di Alessandro Craighero

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Riceviamo e pubblichiamo la lettera di Paolo Donda, ex presidente e attualmente sostenitore del Terzo Calcio, in merito alla multa inflitta alla società della bassa friulana e alla squalifica ai danni del presidente Rinaldo Bidut e dell'accompagnatore Livio Francescon.


Prendo a prestito come incipit l’opera del grande poeta Francesco Guccini mancato proprio in questi giorni. Lui con la sua canzone “Dio è morto” non inneggiava alla laicità come qualche stolto potrebbe pensare, denunciava invece le nefandezze compiute dalla politica, dalle istituzioni, dagli ipocriti arrivisti, dalla società guastata da mancanza di etica e di valori.
Se da tempo rifletto sulla deriva negativa intrapresa dal calcio nazionale e da quello dilettantistico in particolare, oggi prendo la penna per dichiarare pubblicamente che il dilettantismo è morto, non nei campi di sterminio (come nella canzone di Guccini) ma tra le mura della Federazione!
Prendo spunto dal recente Comunicato Ufficiale dal quale apprendo che il Terzo, la mia squadra del cuore, è stata sanzionata con una multa di 533,33€ e squalifica per il Presidente Rinaldo Bidut e per l’accompagnatore ufficiale Livio Francescon per una vicenda che urla vendetta e che ha suscitato in me un tale disgusto da costringermi a questa intemerata.
La colpa consiste nel fatto che Livio Francescon anziché limitarsi a svolgere le formalità burocratiche dell’accompagnatore ufficiale, durante la settimana aiutava l’allenatore a svolgere gli allenamenti divenendo, secondo la tesi della Procura un preparatore atletico. Il lettore comprenderà certamente la gravità di tale condotta!
Nelle motivazioni della procura federale si evidenzia che “un soggetto non adeguatamente formato e formalmente abilitato può esporre gli atleti (…) a sovraccarichi, infortuni o altre conseguenze pregiudizievoli per la loro integrità fisica” .
Quindi la persona che predispone i cinesini, posiziona gli ostacoli, mette i paletti, prende i tempi degli esercizi, diventa un soggetto pericoloso per la salute pubblica e va assolutamente fermato! Per fare questo l’intelligence della Procura ha avviato sofisticate indagini e infiltrato probabilmente qualche suo agente per verificare la pericolosità del soggetto. Mi si consenta un po’ di sarcasmo che aiuta a stemperare lo sdegno.
Aggiungo qualche domanda sibillina: se gli agenti sotto copertura della Procura Federale girassero per davvero i campi sportivi nei giorni infrasettimanali troverebbero altre persone “non formate” che aiutano negli allenamenti? O per davvero è accaduto solo a Terzo? Sarà così grave che qualcuno collabori spontaneamente per il proprio piacere e per sostenere l’attività della società? Infine mi chiedo cosa dovesse accadere se l’allenatore per qualche motivazione personale non potesse essere presente; si va tutti a casa perché fare la parte aerobica e fisica dell’allenamento diventa una responsabilità cruciale?
L’unica cosa certa è che i signori che hanno formulato la sentenza hanno dimestichezza con le NOIF ma poca con il campo e con i suoi protagonisti. Essi infatti ignorano chi sia Livio Francescon e per questo devo tracciarne un breve ed incompleto ritratto. Livio da giovane è stato un bravissimo calciatore che ha avuto una carriera da dilettante di tutto rispetto, ha giocato per moltissimi anni, anche dopo aver chiuso con
l’attività agonistica è sempre rimasto nell’ambito calcistico con i ruoli più disparatii, tra l’altro aveva anche ottenuto il patentino da allenatore. Da tre stagioni si è avvicinato al Terzo quasi per caso, qui ha ritrovato un ambiente dilettantistico autentico,una Società gestita con saggezza e semplicità da un gruppo di amici, dove ad alimentare il motore della prima squadra c’è solo la passione e nient’altro (chi vuol intendere, intenda). Con la sua esperienza, il suo carisma dato dalla conoscenza del calcio e la sua capacità di entrare subito in sintonia con i ragazzi, è diventato uno straordinario motivatore (spero non serva una laurea in psicologia oppure il solito patentino anche per questo) e con il piacere di rimettere i vecchi tretters e la tuta ha accompagnato negli allenamenti la squadra ottenendo il meraviglioso risultato di galvanizzare i ragazzi, facendogli apprezzare il gusto della fatica, il valore del sacrificio e del sudore speso per ottenere il risultato. Se qualcuno si fosse davvero preoccupato per la salute dei ragazzi, avrebbe scoperto l’acqua calda, ovvero che a Terzo non ci sono stati più infortuni della media e che la squadra ha una ottima preparazione fisica perché i ragazzi, anche grazie alla carica contagiosa di Livio, hanno trovato essi stessi le motivazioni e la consapevolezza dell’importanza di allenarsi con costanza e serietà. Infatti lo spogliatoio del Terzo è pieno ad ogni allenamento, pur senza incentivi economici.
