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Cambiano i colori ma non il talento: dal 5 di luglio il sogno per Francesco Comelli si è trasformato in realtà firmando per l’Inter un contratto da professionista. Ora nerazzurro, l’abbiamo contattato per sapere come sia nato questo interesse da parte della Beneamata e come stia procedendo la sua carriera professionistica. Il giovane esterno offensivo ci ha raccontato com’è andata.
Credo sia il sogno di ogni bambino poter vestire la maglia di un club così grande, te lo aspettavi?
Io ci ho sempre sperato, questo sì, ho lavorato duramente per ottenere quanto volessi guadagnarmi e per raggiungere questo obiettivo, ho lottato per ottenerlo e alla fine la chiamata è arrivata, mi voleva l’Inter.
Domanda scontata ma fa sempre bene chiederlo, cos’hai provato al momento della notizia?
Era lunedì mi ricordo, a dirmelo sono stati i miei genitori che avevano ricevuto la chiamata. Sapevo che una proposta potesse arrivare di lì a poco ed infatti ero un po’ preoccupato perché il giorno prima, domenica, non avevo fatto una partita perfetta; sicuramente non avevo giocato malissimo ma comunque ero un po’ preoccupato, volevo che il mio sogno si realizzasse. Dopo scuola i miei genitori mi hanno detto della chiamata dell’Inter: non ci potevo credere, sul momento sono rimasto senza parole.
Da quanto tempo vesti nerazzuro?
Sono andato là per la prima volta il 7 novembre e durante tutto l’anno ho fatto gli allenamenti d’integramento che mi hanno fatto comprendere in maniera effettiva che tutto ciò che stavo vivendo era reale. Oltre alle strutture, che come molti sanno o si immaginano sono di prima qualità, mi ha stupito particolarmente l’accoglienza: mi sono sentito fin da subito ben voluto dagli altri ragazzi presenti. Appena arrivato mi aspettavo di vedere un po’ di timidezza anche negli altri ragazzi e invece sono rimasto sorpreso dall’unione tra i giovani, che mi hanno subito invitato a partecipare a partitelle ed uscite, mi hanno aiuto ad integrarmi fin da subito.
Era da un po’ che sembrava nell’aria una chiamata da parte di una squadra professionistica, ti ha contattato solo l’Inter?
No, diverse squadre si sono informate, ho scelto l’Inter perché è sembrata fin da subito la più interessata ed è quella che si è messa in contatto tra le prime per prendermi. Infatti quando ormai ero già quasi sicuro di accasarmi all’Inter, sono stato chiamato anche da altre squadre, d’importanza equiparabile, ai massimi livelli della Serie A per intenderci, ma ormai avevo preso la mia decisione e il 5 luglio ho firmato per l’Inter.
Come si spartisce la giornata per un professionista? Stai già trovando il ritmo giusto?
Sicuramente è molto diverso da quello che succede qua a Trieste, ora devo avere la testa focalizzata sul calcio 24 ore su 24, penso costantemente agli allenamenti e alle partite. Non posso quasi mai staccare: se durante la settimana ci sono gli allenamenti e alla domenica la partita, l’unico momento nel quale mi posso concedere una pausa per staccare un attimo è il sabato.

Per sentire un altro punto di vista abbiamo chiesto anche al padre Davide cosa pensasse del percorso intrapreso dal figlio.
Voglio dire fin da subito che senza il San Luigi tutto ciò non sarebbe stato possibile, a Trieste è una realtà tra le più importanti, certo anche loro fanno errori ma li ho sempre visti impegnati sul fronte dei giovani e come società in generale. Un ringraziamento speciale lo dobbiamo al Pres. Peruzzo ed al DS Schiraldi. Per Francesco abbiamo ricevuto molte chiamate da diverse società professionistiche, tra le più blasonate d’Italia.
Io sono sempre stato un atleta ma, prima dei miei figli, mai veramente appassionato di calcio, da quando hanno incominciato, tifo solo le squadre dei miei figli. Ci tengo a ricordare che oltre ai risultati sportivi, le grandi squadre controllano anche il “curriculum scolastico”, è quindi fondamentale avere alte prestazioni scolastiche oltre a quelle calcistiche e questo mi rende ancora più orgoglioso del percorso fatto da Francesco.
Quanto hai partecipato alle decisioni sulla carriera di Francesco?
Non ho mai voluto intromettermi troppo, non apprezzo quei momenti dove i genitori dalle tribune urlano ai propri ragazzi o ai giovani arbitri, per me è inaccettabile, soprattutto nei confronti degli arbitri che sono giovani quasi come i giocatori e non possono ricevere insulti per un errore che va perdonato e capito ai calciatori come agli arbitri. Io voglio che Francesco abbia spazio per imparare, anche per sbagliare, sarà lui a costruirsi la strada per raggiungere il suo sogno.
Un ringraziamento particolare allo scout Gigi Saglioccoche che si è reso disponibile per foto (di copertina) ed informazioni.


















































