E siamo così arrivati anche ai numeri 11 di questo racconto del Carnico. Coloro che compongono il duo o il trio d’attacco, in base a ciò che chiedono i mister. Anche in questo caso tanta scelta ma come ogni giorno, scelgo chi mi faceva innamorare ancora più del Carnico con le sue giocate. Mauro Lancerotto era uno di questi. Con quella tecnica sopraffina, quel fiuto del gol e quelle giocate che non ti aspetti. Gli piaceva sempre fare quel numero in più, quei numeri ad effetto, un vero funambolo. Un altro grande giocatore, che poteva indistintamente essere un numero “10” o un “11” era Agostino Gortan. Era uno di quelli formidabili. Soprannominato “il Maradona del Carnico” per la somiglianza fisica al grande Pibe de Oro. Giocato e vinto nella sua carriera anche a Gemona oltre che Paularo. Secondo molti il più forte giocatore mai visto nel Carnico. E avendolo visto giocare, non posso che confermare. Veramente un giocatore eccezionale, con una tecnica fuori dal normale. Dopo aver nominato Alberto ed Emilio, non posso non ricordare Ivan Toch. Una punta di quelle di peso, un talento da vendere con una facilità di calciare il pallone indirizzandolo in porta con una forza esplosiva impressionante. Ci aggiungo anche Mirco Burba. Piccolo di statura, ma lo sentivi, eccome se lo sentivi e vedevi in campo. Baricentro basso, sgusciante in fascia e bastavano pochi centimetri per lasciarti lì e andarsene. La sua velocità metteva in imbarazzo chiunque. Infine cito i fratelli Felaco, Alessio e Domenico, dotati di tecnica superiore e vincenti nel Carnico anche con la loro Tarvisio e Stefano Moro, bomber di razza che in coppia con Riccardo Granzotti ha regalato grandi gioie al Cedarchis. Non perdete le prossime puntate con i miei racconti. La storia del mio Carnico continua dopo il racconto sui giocatori.




















































