di Marco Bisiach
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Una dote che la Juventina di Sant’Andrea ha palesato sin qui nel suo inizio di stagione in Eccellenza e nella Coppa Italia di categoria è stata senz’altro la solidità. Intesa non tanto e non solo come tenuta difensiva (in effetti i gol subiti sono comunque sei in sette partite in campionato), ma soprattutto come quadratura, come capacità di stare dentro le partite e portare a casa il risultato anche nei momenti meno brillanti.
Lo racconta l’unica sconfitta, quella interna contro il Muggia 1967, in una giornata che vide sbandare i biancorossi che subirono quattro reti tutte in una volta e davanti al loro pubblico, contro i giuliani. E lo raccontano anche i diversi pareggi, tre sin qui, che forse in altre annate della “Juve” sarebbero stati delle sconfitte di misura, chissà.
Ecco, se questo è senz’altro il lato luminoso della medaglia dei goriziani, il rovescio è rappresentato dal fatto che quando il gruppo di Daniele Visintin è in una domenica (o un sabato) poco brillante, spesso manca il colpo risolutore, il cinismo che trasforma una buona squadra in una grande squadra. Anche nello 0-0 contro la Sanvitese, come era capitato pure in Coppa Italia, le occasioni sono arrivate, seppur non copiose, ma è mancata la precisione. E questo si è tradotto in punti persi.
Sono 8 i gol segnati finora dalla Juventina, con Christian Zucchiatti nei panni del bomber a quota 3 in classifica cannonieri. È lo score peggiore tra quelli delle squadre che navigano dalla metà della classifica in su, ma è anche decisamente migliore rispetto a quello delle formazioni di bassa graduatoria. Se la Juve vuol sognare, e con lei i suoi tifosi, potrebbe bastare dunque aumentare la dose di concretezza là davanti, trasformare qualche opportunità in più e spiccare davvero il volo per i quartieri nobili.



















































