di Alessandro Craighero

Riproduzione vietata ©

 
 

Dopo due stagioni vissute intensamente, Mickael Pascuttini non sarà più l’allenatore dell’Arzino. Un ciclo iniziato con entusiasmo, costruito sul legame profondo tra territorio, squadra e comunità, che ha portato a traguardi storici prima, e a momenti difficili poi. Il tecnico friulano, nato e cresciuto nella vallata che dà il nome al club, ora guarda avanti, con la voglia di rimettersi in gioco. Lo abbiamo intervistato per fare un bilancio e parlare del futuro.

Mickeal, si dice che allenare a casa propria sia una fortuna ma anche un rischio. Tu come l’hai vissuta?

"È verissimo. Da un lato è stato un sogno: conoscevo molti ragazzi da sempre, respiravo ogni giorno l’ambiente del paese. Sentirsi parte di qualcosa di così tuo ti dà una spinta unica. Ma proprio questa vicinanza può anche diventare complicata. Le dinamiche personali entrano inevitabilmente nella quotidianità della squadra, e mantenere l’equilibrio tra il ruolo di allenatore e quello di “compaesano” non è semplice. Ho cercato di farlo con onestà e trasparenza, e credo che sia stato capito".

Qual è stato il momento più alto di questo percorso?

"Senza dubbio la stagione 2023/24. Abbiamo fatto qualcosa di grande, 41 punti e quinto posto finale, il miglior risultato della storia dell’Arzino in Seconda Categoria. Ma più che i numeri, ricordo l’entusiasmo, l’unione del gruppo e la gioia condivisa con i tifosi. Ogni domenica era una festa. Emozioni che difficilmente dimenticherò".

E invece l’ostacolo più difficile?

"L’ultima stagione è stata molto dura. Nonostante l’impegno, i problemi sono stati tanti: infortuni, risultati che non arrivavano, difficoltà di tenuta mentale. La retrocessione è una ferita che brucia, inutile girarci intorno. Ma anche lì ho visto ragazzi lottare, provare a rialzarsi, e questo mi ha dato comunque forza".

Dopo tutto questo, con che spirito affronti il futuro?

"Con motivazione. Mi sento pronto, forse più di prima. Quest’esperienza mi ha insegnato molto, soprattutto dal punto di vista umano. Ora cerco un progetto che mi permetta di crescere ancora, magari anche in un contesto nuovo. Non ho paura di cambiare aria: voglio mettermi alla prova".

Hai già in mente che tipo di ambiente cerchi?

"Vorrei trovare una società che abbia voglia di costruire qualcosa, con una visione chiara e obiettivi definiti. Che sia un contesto simile ad Arzino o qualcosa di più strutturato, poco importa: conta l’energia, la serietà e la disponibilità a lavorare insieme. Sono aperto a tutto".

Ti sei mai sentito davvero solo durante questi due anni?

"No. Anche nei momenti peggiori ho sentito sostegno. Voglio ringraziare in particolare il presidente Gabriele Gerometta, che mi ha sempre dato fiducia e libertà di lavorare. Non è una cosa scontata. Senza il suo supporto, sarebbe stato tutto più complicato".

Se dovessi dare un titolo a questi due anni sulla panchina dell’Arzino, quale sarebbe?

"Un pezzo di cuore lasciato lì. Perché è davvero così. Sono stati anni veri, profondi, vissuti fino in fondo.
E ci tengo a ringraziare la Società e il Presidente Gerometta: è stato vicino a me e alla squadra, sempre presente quasi ad ogni allenamento e non mi ha mai fatto mancare sostegno e incoraggiamento. Gli auguro di riuscire mantenere a lungo in vita l’Arzino e che possa ottenere i risultati che questa società merita. Lascio tanti bei ricordi, ma adesso per me è tempo di guardare avanti
".

RINGRAZIAMO IL PRESIDENTE DELL'ARZINO, GABRIELE GEROMETTA, PER IL CONTRIBUTO.