Sport & malcontento generale: stop anche all’attività motoria a scuola

di Francesco Tonizzo

Sport e emergenza Covid non vanno d’accordo. Fin dall’inizio dell’emergenza legata alla pandemia in Italia, tra la fine di febbraio e l’inizio di marzo del 2020, una delle attività che le Autorità competenti hanno limitato, se non sospeso del tutto, è stata lo sport.
Individuale e soprattutto di squadra.
Intere categorie di sportivi sono state costrette a fermarsi, ad evitare il contatto con altri sportivi. Evitati gli assembramenti nei campi, nelle palestre, all’aperto e al chiuso, senza distinzioni. Eppoi, uso della mascherina, sanificazione, rispetto dei protocolli: fare sport è diventato, nel 2020, un privilegio di pochi. Anche in barba a tutte le raccomandazioni dei sociologi, dei pediatri, degli educatori: generazioni di giovani impossibilitate alla pratica sportiva.
Il parametro della facilità di assembramento e della facilità del contagio nella pratica sportiva è imperfetto: ci sono migliaia di esempi di sodalizi, di associazioni sportive, di club che hanno seguito e stanno seguendo scrupolosamente e con efficacia i protocolli sanitari. Tanto che i numeri che stanno emergendo spiegano bene che l’attività sportiva e scolastica giovanile non rappresentano pericolo di focolai, come succede piuttosto negli ambienti familiari. Ci limitiamo a esprimere dei dati di fatto, sulla base delle comunicazioni istituzionali: non è questa una tribuna dalla quale lanciare commenti ed eventuali critiche, non è su questa pagina che possiamo accamparci il diritto di valutare se sia giusto o sbagliato, perché è bene che, eventualmente, lo faccia solo chi è competente in materia. I protocolli e le ordinanze sono leggi dello Stato e vanno dunque osservati, a prescindere.

Le scelte degli Amministratori di stoppare l’attività sportiva di base, se non all’aperto, in solitudine, senza contatti con altre persone, solo in luoghi isolati e mai di notte tra le 22 e le 5, avrà certamente delle ripercussioni in un futuro prossimo e negli anni a venire. Addirittura, l’ultima ordinanza del Presidente della Regione Friuli Venezia Giulia Massimiliano Fedriga ha imposto l’alt alle lezioni di educazione fisica nelle scuole di primo ciclo scolastico (primarie e secondarie di primo grado), oltre a lezioni di canto e lezioni e ogni attività legata agli strumenti musicali a fiato.

Il dubbio che tutto ciò sia davvero opportuno è legato anche alle decisioni, anzi, alle NON decisioni di diversi organismi che lasciano che tutto prosegua. Ad esempio, la Lega Nazionale Dilettanti ha stabilito che le squadre dall’Eccellenza in giù debbano fermarsi: detto e fatto, tutti si sono adeguati. Però, allora perché continuare con la serie D, che sta facendo una fatica immane a proseguire l’attività, tra costi esorbitanti per rispettare i protocolli ed effettuare tamponi, e continui rinvii di troppe partite, vessate dal problema Covid? Fermare lo sport a scuola o le scuole calcio e non le partite del Chions, per citare un club che ha appena chiesto l’ennesimo rinvio di una partita di serie D, appare francamente assurdo. E non basta certo la determina che riguarda i famosi “allenamenti congiunti”, ora ritenuti – com’è ovvio che debba essere – alla stregua di vere e proprie amichevoli e quindi soggetti ad autorizzazioni federali. Almeno quest’ultimo punto ha messo fine a una situazione che, fin da quest’estate, rasentava il ridicolo.

Nelle ultime ore, sono tornate agli onori della cronaca iniziative tipo quella della scuola media Pacifico Valussi di Udine, istituto che ha fatto partire, nel 2019, una sezione a indirizzo sportivo, con un numero di ore dedicate all’attività motoria e alla formazione specifica degli studenti superiore al solito. Tutto fermato.

Tornando al calcio giocato, è di ieri la comunicazione del Settore Giovanile Scolastico in seno alla FIGC che dispone la proroga fino al 3 dicembre della sospensione dei Campionati nazionali under 18, U17, U15 e U15 riservati alle società di serie A, serie B, serie C, dell’under 17 e under 15 femminile, dell’under 14 e U13 Pro. Il tutto, confermando nel contempo la possibilità per le società di effettuare, ove consentito, le sedute di allenamento nel rispetto delle indicazioni previste dai protocolli federali vigenti.

Il Governo del calcio continua con le proroghe, con le determine, con le interpretazioni, senza prendere una decisione definitiva, che già da tempo sarebbe necessaria.
Si decide di continuare l’attività sportiva? Allora sarebbe giusto farlo a tutti i livelli e con regole chiare sui rinvii dei singoli match, come chiedono a gran voce i dirigenti di Manzanese e Cjarlins Muzane, citati ad esempio. E, se poi manca mezza squadra a causa del Covid, pazienza: si gioca con chi è disponibile.
Si decide di fermare l’attività sportiva? Idem come sopra: sarebbe giusto farlo a tutti i livelli, senza fare differenze tra figli e figliastri, perché se il numero di contagiati è fonte di preoccupazione generale, allora l’appartenere a società di Prima Categoria, o di serie D è un elemento non può fare alcuna differenza, a prescindere dalle risorse che un club ha a disposizione per fronteggiare l’emergenza.