di Mattia Piovesan

A inizio anno forse l’avranno detto in pochi, io non sono tra questi. C’era una corazzata come Treviso, squadre come l’Adriese con una lunga storia in D, invece la Dolomiti Bellunesi, nata nel 2021 dalla fusione di tre storiche società come Union Feltre, Belluno e Union San Giorgio Sedico, nella giornata di domenica 4 maggio ha scritto la storia, compiendo un’impresa memorabile e facendo il passo tra i professionisti.

La Dolomiti è in Serie C. Dolomitici a dir poco, e lo slogan calza a pennello: è stata una stagione in cui i rosaverde hanno guardato unicamente il proprio percorso, stando sempre nelle zone nobili della classifica e anzi, a dirla tutta è dalla nona giornata che hanno deciso di non scendere più sotto la seconda posizione. Come le rocce, altro slogan bellunese, hanno dimostrato di che pasta sono fatti. E allora anche i complimenti di Carmine Parlato, a fine partita al Tenni, non possono che assumere un gusto diverso.

Marangon chiude a 19 gol, solamente ad una lunghezza da un fantastico Ciriello, che ieri non segna proprio contro la vincente. Marangon invece apre le danze, ne fa un altro poi, in mezzo il gol di Diallo e in ultimo Cossalter. 65 gol segnati, 39 subiti in tutto il campionato certificano un percorso non dalla differenza reti migliore, quello è l’unico sterile primato che Treviso riesce, per ora, a portarsi a casa, ma dal percorso più netto, con la testa bassa, sfruttando i black out delle altre.

E adesso è Serie C. Un’altra cosa, indubbiamente, altre prospettive, altre sfidanti, altri cambiamenti che dovranno essere fatti, ma la società è in salute e ha già dimostrato tanto. La Dolomiti Bellunesi è stata l’esempio perfetto del detto “l’unione fa la forza”, e ora faranno il proprio esordio in C sempre allo stesso modo, da duri, come le rocce, quelle rocce, portando in alto una zona d’Italia che era assente da molto tempo tra i professionisti.