di MASSIMO DI CENTA

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Non è una stagione particolarmente fortunata per l’Azzanese quella che sta avviandosi alla conclusione. C’è una salvezza da conquistare che non sembra neanche tanto semplice. Per i giovani quindi difficile mettersi particolarmente in mostra. Eppure, uno ci è riuscito, quel Jordan Domi, maggiorenne il prossimo dicembre, che spesso Fior schiera titolare. Il ragazzo, di origini albanesi, ha iniziato a giocare a pallone fin da piccolo, spinto anche dalla passione di papà Bledar, anche lui un passato da calciatore ed ora sempre presente a seguire le vicende del figlio. Gli inizi nel Pordendone, dove è restato per 6 anni, prima di una mezza stagione al Fontanafredda, nella quale non è riuscito però ad esprimersi per quello che è il suo reale valore. Da lì, due anni al Chions, poi Fiume Veneto ed infine appunto l’Azzanese. Un ambiente in cui Jordan si è trovato bene fin da subito, per l’accoglienza e il calore dei compagni di squadra, ai quali è molto legato. Fisico ancora da strutturare, ha nell’uno contro uno, nella rapidità e nell’uso naturale del piede sinistro le sue qualità migliori. Da perfezionare, come spesso accade ai mancini, la sensibilità del piede destro, anche se il processo di miglioramento è a buon punto. Per quanto riguarda i muscoli, invece, lavora molto in palestra, approfittando dei due giorni a settimana liberi da allenamenti. Le due orette tra i macchinari di potenziamento, insomma, non se le fa mancare. Due giocatori non da poco come riferimento, vale a dire Messi e Neymar che incarnano alla perfezione il suo modo veloce e creativo di interpretare il calcio e dei quali studia i movimenti. Oltre al calcio ed alla palestra, c’è anche l’impegno scolastico che lo vede studente all’Istituto Alberghiero “Flora” di Pordenone. Un futuro ancora da scrivere, come è giusto che sia alla sua età, ma in proposito ha le idee abbastanza chiare: il sogno è diventare calciatore, ma sapendo che la strada da percorrere potrebbe rivelarsi difficile, ha già pronta l’alternativa che è quella di aprire un ristorante. Se servire assist, insomma, non dovesse diventare il suo mestiere, s’impegnerà a servire piatti in tavola.