DI PUGACCIO ®️
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C'è uno stadio in Italia dove il calcio non è mai diventato moderno. Dove si arriva in barca, dove la nebbia sale dalla laguna e si mescola al fumo dei fumogeni, dove il campo sembra ancora quello di una volta.

È il Pier Luigi Penzo, a Sant'Elena, Venezia.

Nato nel 1913, è il più antico stadio d'Italia ancora in attività. E quando gioca il Venezia, lì il tempo si ferma davvero. Le tribune vecchie, strette, attaccate al campo. La curva che canta con le sciarpe al cielo. Le barche ormeggiate a due metri dalla linea laterale. Non c'è un altro posto così al mondo.

Perché il Penzo non è solo uno stadio. È un viaggio indietro nel tempo. E chi ci entra, deve prima imparare a rispettarlo.
Ieri sera, venerdì, è tornato a battere il suo cuore per Venezia-Udinese, anticipo dell'undicesimo turno di Serie A. Ultima contro penultima, due squadre con l'acqua alla gola, ma con una storia che al Penzo pesa più della classifica.
L'ultima volta, qui, è finita 3-2 in rimonta. Da 0-2 a 3-2, con il piccolo stadio, 12000 posti a sedere, trasformato in una bolgia. L'Udinese lo sapeva. Ed è sbarcata sull'isola con la consapevolezza che qui, a Venezia, non si vince quasi mai.
E così e stato.
Dopo un primo tempo molto noioso e senza trame di gioco interessanti, la sblocca al 54' Basic per i lagunari: approfitta di una confusa difesa bianconera per realizzare, di piattone, il primo goal.
E' sempre il Venezia protagonista dopo tre minuti: al 57' insacca Moreno nella propria porta spiazzando l'ottimo Stankovic.
Le zebrette non ne approfittano e si liquefanno in campo.
Perez, al 65', confeziona il goal vittoria e con un bel tiro che si infila nel sette della porta difesa da Okoye che non si impegna molto per difenderla.
A fine match la classifica si stravolge: ospiti ultimi con 5 punti, veneziani penultimi a 6 punti.
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