di Alessandro Craighero

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"Nemo propheta in patria".

Da qualche giorno il Trofeo Rocco è tornato a riempire le tribune del "Colaussi" di Gradisca d'Isonzo ospitando la 40ª edizione della celebre competizione giovanile, da quattro decenni punto di riferimento a livello internazionale per quanto riguarda la valorizzazione delle nuove leve calcistiche. Partendo da Raúl González Blanco, talento da sgrezzare ai tempi delle giovanili con addosso la maglia delle merengues, poi il genio del "Mudo" Juan Roman Riquelme, assoluto protagonista con la maglia dell'Argentinos Juniors al pari del compagno di squadra Esteban Cambiasso (uno dei protagonisti del triplete nerazzurro firmato Mourinho alla stessa stregua di Maicon Douglas Sisenando, protagonista in terra isontina con la maglia del Cruzeiro), i campioni del mondo Andrea Pirlo (Brescia) e Daniele De Rossi (Roma), oltre a fuoriclasse internazionali quali Andriy Shevchenko (campione d'Europa con la maglia del Milan) e Dejan Stanković, ai tempi giocatore e attualmente tecnico della Stella Rossa di Belgrado.

"Nemo propheta in patria", tranne Gianluca Ripellino.

Scomodiamo la lingua latina per approfondire le origini di questa importantissima manifestazione che ha avuto origine dalle menti brillanti di alcuni dirigenti dell'allora Itala San Marco di Gradisca in collaborazione con rappresentanti del comune isontino: Silvano Lorenzon (presidente Itala San Marco), i vice presidenti Sergio Skocaj e Italo Bressan, il segretario Franco Tommasini assieme a Manlio Menichino e Domenico Ripellino, padre di Gianluca, ai tempi Assessore alle Finanze e per la prima decade patron della competizione gradiscana.

Le prime due edizioni prendono subito una piega ambiziosa con la doppia vittoria del Giovane Milan, trascinato da un giovane gradiscano dalla folta chioma e dal moto perpetuo che macinava km sulla fascia e in qualche modo smentiva il detto latino sopracitato.

Gianluca Ripellino, com'è nato il Torneo Rocco?

«Il Torneo nacque da un’idea di mio padre Domenico Ripellino, che fu presidente organizzatore delle prime dieci edizioni. Con lui collaborò un gruppo di dirigenti e accompagnatori di grande esperienza, tra cui Fantoli, Gino Maldera, Enrico "Ricky" Albertosi (in foto durante il calcio d'inizio della 2ª edizione), Murgia, Maraschi, Gianni Nardi (allora vicepresidente dell’AC Milan), Petruzzi e Paolo Barzaghi, responsabile del settore giovanile rossonero".

Partì una stretta collaborazione tra il presidente del comitato organizzatore, Ripellino, e il segretario generale esecutivo della manifestazione, Franco Tommasini, per tutte la prima decade dal 1986 al 1995.

«In quel periodo io giocavo in una delle due società succursali del settore giovanile del Milan, la Padernese di Paderno Dugnano,- racconta Gianluca Ripellino- disputavamo il campionato regionale e, nei tornei ai quali il Milan non poteva partecipare per impegni di campionato o altre manifestazioni, scendevamo in campo noi con la denominazione di Giovane Milan. Il presidente era Gianni Nardi, figura determinante per il passaggio del Milan a Silvio Berlusconi nel febbraio 1986, il quale successivamente lo nominò vicepresidente a vita».

La prima edizione del Torneo si disputò dal 25 aprile al 1° maggio 1986. Erano previste sei squadre: Triestina, Udinese, Giovane Milan, MNZ Nova Gorica, Itala San Marco e Bologna. Alla fine il Bologna dovette rinunciare e venne chiamato il Rumagna di Cesena, che si rivelò poi la grande sorpresa del torneo, arrivando fino alla finale.

Alcuni aneddoti:

«Un bellissimo aneddoto riguarda proprio il giorno della finale. Noi affrontavamo il Rumagna e i loro tifosi, composti da genitori e appassionati, erano arrivati con due corriere piene. Il loro tifo era caloroso e accompagnato frequentemente dalle note di “Romagna mia”. Nel parcheggio dello stadio spiccava una Mercedes lunghissima, un’auto che all’epoca era davvero rara da vedere. Sapendo della finale, in programma alle ore 18, Gianni Nardi, Albertosi, Gino Maldera e Paolo Barzaghi decisero di partire da Milano dopo pranzo per venire a vedere la partita, facendoci una vera e propria improvvisata. Alla fine vincemmo noi, con merito, anche se grazie a un gol forse un po’ dubbio. I ragazzi del Rumagna, che all’inizio del torneo avrebbero firmato per arrivare fino alla finale ma che, strada facendo, avevano iniziato a sognare la vittoria, scoppiarono in lacrime. Al termine della partita mangiammo tutti insieme la pastasciutta in campo. Anche i quattro dirigenti milanisti si fermarono e, vista la sconsolatezza dei ragazzi romagnoli, decisero di sedersi alla loro tavolata per rincuorarli, facendo cori e cantando insieme la solita “Romagna mia”. Volò anche qualche coro anti-Milan, naturalmente in tono scherzoso, proprio da parte loro. Altri tempi, altro calcio».

