di Fabio Buttazzoni

Riproduzione
vietata ©

 
 

Si chiama Alessandra Barei, vive a Tavagnacco e per un giorno ha indossato i panni da super-eroina all'interno di una partita di calcio, nel caso specifico Ragogna Moruzzo, match di Prima Categoria Girone B. Ma non come direttrice di gara e nemmeno come componente dello staff di una delle due squadre. Probabilmente se non fosse stato per lei la partita non si sarebbe potuta giocare.

Infatti lei ha una grande passione, che la coltiva oramai da 6 anni, seguendo le orme del padre: la manutenzione di impianti sportivi, i campi da calcio in modo particolare. Socia dell'azienda "The Green Carpet" srl, con sede a Udine e della quale il padre è l'amministratore, Alessandra partecipa alla gestione di molti dei campi del dilettantismo friulano, superando anche i confini, giungendo fino in Veneto (Padova in modo particolare, il cui campo per la serie C è gestito dalla stessa azienda per la quale lavora) e, in alcuni casi, anche molto fuori Regione (Cremona e Cagliari ad esempio). Ma ha a cuore soprattutto i campi dei dilettanti, con le cui società "il rapporto è più amichevole" a suo dire.

Tutto è nato dal padre, ex giocatore del Campionato Carnico, che circa 15 anni fa ha iniziato a curare, quasi inizialmente per gioco, vista la sua passione per il giardinaggio, anche i campi del Carnico; finchè un giorno, a settembre, di sei anni fa, lei, che era studentessa all'Università, decise di vestirsi come lui e di dargli una mano, inizialmente fino a dicembre. Ma poi, questa esperienza gli piacque così tanto che da passione è divenuta il suo mestiere.

Quando domenica scorsa, 22 ottobre, venne richiamata a circa 40 minuti dall'inizio della partita (cosa che per altro le è accaduto raramente, massimo 6-7 volte), mentre si trovava a Martignacco, dalla società di casa, su richiesta dell'arbitro, per ripassare alcune linee del campo (in gestione da 5 anni e sul quale era già intervenuta nei giorni antecedenti la partita), sbiadite a causa del maltempo, lei non ha esitato e in meno di 15 minuti il lavoro è stato fatto.

La partita è iniziata con soli 10 minuti di ritardo e per una volta il protagonista non è stato un giocatore in campo, ma uno, anzi una, che con l'erba del campo ci sa fare e anche molto bene.