SuperLega flop: tanti motivi per dire che hanno perso tutti

di Francesco Tonizzo

48 ore, suppergiù.. Tanto è durato l’obiettivo di dodici tra i principali club europei di calcio di far partire subito la famigerata Super Lega.

Il comunicato emesso spiega più o meno tutto. 

La Super League Europea è convinta che l’attuale status quo del calcio europeo debba cambiare. Proponiamo un nuovo concorso europeo perché il sistema esistente non funziona. La nostra proposta è finalizzata a consentire allo sport di evolversi generando risorse e stabilità per l’intera piramide calcistica, anche aiutando a superare le difficoltà finanziarie incontrate dall’intera comunità calcistica a causa della pandemia. Fornirebbe anche pagamenti di solidarietà materialmente migliorati a tutte le parti interessate del calcio. Nonostante l’annunciata uscita dei club inglesi, costretti a prendere tali decisioni a causa della pressione esercitata su di loro, siamo convinti che la nostra proposta sia pienamente allineata alla legge e ai regolamenti europei come è stato dimostrato oggi da una decisione del tribunale per proteggere la Super League da azioni di terze parti. Date le circostanze attuali, riconsidereremo i passaggi più appropriati per rimodellare il progetto, avendo sempre in mente i nostri obiettivi di offrire ai tifosi la migliore esperienza possibile, migliorando i pagamenti di solidarietà per l’intera comunità calcistica”.

Quindi: marcia indietro, non se ne fa nulla. Almeno per il momento. Troppe le pressioni pubbliche sui club inglesi, manifeste le perplessità di Atletico Madrid e Barcellona, evidenti i dubbi di Inter e Milan, che si sono tirate fuori. 

Una brutta figura.

Andrea Agnelli, presidente della Juventus, prima che i buoi scappassero dalla stalla dorata (o presunta tale) ha comunque ribadito che “fra i nostri club c’è un patto di sangue, andiamo avanti. Il progetto della Superleague ha il 100 per cento di possibilità di successo. Vogliamo creare la competizione più bella al mondo capace di portare benefici all’intera piramide del calcio, aumentando la distribuzione delle risorse agli altri club e rimanendo aperta con cinque posti disponibili ogni anno per gli altri da definire attraverso il dialogo con le istituzioni del calcio. Nessuna minaccia, c’è piena volontà di continuare a partecipare a campionato e coppe nazionali. La tradizione del calcio risiede nei campionati domestici. Per noi i tifosi sono importanti e devono avere la possibilità, ogni domenica, di venire allo stadio”.

Altra brutta figura sotto l’aspetto della comunicazione e della tempistica scelta per uscire allo scoperto. Sotto questo punto di vista, il Covid ha avuto una responsabilità notevole perché ha dato una accelerata notevole alle crisi finanziarie e ai bilanci di tanti club, ha rinviato competizioni internazionali per squadre nazionali, ha generato disagi che si ripercuotono su tutto, compresa la gestione delle cose pallonare.

Questa vicenda lascerà strascichi e polemiche che si svilupperanno ancora per molto tempo. E si scriveranno ancora parecchie righe al riguardo e parecchie parole saranno pronunciate sull’argomento.

A prescindere da tutto, però, la brutta figura è di tutti, nessuno escluso: sia da parte dei membri della Super Lega, sia da parte degli addetti ai lavori, manager, allenatori e giocatori. Questi ultimi si schierano dalla parte dei tifosi, salvo poi comportarsi diversamente quando si tratta di esigere stipendi sempre più alti o di negare la propria disponibilità a tutte le uscite pubbliche. Per fare un esempio facile, fuori da ogni ipocrisia: se il calcio è dei tifosi, perché le conferenze stampa sono contingentate e non c’è più possibilità di parlare con i giocatori? Perché i giocatori non si fermano a ogni allenamento a firmare autografi e a regalare maglie ai tifosi? Per quale ragione i giocatori non vanno più a cena con i tifosi nelle feste organizzate dalle Associazioni di supporters? Qual è il motivo per cui gli stadi sono circondati da inferriate e tornelli che limitano l’ingresso dei veri proprietari del calcio?
Suvvia…

E’ stata persa un’opportunità di calibrare meglio un settore fondamentale e strategico come lo Sport, in Italia e in Europa. In special modo in Italia, dal dibattito non è in ogni caso emersa alcuna volontà di migliorare la situazione dei rapporti tra attività professionistica e dilettantistica, sfruttando nel contempo l’occasione per elevare la qualità del lavoro di tutti. Persa un’opportunità di ridefinire i rapporti di forza a livello commerciale e finanziario, Soprattutto, persa un’opportunità di fare un balzo in avanti verso un futuro che presenterà comunque il conto nei prossimi anni. Inutile avventurarsi in spiegazioni su quanto la finanza sia preponderante nel calcio professionistico. E’ evidente che la maggioranza delle persone preferisce non pensarci, non riconoscere la realtà dei fatti. In questo senso, però, aspettiamo i commenti di tifosi e opinionisti vari sulla prossima campagna acquisti del proprio club di riferimento.

Dicono: se si toglie il concetto di meritocrazia, il calcio sparisce.
In risposta a questo assunto, basterebbe pensare a dinamiche classiche di tutti i giorni. Per concedere un mutuo, qualsiasi banca chiede garanzie durature nel tempo, a prescindere dai meriti dei mutuatari, che poi devono pagare le rate sia che le cose vadano bene, sia che le cose vadano male. Gestire àmbiti finanziari multimilionari come quelli del calcio di serie A e internazionale senza garanzie e legandoli piuttosto alle fluttuazioni dei risultati sarà sempre più una follia che pagheranno in tanti.
Una società fa investimenti importanti, punta alla Champions League per avere un ritorno. Poi, in Champions non ci va perché magari si infortuna il suo miglior giocatore e i debiti o comunque gli effetti dei mancati introiti chi se li accolla? La FIFA? La UEFA? I tifosi?
E il VAR per che cosa è stato introdotto se non per tentare di eliminare le incongruenze o eventuali variabili incontrollabili?

Dicono: il modello NBA da noi non può funzionare. Perché no? Da loro, guadagnano tutti e anche parecchio. Noi, tafazzianamente, continuiamo a perdere denaro, peraltro lamentandoci. Amen.
Anche in Promozione o in Prima categoria nel calcio di casa nostra ci sono presidenti attenti al bilancio, che giustamente preferiscono non salire di categoria per non dover pagare di più, non potendo permetterselo. O, ipocritamente, dobbiamo pensare che queste cose non succedono?
Il calcio professionistico è un àmbito profondamente diverso da quello dilettantistico ed amatoriale, sotto innumerevoli punti di vista. Ciò che accomuna tutti i tipi di calcio sono solo le dimensioni del campo di gioco, quasi tutte le regole del gioco (in questo senso il VAR modifica parecchio le cose) e la necessità di avere un budget e un piano finanziario, voluminoso o no che sia, per andare avanti.

Super Lega o no, in sintesi, hanno perso tutti.
Anzi, no: qualcuno sorride.
L’unico soggetto che ha vinto in questa strana guerra mediatico/politico/sportiva è stato lo speculatore finanziario che ha guadagnato dai balzi dei titoli di Società per Azioni come la Juventus a Piazza Affari: +17% il primo giorno di Super Lega, -9% il giorno dopo, quando la Super Lega è stata abortita.
Ma tanto il calcio è romantico, è una bella favola…