di Marco Bisiach
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“Ciao, mister!”. Era consueto sentir vibrare queste parole, sempre accompagnate da un senso di gratitudine e stima, quando Gabriele Omizzolo passava in sella alla sua inseparabile bicicletta nel centro di Gorizia. Perchè Omizzolo, oltre che un calciatore professionista di ottimo livello, è stato anche e soprattutto “Il” mister (e non “un”) di generazioni di giovani goriziani e isontini.
Giovani ora diventati adulti che oggi lo piangono con una nostalgia difficile da spiegare, perché Gabriele Omizzolo se n’è andato all’età di 75 anni, portato via in un tempo troppo veloce da una malattia scoperta da poco, lui che anche nel fisico oltre che nello spirito era rimasto un ragazzo, con gli occhi che trasmettevano sempre una grinta da vendere, e il sorriso pronto ad ogni incontro.
Classe 1949, era cresciuto calcisticamente in riva all’Isonzo, mettendo ben presto in mostra doti non comuni. Esterno d’attacco capace di saltare l’uomo con continuità e di armare un piede educato e potente, rubò l’occhio allo storico presidente della Pro Gorizia Aldo Paolo Tacchini. Tra le sue esperienze, anche quelle importanti con la maglia del Novara, in Serie B, e soprattutto con la maglia del Varese in Serie A.
Una volta appese le scarpe bullonate al chiodo, Omizzolo aveva intrapreso la carriera da allenatore, esprimendosi al meglio soprattutto con giovani e giovanissimi. E questo perché, a guidarlo, non c’erano soltanto una passione straripante e una competenza tecnica evidente, ma anche un’umanità fuori dal comune. Per quei calciatori – lo ricordano all’Audax Sanrocchese così come a Mossa, solo per citare due delle società nelle quali ha fatto crescere, vincere, maturare, ragazzi d’ogni età – Gabriele Omizzolo rappresentava un riferimento, quasi un papà a bordo campo. Da rispettare, da seguire, certo, ma anche a cui voler bene.
Ecco perché, a anni o decenni di distanza da quei giorni spensierati sul rettangolo verde, sono tanti coloro che in queste ore tristi ripensano al mister, al loro mister, quello rimasto nel cuore e nei ricordi. E, salutando lui, salutano in fondo un pezzettino di sé stessi, di quegli anni con il pallone tra i piedi e il cuore leggero. Anche grazie a Gabriele Omizzolo. “Ciao, mister!”.


















































