di Francesco Tonizzo

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“Trasmettiamo passione” è il messaggio che vogliamo esprimere ogni qualvolta, a CalcioFVG, ci impegniamo a produrre un contenuto, una trasmissione, un video o un post dedicati al calcio dilettanti. Scorrendo il dizionario della lingua italiana, inteso nel contesto, il termine passione significa “'emozione intensa che può manifestarsi in vari ambiti come l'amore, gli hobby o il lavoro”. I sinonimi sono: forte simpatia, desiderio, devozione, amore, entusiasmo, attrazione, slancio.

Inoltre, il termine “tifo”, sempre nel contesto, significa: “fenomeno sociale, in cui un individuo o un gruppo sostiene con passione un atleta o una squadra, spesso creando coreografie e manifestazioni di entusiasmo”.

Dato per assodato i concetti di passione e di tifo, osservare quel che è successo a Trieste, a margine di Triestina v Union Brescia di serie C, e a Muggia, fuori dallo stadio “Zaccaria”, in occasione di Muggia 1967 v Pordenone di Eccellenza FVG, fa rabbrividire.

Si tratta di tifosi?
No.

E smettiamola, una volta per tutte, di chiamarli come tali.

Il calcio dovrebbe essere una festa. Dovrebbe rappresentare un’occasione di condivisione di valori positivi. Le immagini degli scontri tra individui incappucciati o con caschi in testa e le Forze dell’Ordine stonano e, anzi, nulla hanno a che fare con l’assunto.
Tutte situazioni insopportabili. Così come quelle che coinvolgono altre realtà, anche a livello sportivo più alto: basta andare alla stazione ferroviaria di Basiliano (UD), per capire che i danni della guerriglia dello scorso febbraio, tra sostenitori di Udinese, Salisburgo (?!) e Venezia sono ancora visibili.

Potremmo aprire diversi capitoli sull’argomento: la sicurezza dei tifosi veri che vanno allo stadio e al campo sportivo; l’incolumità dei bambini e dei ragazzi, che tutti vorrebbero coinvolgere nelle attività sportive e che, invece, sono costretti a girare al largo; i danni alla cosa pubblica e privata (le auto parcheggiate nei dintorni e non solo); i rischi ai quali vanno incontro gratuitamente le Forze dell’Ordine; l’immagine negativa del prodotto calcio, sul territorio; la disaffezione generale.
Ognuno si faccia una domanda, in base alla propria sensibilità su tutti questi temi.

Attendiamo la conclusione delle indagini e confidiamo che i protagonisti delle vicende siano riconosciuti e messi di fronte alle proprie responsabilità.
E stigmatizziamo con forza l’accaduto.

A CalcioFVG continueremo a trasmettere passione, senza però rinunciare mai a condannare tutto quello che con lo sport vero nulla ha a che vedere.