L'evoluzione di fine millennio.

"Negli anni successivi il torneo acquistò sempre maggiore vigore. Io partecipai alle prime quattro edizioni: la prima nella categoria Giovanissimi e le altre tre, dopo il passaggio di categoria, negli Allievi, categoria che ancora oggi caratterizza la manifestazione. Vincemmo le prime due edizioni. Nel 1988 il Torneo passa da 6 a 9 squadre, dal 1989 al 1995 a 12 e nel 1992 diventa “ Torneo Citta’ di Gradisca “ Trofeo Nereo Rocco”. Dal 1989 inizia la grande espansione grazie agli arrivi della Stella Rossa di Belgrado e del Real Madrid allenato da un giovane Rafa Benitez, vincitore poi di questa edizione. Si aggiungono in seguito nelle altre edizioni alcuni dei più importanti club europei, come Dinamo Kiev, Rapid Vienna, Eintracht Francoforte, Werder Brema, Argentinos Juniors, Barcellona, Colo-colo, Marsiglia, nazionale URSS (1991), Santa Fe (Colombia), Salisburgo, nazionale slovena (1992), Steaua Bucarest e altre squadre al tempo cecoslovacche e danesi.

L'importanza della competizione.

"Ricordo che alcune squadre dell’Est, per sostenere le spese del viaggio in pullman, vendevano orologi, macchine fotografiche, cristalleria e quant’altro durante il torneo. L’organizzazione, infatti, garantiva vitto e alloggio ma non le spese di viaggio.Fortunato chi è riuscito ad accaparrarsi ciò, pezzi diventati da collezione oramai difficili da trovare.Ricordo anche le telefonate dei sudamericani alle tre del mattino, a causa del fuso orario, per chiedere se potessero partecipare all’edizione successiva. Per la gioia di mia madre, all’epoca c’era soltanto il telefono fisso! Nel 1993 ebbi anche il ruolo di accompagnatore del Colo-Colo. La squadra aveva al seguito un giornalista che lavorava con un computer collegato ad internet dando le informazioni del torneo in diretta: una cosa assolutamente insolita per quell’epoca. Anche il loro riscaldamento, svolto a ritmo di musica, era uno spettacolo bellissimo da vedere».

La più bella partita vista durante i dieci anni di presidenza di suo padre?

«Sicuramente un incontro tra Argentinos Juniors e Colo-Colo, disputata nei pressi di Pordenone. Pioveva a dirotto e in tribuna eravamo pochissimi, senza alcuna copertura, costretti a seguire la partita con l’ombrello. Ricordo un ritmo devastante, giocate tecniche incredibili su un campo scivolosissimo, interventi al limite e una “garra charrua” davvero eccezionale. Credo sia stata la più bella partita di calcio che abbia mai visto».

I giocatori che più tu hanno impressionato in queste dieci edizioni?

«Lauria Calvo, centravanti dell’ Argentinos Juniors, dotato di grande fisico e tecnica, premiato come capocannoniere nel 1990; Frank Lobos , mezza punta con il numero dieci del Colo Colo capace di giocate tecniche e rapide spettacolari (premiato miglior giocatore nel1993) e naturalmente Juan Riquelme, premiato già come miglior giocatore nella 10ª edizione (1995, ultima gestita da Ripellino e Tommasini)»

In una delle sue ultime interviste riguardo al torneo, auspicava un aumento del numero delle squadre affinché il Torneo potesse avere un Obiettivo Spettacolo” portandolo a sedici squadre.

«Dall’edizione del 1996 mio padre passò la mano all’ attuale presidente Franco Bonanno e credo che la manifestazione non potesse finire in mani migliori. Riuscì a raggiungere questo auspicio nel 1997, in seguito arrivò a 24 compagini iscritte e successivamente addirittura a 28. Oggi il Torneo è certamente più ridimensionato, ma è ancora lì. E quarant’anni rappresentano un traguardo meraviglioso, così come sono meravigliosi i trent’anni di presidenza di Franco Bonanno. Conosco bene le enormi difficoltà e gli enormi sacrifici che bisogna fare per organizzare un evento simile e quindi mi sento di ringraziare di cuore Il presidente attuale e il suo staff per continuare a tenere vivo questo torneo».

Alcune immagini dell'epoca:

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