Sport e Salute approva i contributi 2021: “non meno di 280 milioni di euro”

Il Consiglio di amministrazione di Sport e Salute ha approvato oggi all’unanimità (anche con il voto favorevole del consigliere aggiunto del CONI, diversamente dall’astensione dello scorso anno) i criteri di assegnazione dei contributi pubblici agli Organismi Sportivi per il 2021. Si tratta di una cifra “non inferiore a 280 milioni di euro“, su per giù lo stesso importo dell’anno scorso, in attesa del calcolo sul gettito fiscale generato dalle attività sportive nel 2020 che andrà a costituire la quota di contributi aggiuntivi. Quest’ultimo dato, relativo al gettito fiscale del 2019, valeva circa 95 milioni di euro.
Sono stati confermati i criteri illustrati agli Organismi Sportivi nel giro di consultazioni cominciate il 25 novembre con le Federazioni, caratterizzate da un dialogo assolutamente costruttivo.
Il Presidente e Amministratore delegato Vito Cozzoli ha considerato “molto positiva” la lettera ricevuta ieri dal Ministro dello Sport Vincenzo Spadafora. Le indicazioni del Ministro sono risultate perfettamente in linea con le azioni adottate dalla Società e condivise con il mondo sportivo italiano, colpito in maniera durissima dagli effetti della pandemia.
Non cambia l’algoritmo di distribuzione dei fondi per le Federazioni, ma viene confermata l’apertura di un tavolo di lavoro, proposto da Sport e Salute, per il suo aggiornamento (partirà anche l’altro tavolo per i costi di gestione degli impianti).
Al voto unanime, Sport e Salute è giunta attraverso un percorso che ha tenuto in considerazione sia i danni del Covid sull’intero sistema, a cui aveva fatto fronte la delibera sui contributi aggiuntivi 2020 approvata il 20 novembre scorso, sia l’importanza del prossimo anno olimpico.

Fin qui abbiamo riportato la comunicazione ufficiale di Sport e Salute.

Occorre aggiungere che c’è aspra polemica in merito ai 95 milioni di contributi pubblici integrativi.
Per definire gli importi da assegnare, nella misura del 40% è stato seguito l’algoritmo che regola anche la distribuzione dei contributi ordinari: nel 2019 l’algoritmo valeva l’80%. Per il 60% si è guardato a mancati ricavi e perdite delle federazioni.
E, del totale, l’85% è stato destinato alle federazioni, il 15% agli anti di promozione.
Tranne la FederCalcio, la FederTennis e la FederNuoto, i tre enti che hanno incassato di più, altre quaranta Federazioni Sportive Nazionali hanno contestato i criteri di ripartizione dei 95 milioni di contributi pubblici integrativi. In base al dispositivo, ogni Federazione deve spendere il 50% della cifra incassata per le associazioni sportive, favorendo chi ha un Isee basso, i disabili, gli over 65 e gli under 15. Evidentemente, le risorse non sono ritenute congrue e definite con criteri chiari ed univoci, dai rappresentanti federali delle discipline sportive italiane.
Alla vigilia dell’appuntamento con le Olimpiadi di Tokio, fissate per la prossima estate, l’atmosfera non è certo idilliaca. Certo, le complicazioni gestionali generate dal Covid-19 contribuiscono ad esacerbare gli animi, le elezioni per le cariche federali nazionali, regionali e locali rappresentano un’incognita di rilievo, con tutto il mare di polemiche e di manovre politiche che si portano dietro. E la riforma dello Sport in fieri che sta portando avanti il Ministro Spadafora carbura tensioni e problematiche che influiscono negativamente su tutto il settore.

In base al comma 630 della legge n.145 del 30 dicembre 2018, “a decorrere dall’anno 2019, il livello di finanziamento del Comitato olimpico nazionale italiano (CONI) e della Sport e salute Spa è stabilito nella misura annua del 32 per cento delle entrate effettivamente incassate dal bilancio dello Stato, registrate nell’anno precedente, e comunque in misura non inferiore complessivamente a 410 milioni di euro annui, derivanti dal versamento delle imposte ai fini IRES, IVA, IRAP e IRPEF nei seguenti settori di attività: gestione di impianti sportivi, attività di club sportivi, palestre e altre attività sportive. Le risorse di cui al primo periodo sono destinate al CONI, nella misura di 40 milioni di euro annui, per il finanziamento delle spese relative al proprio funzionamento e alle proprie attività istituzionali, nonché per la copertura degli oneri relativi alla preparazione olimpica eal supporto alla delegazione italiana; per una quota non inferiore a 368 milioni di euro annui, alla Sport e salute Spa; per 2 milioni di euro, alla copertura degli oneri di cui ai commi da 634 a 639. Al finanziamento delle federazioni sportive nazionali, delle discipline sportive associate, degli enti di promozione sportiva, dei gruppi sportivi militari e dei corpi civili dello Stato e delle associazioni benemerite si provvede, in misura inizialmente non inferiore a 280 milioni di euro annui, a valere sulla suddetta quota destinata alla Sport e salute Spa. Per l’anno 2019 restano confermati nel loro ammontare gli importi comunicati dal CONI ai soggetti di cui al terzo periodo ai fini della predisposizione del relativo bilancio di previsione“.