di Mattia Piovesan
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Ne abbiamo sentite sempre tante sulla stagione della Sangiorgese; che mancavano i gol; che la squadra non rendeva quanto avrebbe dovuto data la rosa di cui disponeva; che la metà classifica non avrebbe dovuto essere pervenuta. C’è una cosa, però, che non è mai mancata ai neroverdi di Cincotti: la voglia di crederci. E anche il sorriso.
Era rimasta aperta solamente quella porticina, a dire il vero solo socchiusa: il trofeo memorial Elio Gaggiato, la Coppa Veneto Orientale. Già, perché ormai nel campionato ci si poteva credere poco, e allora tutte le forze si sono concentrate là. Neanche a dirlo, la squadra tira fuori una serie di prestazioni giuste, quelle che servono per proseguire, come la faticosa vittoria in semifinale contro la Virtus Summaga, che portano i neroverdi ad affrontare Silea in finale. E quella finale se l’è presa, di forza, da sfavorita.
Non potevano che essere loro a mettere la firma su questa partita. Autori di una stagione ad alti ritmi, prima Comin, poi Comunian, portano il doppio vantaggio alla Sangiorgese. Tant’è che non basta a Silea il gol che diventa inevitabilmente, dopo il forcing degli ultimi minuti, della bandiera, quello di Tripi, allo scadere del secondo tempo.
Seconda Categoria, quindi, nuovamente raggiunta. Il trofeo è stato alzato, si è dato spazio ai giusti festeggiamenti, e si è anche un po’ tirato un sospiro di sollievo. Non tanto perché il salto di categoria fosse qualcosa di sentito come obbligatorio, quanto perché, invece, era qualcosa di sperato da queste parti, dove il calcio si vive con la leggerezza del vento e l’attenzione di un funambolo. Un sospiro è, quindi, forse l’atto più indicato, quello più naturale. E comunque, sempre con un gran sorriso stampato sul volto, e la voglia già di riprendere un nuovo cammino, con rosee aspettative.



