Le sciagure che stanno affossando il calcio dilettantistico sono varie; alcune possiamo definirle “endemiche” ovvero il tragico calo demografico, il nichilismo imperante che provoca il calo di vocazioni al volontariato sportivo, la perdurante crisi economica che decurta progressivamente la capienza finanziaria per far fronte ad un dilettantismo trattato dalle norme federali , dalla burocrazia e dalle incombenze fiscali come il calcio professionistico. La riforma Spadafora è stata la mannaia che ha tagliato i ponti con il dilettantismo vero senza che si levasse una voce di protesta dal CONI (organo espresso da nomina politica), dalla FIGC e neppure dalla Lega Nazionale Dilettanti che conta la stragrande maggioranza di tesserati in Italia. Nessuno ha fatto una piega e nel pessimo costume italico la Federazione, senza curarsi minimamente della sua base, ha riversato ogni incombenza sulle società sportive dove il Presidente è diventato un capo azienda e quello che pulisce lo spogliatoio è un dipendente. Ridicolo, se non fosse tutto vero… Questo senza un grido di protesta di un movimento ormai inerte ed incapace di ribellarsi alla demolizione del modello sportivo dilettantistico italiano fondato sul volontariato. Perché di fatto questa riforma è stata, non so quanto consciamente, il grimaldello per scardinare un modello nato nel dopoguerra che ha costituito le solide fondamenta dello sport italiano. La sciagurata riforma ha aperto le porte alla creazione di un nuovo modello di Società di stampo privatistico, dove ex calciatori o figure che hanno visibilità nel panorama sportivo possano fondare Scuole calcio di stampo professionistico facendo pagare rette molto salate a fronte di un servizio di un livello “superiore”. Ciò equivale alla morte del dilettantismo, ovvero lo sport popolare, quello che tutti possono praticare, anche chi fatica ad arrivare a fine mese. E la cosa di gran lunga più grave è che questa modalità di azione disintegra la rete sociale e di aggregazione che dovrebbe essere invece la finalità più alta dello sport.
La Figc con una postura dirigista e senza tener conto della realtà di un movimento che nel tempo si era costruito tra oratori e società anche molto piccole ma che costituivano le maglie del tessuto sociale, ha iniziato a iper-regolamentare con intenti sulla carta pieni di accademiche certezza, ma che applicate nel concreto si sono rivelate piuttosto infruttuose. Mi riferisco in particolare al Settore Tecnico che dove si è pensato che la formazione e la proliferazione di Patentini fosse il presupposto per sfornare campioncini e anche qualche campione. Ignorando l’aspetto determinante: solo chi ha giocato a calcio per un certo numero di anni (indipendentemente dalla categoria) ha un bagaglio esperienziale da lasciare in eredità.
Consapevole di essere un eretico penso che il patentino da allenatore non possano far diventare chiunque un bravo insegnante di calcio. Perché lo sport, in particolare in quello giovanile, ha lo scopo di avviare i ragazzi alla disciplina, al rispetto delle regole e aggiungete pure quanto basta a completare la solita retorica. Ma chi può trasmettere le vibrazioni dello spogliatoio prima di scendere in campo? Chi può trovare le parole e la postura giusta per fare di un branco di ragazzini una squadra dove si lotta davvero l’uno per l’altro? Chi può aggiungere questo ingrediente magico che fa superare i limiti di ciascuno? Penso che solo chi ha vissuto questi momenti guidato a sua volta da un bravo allenatore, possa essere in grado di percepire il clima, annusare lo spogliatoio, entrare nella testa di ciascuno ed ottenere il risultato più alto a cui un educatore possa aspirare: fare di un gruppo un squadra, indipendentemente dalla classifica. Per non parlare poi della tecnica individuale, altro bagaglio tecnico che non può essere trasmesso se non intimamente posseduto. Fare uno stop, marcare in area un avversario, muoversi senza palla interpretando le situazioni di gioco, usare la propria fisicità nel duello, non sono lezioni da insegnare alla lavagna.
Sarà un caso se il calcio italiano privilegia più la fisicità che la tecnica e la fantasia? Il Settore Tecnico che ha ideato e imposto un certo modello mediante lunghissimi e onerosi corsi di formazione può dirsi soddisfatto? Il business dei Tesserini certamente sta funzionando bene e portando anche interessanti introiti, tuttavia voglio provocatoriamente far presente che le maglie azzurre della Nazionale non sfilano ai mondiali da parecchi anni. Se la base della piramide viene costruita fondamenta ammalorate, difficilmente il vertice potrà svettare così in alto.
Provocatoriamente concludo con l’idea che arrivi il giorno della rivoluzione: nella mia visione utopistica, auspico che arrivi il giorno in cui a fine luglio la Lega Nazionale Dilettanti si trovi a contare zero iscrizioni ai campionati, che tutte le società del Belpaese decidano compattamente di non iscriversi . Il messaggio è che il patrimonio della Lega sono le società. E’ questa l’unica arma possibile: togliere la terra sotto i piedi a questo cieco e sordo gigante d’argilla e farlo sprofondare finalmente nella realtà.


Paolo Donda

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