All'ex presidente del CONI riconosciuta una maggioranza del 68,58%. Lo sfidante Giancarlo Abete si è fermato a meno del 30%
In consiglio anche Stefano Campoccia, vicepresidente dell'Udinese
Niente ballottaggi, nessuna melina. Il palazzo del calcio italiano cambia inquilino al primo colpo. Giovanni Malagò è il nuovo timoniere della FIGC, eletto con una maggioranza schiacciante che non lascia spazio alle interpretazioni: 68,58% dei voti, traducendo in cifre pesanti, oltre 343mila preferenze. Lo sfidante della vecchia guardia, Giancarlo Abete, si ferma al 29,17%. Finisce così l'era di Gabriele Gravina, che saluta dopo otto anni intensi, tra l'estasi di un Europeo conquistato e il dramma sportivo dei Mondiali visti dal divano.
Proprio Gravina, nel suo discorso di commiato – salutato da una standing ovation –, ha spiegato il suo passo indietro come un atto di responsabilità per evitare le secche delle divisioni personali. "Prendetevi cura del calcio", è stato il suo ultimo, accorato appello.
E adesso tocca a lui, all’ex capo del CONI, anche se Malagò ha subito voluto raddrizzare il tiro: "Sono un figlio della FIGC, le categorie le ho fatte tutte", ha tuonato dal palco, lanciando la sua ricetta: riforme coraggiose, via i personalismi, ma soprattutto fari puntati sulle infrastrutture e sulla valorizzazione dei vivai. Musica per le orecchie anche delle nostre latitudini, dove il calcio di base, quello dei dilettanti e dei settori giovanili, aspetta da troppo tempo risposte strutturali e meno burocrazia.
Il neo presidente ha un curriculum di tutto rispetto, grazie alle medaglie conquistate dalle delegazioni azzurre a Rio de Janeiro 2016, Tokyo 2020 e Parigi 2024. Proprio in Francia il bottino è stato da record per l'Italia: 12 ori, 12 argenti, 16 bronzi. "Chi mi appoggia pensa che quello che sono riuscito a fare si possa ripetere con la Federcalcio", aveva spiegato prima delle votazioni ripercorrendo i trascorsi alla guida del Circolo Aniene, del Coni e della Fondazione Milano-Cortina 2026.
Nel nuovo Consiglio Federale, che dovrà supportare questa "nuova stagione umile ma ambiziosa", entrano nomi pesantissimi come Giuseppe Marotta e Giorgio Chiellini per la Serie A, assieme all'avvocato Stefano Campoccia, legale da sempre legato all'Udinese, ma anche una fortissima rappresentanza della Lega Nazionale Dilettanti con cinque consiglieri. Eletti Antonio Gozzi per la Lega B; Giulio Gallazzi per la Lega Pro; Ilaria Bazzerla, Giacomo Fantazzini, Daniele Ortolano, Sergio Pedrazzini, Giuliana Tambaro per la Lega Nazionale Dilettanti. In rappresentanza degli atleti Valerio Bernardi, Davide Biondini, Umberto Calcagno e Sara Gama, mentre per i tecnici Giancarlo Camolese e Silvia Citta.
I presidenti delle Leghe sono ammessi di diritto in Consiglio.
"Da solo non posso fare niente, con voi posso fare tutto", le prime parole del neo presidente. La sfida è lanciata, il campo – anche quello politico – darà i suoi verdetti. Più che le parole, però, il calcio italiano ha bisogno di fatti, nuovi e concreti.
Perché non qualificarsi ai Mondiali di calcio non è il problema principale. Quello, semmai, è solo la conseguenza di tutte le problematiche che vanno affrontate di petto e non a slogan.


















































