Torneo di Valencia a Pasqua 2011: ricordo indelebile per la Manzanese

di Francesco Tonizzo

Facebook e, più in generale, tutto il Social network fa da cassa di risonanza a notizie, informazioni, commenti e favorisce l’espressioni di ricordi indelebili. Grazie a ciò, il mister Mauro Cossettini ha tirato fuori dal cassetto della memoria, pubblicandolo, il successo che la Manzanese under 19 conquistò nella Pasqua del 2011 in Spagna, dove vinse la Valencia Cup, battendo in finale i catalani del Castell de Fels, espressione di una delle scuole calcio del Barcellona, che in quegli anni era, senza ombra di dubbio, la migliore squadra al mondo. Per la squadra Orange, che schierava giocatori del calibro di Riccardo Miano, per lo stesso allenatore e lo staff di tecnici e dirigenti che accompagnò la Manzanese in terra iberica quel ricordo rappresenta ancora oggi, dieci anni dopo, un’esperienza indimenticabile.

Il Castell de Fels – ricorda Mauro Cossettini – era una delle scuole calcio del Barcellona, di altissimo livello, così come tutto il torneo: portare a casa quel Trofeo di Valencia nella Pasqua del 2011 fu qualcosa di straordinario. Eppoi, giocare sui loro campi fu eccezionale. Tra tutte le soddisfazioni calcistiche che ho avuto, di certo quell’esperienza , condivisa con tutti i miei ragazzi e lo staff, rappresenta uno dei momenti più belli“.

Partendo proprio da quella vittoria e da quell’esperienza in terra valenciana, nei giorni nostri, con i problemi che stiamo vivendo a causa della pandemia, si può capire quanto i nostri ragazzi siano in difficoltà, non potendo giocare e non potendo vivere esperienze come quella?
A prescindere da tornei e campionati, i ragazzi oggi soffrono davvero molto. Mi sento con i ragazzi che alleno quasi quotidianamente: hanno il desiderio di tornare sui campi ed è qualcosa che manca a noi grandi, figurarsi a loro, per i quali l’aspetto ludico è molto importante, così come la relazione tra di loro. Stiamo attraversando un periodo bruttissimo: chiaramente, per chi deve decidere non è semplice prendere delle decisioni. Sento tante critiche, ma io dico che ognuno dovrebbe restare al proprio posto e, invece di criticare, dovrebbe solamente portare avanti la speranza che si possa ricominciare il prima possibile. Rimaniamo ai nostri posti e facciamo decidere a chi ha la competenza per farlo. E’ ovvio che dispiace per i giovani: la mia unica paura è che, dopo tanto tempo senza fare sport, essendo nell’età dell’adolescenza, con mille grilli per la testa, possano abbandonare. Questo mi fa paura“.

Mister Cossettini, qualche consiglio?
Parere mio, spero che si possa far ripetere le annate. Per esempio, io alleno gli allievi, ragazzi anche pronti per la prima squadra, che però mancano di esperienza di campo, oltre a tante altre cose. Stiamo mandando avanti senza formazione, senza esperienza: l’anno da allievi è fondamentale per acquisire tutto ciò e per farsi trovare pronti nelle categorie nell’orbita della prima squadra“.

Mauro Cossettini è da sempre un fautore del confronto con altre scuole calcio, in giro per il mondo. Quale la migliore?
Quello che è giusto o sbagliato, il metodo migliore o peggiore, io non me la sento di giudicarlo. Mi sento di dire che, a prescindere da tutto, dovremmo cercare di aprirci verso gli altri e cogliere le cose importanti che gli altri ci possono insegnare o che, viceversa, noi possiamo insegnare essendo noi superiori. Non pensiamo di essere al top solo perché siamo in Italia, non guardiamo a quello che siamo e basta: andiamo alla ricerca del confronto. Per il mio modo di vedere il calcio, sono molto propenso a seguire la scuola spagnola, dove la tecnica viene molto evidenziata: poi, i loro risultati si vedono. In tanti davano la Spagna come una nazione calcisticamente quasi finita, poi basta veder giocare la loro under 21: è una squadra che fa paura. Hanno un percorso preciso, programmazione, fanno investimenti nei settori giovanili: elementi fondamentali. E’ facile applaudire il giocatore della prima squadra: bisogna pensare che quel giocatore, otto anni prima, faceva parte della formazione esordienti e ha fatto il suo percorso. In sostanza: non esiste una scuola, un metodo da privilegiare su tutti, bensì un confronto continuo dal quale imparare, con curiosità e continua valutazione di quel che fanno tutti gli altri. Dalla terza categoria al Barcellona: si impara da tutti“.

Cosa state facendo, in concreto, con i ragazzi del vivaio della Manzanese in questo periodo?
Ci siamo fermati ai primi di marzo. Nel periodo nel quale l’allenamento era consentito abbiamo osservato rigorosamente tutti i protocolli, facendo allenamenti individuali, senza contatto. Che poi, anche preparare gli allenamenti in questo modo non è certo semplice. Abbiamo cercato di tenere viva la fiducia che, prima o poi, si deve ripartire. Abbiamo allenato soprattutto la speranza e la passione per questo bellissimo sport, cercando di mantenere i valori. Tutto l’aspetto agonistico è stato bandito: gli stessi ragazzi sono intelligenti e, pur subendo, capiscono la situazione e sanno che non possono fare nulla e che devono adattarsi“.

Mister Cossettini, quando torni su una panchina importante, magari a livello di Eccellenza, come qualche anno fa proprio alla Manzanese?
Non vado alla ricerca di panchine importanti: io cerco un progetto che porti qualcosa ai giovani nell’ottica dell’approdo in Prima Squadra. Conta avere passione e l’andare sempre alla ricerca delle competenze, senza le quali si va poco lontani. Non mi interessa tanto una panchina di Eccellenza, quanto una squadra di Giovanissimi. Le più grandi soddisfazioni le ho avute lavorando con i settori giovanili: poi, non si sa mai, però mi fa piacere portare avanti un’idea che trasmetta ai giovani il meglio di quello che ho imparato, andando in giro per l’Europa a studiare. Alla Manzanese abbiamo un settore giovanile molto importante, molto ben gestito dal Direttore Generale Alessandro Paolucci e dal Direttore Sportivo Francesco Gigliotti: stiamo facendo un grande lavoro, con competenza“.