di PUGACCIO
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Michele Nobile ne ha fatte 500!
Michele, trentasette anni, è attualmente un giocatore del Torre Tapogliano Campolongo, squadra che milita in Seconda categoria girone D dopo essere appena retrocessa da quella superiore, la Prima.
Il difensore friulano domenica scorsa nel match vinto col Mariano (per 0 a 5) ha superato il prestigioso traguardo delle cinquecento presenze nel calcio dilettantistico, contribuendo anche con una realizzazione a portare a casa i tre punti per i suoi.
Lo abbiamo raggiunto a Ruda, suo paese natale, per scambiare quattro chiacchiere sulla sua carriera e, in generale, sulla voglia di giocare a calcio in età esperienziale.
Michele che fai nella vita di ogni giorno?
Di mestiere faccio il tecnico per impianti speciali, sono sposato con Elisa e ho una bimba di nome Vittoria di quasi tre anni.Vivo a Ruda da tutta la vita, paese nel quale ho cominciato a giocare a calcio.
Il tuo ruolo in campo?
Il Ruolo? Sono difensore centrale del Torre TC ma in questi due anni, visto che "ho gamba"(penso mi prendano in giro) ho fatto anche il terzino.
In passato?
Da piccolissimo mi sono spostato all'Itala san Marco, dove ho fatto tutte le giovanili, e nelle quali ho vissuto gli anni migliori dell'Itala e dove, già da giovane, mi hanno insegnato i valori di questo meraviglioso sport. A diciassette anni sono tornato a Ruda in Promozione. E lì sono rimasto.
Grande attaccamento al Ruda Calcio?
Ho giocato quindici anni nel mio paese e se mi chiedi "in che categoria", ti rispondo "le stesse del Ruda". Nel mentre c'è stata una piccola parentesi di qualche anno quando il Ruda è fallito: sono andato prima ad Aiello e poi a Mariano. Con la maglia del Ruda ho giocato poco meno di 350 partite e negli ultimi anni ne ero diventato il capitano.
A Ruda gioie e dolori?
Purtroppo è successo che il Ruda non avesse più una prima squadra…la storia è nota a tutti credo. Quindi a me, a Fulvio Pin (amico e compagno per quattordici anni), e a tutti gli altri non è stato possibile continuare a giocare per la maglia che amo/amavamo per la quale ho dato molto di più che delle semplici prestazioni sportive.
Quindi hai riscritto in te le priorità da praticare sul rettangolo di gioco?
Sì, a quel punto mi sono detto che negli ultimi anni di attività mi sarei solo divertito e circondato di ambienti e posti che amano ancora questo sport nella sua essenza: l'anno scorso ero a Romans con Mister Manuel Mauro, che in gioventù è stato un compagno di squadra e dopo, appunto, il mio allenatore. Quest'anno seppur non essendomi trovato male a Romans sono venuto al Torre da un altro ex mio compagno di squadra come allenatore: Gabriele Marega e da tanti amici ed ex compagni che hanno su per giù la mia carriera.
E le 500 presenze?
Ecco ci sono arrivato domenica dove ho festeggiato con un goal (questi, per le mie caratteristiche calcistiche, non sono mai andati di pari passo con il numero della partite giocate) le mia cinquecentenaria passione. Forse potrebbero essercene state di più; purtroppo due legamenti crociati rotti e il Covid hanno messo i bastoni fra le ruote.
Qualche tuo successo?
Successi? Non tanti! Su tutti il Ruda dei record di Mister Terpin (devo dirlo altrimenti si offende). Forse sono maggiori le delusioni ma non è solo questo il motivo per cui gioco.
Perché, allora, continui a giocare a calcio?
Tanti hanno probabilmente tagliato questo traguardo. Vorrei che questo obbiettivo che ho raggiunto sia un manifesto alla passione per questo sport, al quale devo tanto: mi ha fatto crescere, maturare e mi fa conoscere persone meravigliose ma soprattutto mi fa divertire in ogni suo aspetto. Mi sono promesso di godermi ogni partita, allenamento, gioia e dolore...fino alla fine.
Un monito per tutti ce l'hai?
Concludo dicendo quello che comunico in questi anni e spesso, con semplicità, ai miei compagni: giochiamo che è bello, nessuno ci ritornerà mai questi momenti se non ce li godiamo!
La galleria fotografica di michelenobile®:




































