di Barbara Castellini

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Serviva una vittoria per spazzare via i “fantasmi” dell’Olimpico. Ed è arrivata tra gli applausi. Mercoledì sera in un Bluenergy Stadium per “pochi intimi” (5mila gli spettatori presenti), l’Udinese ha superato per 3-1 la Salernitana ai sedicesimi di finale di Coppa Italia, conquistando così l’accesso agli ottavi in programma a dicembre contro l’Inter (prossimo avversario in campionato).

Ci è riuscita grazie alle reti dei suoi “big”. Ovvero Jaka Bijol, in gol al ventesimo nella prima vera occasione costruita dai padroni di casa, Lorenzo Lucca, che dal dischetto ha trasformato il rigore procurato da Martin Payero allo scadere del primo tempo (nella circostanza l’argentino si è gravemente infortunato alla caviglia destra) e Jurgen Ekkelenkamp che ha chiuso i conti a inizio ripresa sfruttando un assist di Rui Modesto.

Ma anche gli “Under” bianconeri hanno recitato un ruolo da protagonisti. A iniziare da Razvan Sava, portiere titolare dell’Under 21 rumena e all’esordio in bianconero, che al 37’ del secondo tempo ha neutralizzato il penalty calciato dall’ex Ernesto Torregrossa evitando un finale di gara “incandescente”. Ma altrettanto importante è stato l’incontro disputato da Iker Bravo, che nel corso dei novanta minuti ha sfoggiato doti tecniche eccellenti, arrivando anche al tiro in un paio di circostanze. La sensazione è che il campione spagnolo U19 possa diventare un autentico “jolly” per Kosta Runjaic. Generoso al punto giusto e con quella garra che tanto serve all’Udinese, #IB21 sembra davvero avere le stigmate del “predestinato”.

Infine, riserviamo una menzione anche per James Abankwah. Il nazionale U21 irlandese ha disputato una gara nel complesso positiva. Dopo qualche indecisione iniziale (vedi il passaggio errato a Sandi Lovric dal quale è poi nato il gol del temporaneo 1-1), ha saputo garantire una buona copertura sulla destra ed è rimasto in partita fino alla fine, ovvero al 40’ del secondo tempo quando è stato sostituito dall’U17 tedesco Matteo Palma. Il futuro dell’Udinese è sempre più “green”.

(foto Petrussi)