incidono in profondità sulla situazione socio-economica”.
Chissà se l’ex ministro Vincenzo Spadafora, quando diede il via a questa rivoluzione dello sport in Italia, aveva in mente esattamente quel che dice il vocabolario. Magari pensava a qualcosa di meno impattante e il suo obiettivo non erano proprio tutte le realtà sportive sul suolo italico. Magari voleva solo regolamentare un determinato settore e, invece, ha finito con lo gettare nel pentolone anche chi non necessitava di essere riformato. Certamente, situazioni come il Covid prima e la crisi economica poi, carburata anche dalla guerra tra Ucraina e Russia, non stanno aiutando la dinamica. Siamo però convinti che tutti coloro che si occupano di sport in Italia non vogliano parlare di socio-politica. Anche perché le espressioni corrucciate e dubbiose dei vari dirigenti, incrociati lunedì allo stadio Friuli, in occasione del convegno organizzato dalla LND del Friuli Venezia Giulia, erano a metà tra il preoccupato e lo sconfortato. Vieppiù, diversi hanno confidato di non aver ancora capito bene il meccanismo.
Tanti, forse ancora troppi, sono i nodi che rallentano la corsa del pettine. Per esempio: la riforma parla di gestione finanziaria e fiscale dentro l'anno solare, quando è ovvio che quasi tutte le discipline sportive svolgono l'attività da fine estate ad inizio estate, circa. Questo aspetto va chiarito per forza.
Per altro esempio, lo sportivo, per essere tale e tesserarsi, è obbligato alla visita medica: è davvero necessaria anche la visita dell'Inail se già la visita medica sportiva è fondamentale per permettere allo sportivo di fare quello che la riforma intende "lavoro"?
Oppure, ancora: se anche chi guadagna circa 10mila euro l'anno da lavoro sportivo deve versare i contributi (12,5 di aliquota fino al 2027, poi 25% per i lavoratori sportivi autonomi) solo per la parte eccedente i 5mila euro, finirà con l'avere un montante contributivo di poche migliaia di euro a fine carriera, per poi ricavarne poche centinaia di pensione, al raggiungimento dell'età pensionabile. Vale davvero la pena? Lasciamo ai fiscalisti e ai consulenti la risposta.
Altro quesito dell'uomo sportivo semplice: è proprio necessario comprendere dentro i confini di questa riforma anche le associazioni sportive prettamente amatoriali?
Abbiamo chiesto all’avvocato Francesco Maiorana, spilimberghese, vicepresidente della Lega Nazionale Pallacanestro (l'ente che gestisce i campionati dove giocano, tra le altre, Pall.Trieste, APU Udine e UEB Cividale), di aiutarci a dipanare diverse questioni.
Proprio Francesco Maiorana, assieme al dottor Alberto Rigotto, ha partecipato qualche giorno fa a una riunione a Roma, presieduta dall’Onorevole Walter Rizzetto, assieme alle Commissioni riunite di Cultura e Lavoro alla Camera dei Deputati. E’ da quella cabina di regia che sono emersi tanti elementi, soprattutto correttivi, sui quali il Legislatore sta lavorando.
Ascoltando l'avvocato Maiorana, sono almeno tre i concetti che val la pena di sottolineare, in maniera molto chiara ed univoca.
In primis: questa riforma andrà di sicuro in porto. Non si sa ancora in quali termini, perché ci sono ancora in ballo modifiche, richieste, correttivi. Però certamente non ci sarà la classica soluzione all’italiana, sulla quale in tanti confidano. "Niente carte 48!", hanno tuonato Alberto Rigotto ed Ermes Canciani, dinnanzi alla platea dei dirigenti del calcio Fvg. Quindi, è meglio adeguarsi. Il più presto possibile, magari anche prima della scadenza delle sicure moratorie temporanee, che arriveranno con il decreto che renderà efficaci anche i plausibili ed opportuni correttivi al dispositivo, quest'ultimo operativo dallo scorso 1 luglio. Occorre uno scatto in avanti sotto l’aspetto culturale: compierlo, equivale a vincere un campionato, se non di più. E, d’altronde, era dal 1981 che il mondo dello sport italiano non “subiva” gli effetti di una normazione: in questi quarant’anni, il mondo è decisamente cambiato e restare vincolati alle abitudini precedenti rappresenta un limite evidente.
In secundis. Uno degli obiettivi della riforma è quello di risolvere il problema dei contratti. Molto spesso, gli sportivi incassano assegni importanti, seppur siano classificati come dilettanti. Non ci sono contributi, non ci sono coperture assicurative private e personali. L’impegno è però a tutti gli effetti parificato a un lavoro, sovente a tempo pieno. E’ una dicotomia che va sanata.
Ragionando su tutte le esenzioni e i limiti del caso, se un calciatore di Eccellenza (o un cestista, o un pallavolista o uno sportivo qualsiasi, senza distinzioni di genere) guadagna talvolta più di un artigiano e non paga tasse o comunque le paga in misura di molto inferiore di un qualsiasi artigiano (curioso che spesso quest'ultimo sia sponsor della società sportiva stessa), è ovvio che qualcosa vada fatto. La riforma parla chiaramente di un contratto di lavoro da siglare, con tutti gli oneri legali e fiscali del caso. Se sia un lavoro subordinato (da dipendente) oppure un lavoro autonomo, nella duplice veste del co.co.co. (con limite di ore ben definito) o della partita Iva (senza limiti temporali), si vedrà. Chiaro che gli aspetti burocratici siano complicati, però quel che vale per tutti i lavoratori, autonomi o subordinati, deve valere anche per i cosiddetti lavoratori sportivi di nuova concezione.
In terzo luogo, sia il ministro dello Sport Andrea Abodi, sia tutti i protagonisti della dinamica legislativa si sono detti disposti ad intervenire sui correttivi, in questi prossimi giorni. L’onorevole Walter Rizzetto, in collegamento con il convegno allo stadio Friuli, ha ribadito che lo Sport è un asset sociale fondamentale per il Sistema Paese. E il presidente della LND FVG Ermes Canciani ha spiegato come il volontariato sia il principio basilare da far emergere sempre e comunque, all’interno di regole certe. E, di nuovo scomodiamo il vocabolario Treccani. Si deve intendere per "volontariato" la prestazione volontaria e gratuita della propria opera, e dei mezzi di cui si dispone, a favore di categorie di persone che hanno gravi necessità e assoluto e urgente bisogno di aiuto e di assistenza, esplicata per far fronte a emergenze occasionali oppure come servizio continuo (come attività individuale o di gruppi e associazioni).
Già.. parecchie cose stridono.









































