Si compone la cerniera di centrocampo con il numero “4”. Un’asse dove ci vogliono polmoni, cuore, testa. Saper verticalizzare, allargare il gioco, avere una visione a 360 gradi. Saper trovare i propri compagni. E poi ancora difendere e fare schermo davanti la difesa e proporsi per arrivare in area avversaria. Tanti interpreti ho visto calcare quei campi verdi del Carnico e tanti erano coloro che mi hanno fatto apprezzare quel gesto tecnico semplice, quel tocco di palla incredibile. Parto da Roberto Quaglia che con Fabio Rella erano un tandem incredibile. Tanta sostanza, riusciva a conciliare sia la posizione di playmaker dal basso che di ottimi tempi di inserimento. Così come Rella, visione geometrica e metronomo puro. Un altro grande interprete del ruolo è sicuramente Ado Agostinis. Uno dei migliori talenti visti a Illegio e nel Carnico. Lo riconoscevi subito in campo con quei riccioli biondi che gli scendevano su quella maglia nero verde. Quel modo leggiadro di districarsi anche in situazioni di pericolo in mezzo al campo, ma lui ne usciva sempre vittorioso con quel gioco di gambe rapido, quell’eleganza unita a una dinamicità raramente vista in Carnia. Un grande esempio di attaccamento alla maglia per lui. Nel grande Rigolato c’erano i fratelli Candido. Daniele ne era il portiere, mentre suo fratello Gabriele, centrocampista. Giocava con una calma olimpica, sapeva sempre dove indirizzare il pallone. Con il vizietto del gol anche negli amatori. Anche di carattere era tranquillo, così come in campo. Salendo di qualche chilometro, siamo in Cadore e si incontrava Moreno Menia. Molti compagni di squadra o avversari lo ricordano come uno dei centrocampisti più tecnici che ci siano stati a San Pietro. Ed era un piacere giocare con lui e anche contro. Quando dalle tribune vedevo giocatori così, il cuore batteva sempre, non vedevo l’ora fosse già domenica per vivere un’altra emozionante giornata di calcio. Con il Carnico sempre nel cuore.

Roberto Quaglia
Fabio Rella durante un'intervista del nostro Renato Damiani