Ben ritrovati carissimi lettori. Un altro appuntamento con i miei racconti è servito. Oggi tratterò dei grandi numeri “3” che mi hanno incantato. Come per i terzini destri, oggi la dedichiamo ai terzini sinistri. E come non partire dal grande, intramontabile Gildo De Toni? Me lo ricordo che ero bambino. Con quella sua capigliatura riccia e il codino che a tratti mi faceva ricordare Roberto Baggio. Se non fosse stato per il ruolo in campo. Uno che ha fatto e so che continua a fare la storia del Carnico. Lo trovi ancora in campo a rincorrere avversari, se non sono loro a rincorrere lui. Che ci pensi e dici: “Ma come ci riesce?”. Tutta e semplice passione infinita. Uno dei più vincenti giocatori nella storia del Carnico. Un esempio per quelli più giovani. Con quella sua voglia. Quella sua grinta. E oltre a titoli nel Carnico, anche con gli amatori. Dicono che quasi quasi giochi ogni sera senza mai fermarsi. Semplicemente fenomenale. Un altro che ricordo per passione, semplicità nel ricoprire il ruolo è stato senza dubbio Andrea Morassi. Icona della sua Imponzo. Vincitore di tutto ciò che si poteva vincere, per anni è stato uno dei più positivi nel suo ruolo. Quella maglia numero 3 difficile da togliergliela, perfino da infortunato si diceva. Due giocatori così che ogni allenatore ha sempre sognato di avere. Andando avanti con la carrellata dei nomi, ci metto due giocatori universali per la loro facile duttilità, impiegati anche in più ruoli o con una bella storia dietro. Il primo, Giulio Crea, fisicamente imponente il tarvisiano. Maestro di sci tra l’altro. Grandi stagioni tra Tarvisio e Folgore, autore di grandi giocate e bei gol. Raffaele Ferraiuolo, il secondo. Arrivato dalla provincia di Salerno, si è calato nella difficile terra della Carnia. Ha saputo farsi apprezzare come persone prima e come giocatore poi. Conosce il Carnico e poi se ne innamora. Si batte fino alla fine per la causa del Rapid, prima della definitiva chiusura della squadra e poi dell’Arta, casa sua. Centrale o laterale, indifferente. Piedino educato, ci ha abituato a colpire direttamente da punizione.




















































