di MASSIMO DI CENTA

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Quella tra la famiglia Mosetti e la Pro Gorizia deve essere una questione genetica: eh sì, perché quel Pietro Mosetti che ancora minorenne (18 anni li farà a maggio del prossimo anno) veste il biancazzurro è nipote di Luciano, ex giocatore, e figlio di Giulio, lui addirittura anche presidente del sodalizio per un periodo. Pietro ha giocato nei Pulcini con la Juventina per poi essere di casa all’ “Enzo Bearzot”. Qui, tutta la trafila fino all’esordio in prima squadra avvenuto nei play off dello scorso anno. E quando si esordisce a 16 anni in una partita di play off, beh, allora significa che siamo di fronte a qualcosa di più che un semplice prospetto. Alla sua formazione calcistica, e non solo, ha contribuito in maniera determinante Claudio Buttignaschi, che lo ha allenato per tre anni, e che Pietro definisce testualmente un “educatore sia tecnico che umano”. Fisico giusto (70 chili distribuiti in 182 centimetri), ha tra le sue doti la versatilità riuscendo a far bene sia da difensore centrale che da esterno alto o basso, esibendo una buona tecnica di base, imperniata su un piede destro naturale ed un sinistro magari da raffinare. Per quanto riguarda gioco aereo e senso dell’anticipo ci siamo, mentre sono da migliorare la rapidità e la capacità di concentrazione nei 90’, visto che ogni tanto si concede qualche pausa a livello mentale: lo stare in partita, insomma, come si dice oggi.
La sua duttilità reclama due modelli da seguire e per questo ammira Chiellini, per le doti di difensore puro, e Teo Hernandez per l’interpretazione del gioco di fascia.
Della stagione della Pro Gorizia dà un giudizio sospeso, nel senso che troppi infortuni hanno condizionato un cammino che poteva essere diverso, soprattutto per le qualità di Fabio Franti, il tecnico che guida la Pro e che il ragazzo definisce competente, preparato e ottimo dal punto di vista del rapporto coi giocatori. Per comprendere cosa fa nella vita è bastata una chiacchierata con lui di qualche minuto: l’uso corretto ed appropriato della lingua italiana hanno immediatamente fatto capire che uno così non poteva che frequentare il liceo classico, il “Dante Alighieri” di Gorizia, per la precisione. E poi? E poi, chissà, un chissà che a lui piacerebbe facesse rima con serie A, ma sa benissimo che è dura e quindi anche qualche serie inferiore sarebbe comunque un buon punto di arrivo. Se poi il calcio sarà solo un passatempo, ci sono comunque un paio di ipotesi alternative: o seguire le orme del papà (che ha uno studio legale) o frequentare una scuola di manager dello sport. Intanto, però, la sua è l’età dei sogni e quindi, sotto col pallone. E poi? E poi, appunto, chi sa? ...