Nel calcio solitamente il numero “12” viene dato simbolicamente alle tifoserie, l’uomo in più in campo. A spingere la squadra verso la vittoria. A gettare il cuore oltre l’ostacolo. Una cosa che mi ha colpito fin da bambino:in tutti i campi, sulle tribune o sulle panchine, tanti tifosi. Tanta gente del paese che veniva a sostenere la propria squadra. Tanti anziani che non hanno mai fatto mancare la propria presenza e che incitavano sempre. Un vero e proprio amore. Senza insulti. Si esultava per un gol e ci si rammaricava per una sconfitta. Ma sempre lì. Senza saltare un incontro, in casa e in trasferta. E noi bambini che prendevamo esempio da loro e ci lasciavano trascinare nel tifo. Un amore e un legame autentico tra calcio e paese. Gli anni sono passati. Il tifo stesso è cambiato. Voglio partire dalla storia recente. Dai bambini e ragazzini. Mi è capitato più di una volta di vederli all’opera. Tanti ragazzi di Forni Avoltri, in casa e in trasferta. Per la loro Ardita, o “Ardito” nel loro dialetto. Tamburi, megafoni, tric e trac. Cantare per 90 minuti senza un momento di pausa. Si siedono sul muretto, sulla stradina sopra il campo sportivo. Stendono un loro striscione e lì per loro inizia la partita con cori d’incitamento. Senza insulti né altro. Solo sano tifo sportivo. Come per i più famosi e conosciuti Warriors del Cedarchis. Fondato tra il 2010 e il 2011. Dapprima era nelle finali di Coppa, poi come vero gruppo. Con il loro striscione “WARRIORS”, i loro classici fumogeni giallorossi e il loro famoso coro: “Giallorosso nelle vene, tifo il Ceda alè”. Uno spettacolo in campo e fuori. Come per il paese. In special modo nel 2020, l’hannus orribilis, quando si sono resi protagonisti di un bellissimo gesto di solidarietà, donando delle mascherine con il loro logo e distribuito a chi non riusciva a reperirle. Infine nel loro bellissimo derby, c’era il gruppo “Termal Ciocs”, i tifosi dell’Arta Terme. Fondato nel 2013, occupavano la curva “Fielas” dello Zuliani di Arta. Dando veramente vita a un bellissimo scambio di cori, fumogeni colorati. Ci sono anche le tifose che non possiamo dimenticare: Le Folgorate. Le donne di Invillino e dintorni, tifose della Folgore. Maglia rossa con la saetta bianca al centro. Anche loro sempre presenti per la loro squadra. Un tifo che purtroppo nel Carnico sta venendo sempre meno. Purtroppo.




















































