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Il dato è tratto. La lettera sottoscritta dal gruppo di Società del Calcio dilettanti FVG radunate dall’iniziativa di Matteo Menarbin e Giorgio Tellini è stata consegnata a Ermes Canciani. Venerdì 4 agosto si riunisce a Roma il Consiglio della Federazione Italiana Giuoco Calcio che ha, come temi all’ordine del giorno, diversi argomenti: informativa del segretario generale; integrazione organico campionati: provvedimenti conseguenti; modifiche regolamentari; nomine di competenza; Commissione Federale di Garanzia – nuovo regolamento di disciplina dei componenti degli organi di giustizia sportiva; ratifica delibere di urgenza del presidente federale; varie ed eventuali.
Se e in quale parte della riunione, alla presenza del presidente FICG Gabriele Gravina, verrà discusso quanto emerso lunedì scorso al teatro Pasolini di Cervignano non è dato sapersi: la speranza dei dirigenti del calcio regionale è che, in qualche modo, le loro istanze vengano quantomeno prese in considerazione.
Che succeda qualcosa di concreto, nella direzione auspicata, però, è tutt’altro che certo. Anzi…
Dopo l’ultimo Consiglio Federale, la FederCalcio aveva diramato una nota ufficiale che recitava come “Gravina ha ribadito la massima attenzione verso il mondo dei Dilettanti e ha invitato tutte le componenti a riunirsi in maniera permanente per rivisitare al meglio l’impianto normativo (in particolare, la previsione dei premi di formazione tecnica anche per il tesseramento biennale da giovane di serie e la definizione di accordi collettivi in ambito dilettantistico che siano semplici, flessibili e assolutamente rispettosi delle peculiarità dei diversi livelli della LND), a garanzia dell’impegno e dello sforzo che le società dilettantistiche profondono, in particolare per il calcio giovanile”.
A fronte delle criticità emerse dopo le prime settimane di applicazione, il Presidente ha evidenziato come sia necessario lavorare con l’obiettivo di “creare un nuovo equilibrio del sistema a seguito dell’entrata in vigore del decreto legislativo n. 36/2021 che ha determinato l’abolizione quasi totale del vincolo sportivo e la conseguente rivisitazione (interna alla Federazione) del meccanismo dei premi di formazione tecnica”.
Obiettivo importante.
Forse qualcosa si può modificare. Appare evidente anche a chi non conosce le dinamiche dello sport locale e del calcio in particolare come non si possa mettere sullo stesso piano società calcistiche che hanno la prima squadra nell’Interregionale o ai massimi livelli dell’Eccellenza e società di piccolo cabotaggio che giocano con la prima squadra in Seconda e (dall’anno prossimo in FVG) in Terza categoria. Obbligare alle stesse regole le società più strutturate che hanno budget da centinaia di migliaia di euro e sodalizi che vivono solo con i proventi del chiosco del campo sportivo o della sagra del paese è una forzatura.
Questo è uno dei peccati originali della riforma.
Quel che però deve essere chiaro è che una legge dello Stato Italiano, in vigore già da più di un mese, con tanto di decreto legislativo correttivo approvato dal Consiglio dei Ministri lo scorso 26 luglio, non può essere stralciata. Per cancellarla, serve un’altra legge dello Stato.
Indietro non si torna.
Concetto che può essere valido per tutti, anche per coloro che hanno minacciato di non giocare, erigendo un muro, da contrapporre a un altro muro. Situazione che genera parecchia preoccupazione, a tutti i livelli.
Il punto nel quale la Federcalcio può incidere è quello sulla definizione delle figure del lavoratore sportivo: direttore di gara, il direttore sportivo, il direttore tecnico, gli istruttori, gli allenatori, i maestri ed i selezionatori. A queste figure sono state aggiunte anche quella del chinesiologo e quella del manager dello sport.
Giova ricordare che s’intende lavoratore sportivo ogni tesserato che svolga, in cambio di un corrispettivo, le mansioni rientranti sulla base dei regolamenti dei singoli Enti affilianti tra quelle necessarie per lo svolgimento di attività sportiva, con esclusione delle mansioni di carattere amministrativo-gestionale.
Per esempio, inserire in queste figure anche quella del manutentore del campo di gioco risulta una necessità. Senza un manto erboso adeguato, non si può giocare a calcio. E il magazziniere che si occupa delle divise? Idem come sopra.
Dopo l’entrata in vigore della riforma, lo scorso 1 luglio, ogni lavoratore sportivo può sottoscrivere con le società diverse tipologie di accordi: un contratto da lavoro subordinato, se l’attività sportiva è prevalente e continuativa; un contratto per attività di lavoro autonomo, nella forma di collaborazione coordinata e continuativa (co.co.co) qualora non superi le 24 ore settimanali. In subordine, un contratto per lavoro autonomo occasionale.
La Federcalcio deve ancora esprimersi sul tema delle figure del lavoratore sportivo. Altre Federazioni ci hanno già pensato e sono molto più avanti rispetto al Governo del calcio italiano. In questo senso, ci si aspetta uno scatto da parte della FIGC, proprio dal Consiglio Federale del 4 agosto.
Nel frattempo, nella letteratura giuridica e nei convegni organizzati in supporto delle Società Sportive (un esempio interessante è il webinar di Simone Boschi), sta prendendo sempre più piede la realtà del tesseramento volontario, che però richiede l’obbligatoria iscrizione all’Inail o comunque obbliga a una idonea copertura assicurativa. Secondo la legge, si definisce volontario chiunque metta a disposizione il proprio tempo e le proprie capacità a titolo gratuito, senza finalità lucrative neanche indirette, per promuovere lo sport mediante l’attività sportiva, nonché formazione, didattica e preparazione di atleti.
Ai volontari spetta esclusivamente il rimborso delle spese effettivamente autorizzate, sostenute e documentate, relativamente ad esempio a spese di trasferte, spese di vitto e di alloggio, indipendentemente dagli importi.
Un'ulteriore possibilità consiste nel corrispondere rimborsi autocertificati dal volontario, e quindi senza la necessaria acquisizione dei documenti giustificativi da parte dell’ente, entro il limite massimo di 150 euro mensili.
E’ opportuno precisare che la figura di volontario è incompatibile con quella di lavoratore sportivo e pertanto non è possibile ricoprire il doppio ruolo di lavoratore e di volontario all’interno dell’ente per la quale la prestazione è resa.
La figura del volontario si caratterizza pertanto per alcuni tratti essenziali: spontaneità della prestazione, assenza di fine di lucro, fine di solidarietà e gratuità della prestazione.
Dentro questo ambito, inutile nascondersi, si celano spesso ipocrisie notevoli. Chiunque, nel mondo dello sport, sa che ci sono tanti esempi di compensi piuttosto “libertini”, finanche a livelli bassi, per non dire amatoriali e in tutte le discipline sportive. Di sicuro, non si può parlare solo di calcio.
La ratio del legislatore è stata anche quella di andare a colpire e stanare queste posizioni. Che poi vengano vessate eccessivamente anche le tante realtà virtuose è una conseguenza sulla quale chi è nel giusto ha tutto il diritto di lamentarsi.



















































