Vincenzo Zanutta: no a possibili sospensioni, vogliamo giocare

di Francesco Tonizzo

Se un campionato gioca 35 partite e, contestualmente, ne rinvia altre 48 è evidente che non possa essere considerato un torneo lineare. La serie D, quarto campionato italiano per ordine di importanza, torneo che rientra nella fattispecie delle competizioni professionistiche di livello nazionale ai sensi del DPCM del 24 ottobre – quello che ha stoppato i campionati dall’Eccellenza in giù – sta vivendo un periodo di indicibile difficoltà nel proseguire la stagione. E non ci sono gironi che stanno meglio di altri: lo stesso gruppo C, quello nel quale giocano le regionali Chions, Cjarlins Muzane e Manzanese, ha visto diversi rinvii a causa dei tamponi positivi, in circostanze che hanno coinvolto anche le stesse squadre friulane.
A questo punto, la domanda che tutto l’ambiente calcistico che ruota attorno alla Serie D si pone è: ha senso continuare così o è meglio fermarsi?
Interpellate sulla questione la settimana scorsa, le società italiane dell’Interregionale hanno votato per proseguire. Sono 166 in tutta Italia, 138 hanno partecipato al sondaggio ufficiale e 95 hanno confermato la propria volontà di andare avanti.
Il problema è che le ulteriori strette annunciate dal Premier Giuseppe Conte e, soprattutto, i numeri inequivocabili di rinvii e tamponi positivi ai gruppi squadre stanno mettendo in crisi l’apparato. E si sta facendo largo una corrente di pensiero che indica la sospensione della serie D come possibile paliativo per provare a risolvere la questione.

Due terzi delle società hanno votato per continuare – tuona Vincenzo Zanutta, patron del Cjarlins Muzane -: se adesso interrompessero il campionato a me sembrerebbe l’ennesima presa in giro. Nonostante tutte le difficoltà, vogliamo continuare: mi auguro che a livello nazionale non ci sia questa volontà di sospendere. Il calcio è sport di contatto, ma senza pubblico non c’è pericolo di contagio. Assembramenti non ce ne sono. La serie D è una categoria nazionale e deve continuare. Stiamo applicando tutti i protocolli che ci impongono, investiamo risorse, ci mettiamo attenzione, anche nell’ultima settimana abbiamo fatto un giro di tamponi solo perché avevamo un dubbio. Alla fine dobbiamo garantire la sicurezza dei giocatori: i costi sono alti e se fermiamo tutto ne creiamo di ulteriori: è vero che manca l’introito economico che garantisce il pubblico pagante, ma per quello che riguarda il Cjarlins Muzane rappresenta il 10 per cento dell’intero fatturato, quindi non è un problema dal nostro punto di vista. I nostri tifosi meritano di godersi la visione della partita seduti in tribuna, non sulle altane o dietro le reti di recinzione, stando fuori dallo stadio nei campi limitrofi”.