Nuova puntata della rubrica sui protagonisti del Carnico in questa nuova stagione. Oggi saliamo a Moggio e incontriamo Simone Di Bernardo, uno che il bianconero ce l’ha nelle vene. Non solo quello della sua maglia ritrovata, quella della Moggese, casa sua, dopo aver girato tra Folgore, Amaro e Pontebbana ma anche quella sua Udinese. Una passione nata da bambino e che non l’ha mai abbandonata. Anche nei periodi più bui della squadra bianconera, lui era sempre lì in curva a sostenerli, in casa e in trasferta. Una passione poi che tocca il punto più alto, come ci racconterà lui, nella giornata trascorsa all’interno del Dacia Arena di Udine. Una data che non dimenticherà mai. E come un fiume in piena, ci racconta il ritorno a casa sua e su quella giornata. Senza dimenticare poi i fantastici anni che ha passato a Pontebba. In quanto lui, è così. Uomo di parola, se ti dà la sua disponibilità, lo fa seriamente e si prende l’impegno fino alla fine. Amico di tutti, al chiosco è impossibile non fermarsi a scambiare due parole con lui. Spigliato e sempre con la battuta pronta. Classe 1992, ruolo difensore. Nasce terzino ma all’occorrenza fa il centrale. Difensore arcigno, non molla fino all’ultimo come qualsiasi maglia che difende. Soprattutto la sua, quella bianconera.
Dopo anni torni in quel di Moggio. Come è stata la trattativa? Sensazioni?
“Ho sempre detto che sarei tornato a giocare dove ho iniziato. A Moggio erano già due anni che mi cercavano. E’ stata una decisione sicuramente difficile, perché abbandonare un gruppo come quello di Pontebba, dopo tre anni meravigliosi e due salvezze incredibili, specialmente quella del 2023, per me è stata dura. Ma avevo capito dentro me che era il momento giusto per tornare a casa”.
Cosa ne pensi di tutta questa attrattiva che il Carnico ha verso i regionali, con tanti giocatori che lo scelgono?
“Parto dal fatto che il Carnico trasmette passione, basta vedere il pubblico che ogni domenica segue la propria squadra, dalla prima alla terza categoria. Già questo fatto secondo me invoglia molto i ragazzi dei regionali a provare un’esperienza qua. Un carnico che sicuramente negli ultimi anni si è valorizzato ed è molto più seguito”.
Una data: 16/07/2023. Sei entrato nello Stadio e negli spogliatoi della tua squadra del cuore. Cosa ci puoi raccontare di questa giornata e del tuo amore verso l’Udinese e il Carnico?
“Innanzitutto vorrei ringraziare un grande amico come Gabriele Pioli dirigente della Moggese. Diciamo che è grazie a lui se ho coronato il sogno di giocare contro la mia squadra del cuore. Ringrazio poi per quella bellissima esperienza anche i due mister, Moser e Chiementin per avermi selezionato. E’ stata una giornata da brividi. Solitamente sono abituato a soffrire in Curva Nord, ma per una volta essere dall’altra parte è un’emozione unica. Ci sono delle volte che devo decidere se andare allo stadio o a giocare nel Carnico perché capitano in concomitanza. La maggior parte sono andato a giocare e succedeva che appena il gioco è fermo, mi avvicinavo alla panchina per chiedere cosa stesse facendo l’Udinese, rischiando anche di prendere qualche calcione dal mister (se la ride ndr). Infine vorrei fare un augurio speciale. Alla Pontebbana. Augurare il meglio e ringraziare la società e i giocatori per questi anni splendidi passati insieme”.































