di Mattia Piovesan

La finale di playoff del girone C di Serie D ha presentato alcune fotografie chiare e lampanti che ben si sposano come grande metafora di quella che è stata una stagione travagliata, confusa. In primis, il pubblico che se ne va, in rotta, aperta polemica con società e calciatori, con un coro come “andate a lavorare” che non lascia spazio a dubbi.

Tanta confusione, passaggi sbagliati, poche idee. Centrocampo sostanzialmente inesistente, Parlato tenta di cambiare qualcosa sostituendo Viero a fine primo tempo per inserire Busato, più frizzante, meno conservativo. Eppure, la storia non cambia. Un’Adriese che al contrario fa la sua partita e la fa divinamente, segnando 3 gol splendidi con Ejesi e Tsila mentre dall’altra parte si salvano in pochi, forse se ne salva solo uno, Aliù, che anche in quest’occasione dimostra di essere un leader, non mollando mai l’osso, unica nota lieta di un Treviso scarico e privo di stimoli.

È l’Adriese, quindi, che si aggiudica questi playoff. È la vittoria di Vecchiato, ma soprattutto del gruppo. Una vera e propria antitesi: una società, da un lato, che dimostra solidità e continuità – tralasciamo la situazione societaria, che potrebbe rovinare un bel ciclo –; dall’altro, una serie di persone, fors’anche competenti, che continuano a vorticare in un nulla di solidità, un black hole di cambi in corsa, acquisti a puntellare, molte idee raffazzonate, e probabilmente il prossimo anno sarà ancora così.

Anche se Treviso è arrivata in fin dei conti seconda, è il gioco espresso a lasciare confusi. Il campionato non si è perso tre settimane fa, ma in quel buio periodo che ha fatto allarmare tutti e accompagnare alla porta Cacciatore: i tifosi non ci stanno e Treviso deve ricostruire, fin da subito, cercando e trovando nel più breve tempo possibile certezze in grado di far lottare la squadra per l’obiettivo, quest’anno sfumato.