Spadafora preannuncia aiuti per i tamponi, ma la ripresa resta incerta

di Francesco Tonizzo

Un altro rinvio a data da destinarsi per il calcio dilettanti e lo sport di base in generale. Non si tratta però del posticipo di una gara qualsiasi di un qualsiasi campionato di una qualsiasi disciplina sportiva, bensì dell’intera attività sul territorio nazionale e la situazione si complica ulteriormente perché accanto alle fisiologiche e ovvie difficoltà di chi con lo sport ci campa, adesso pure il nervosismo degli addetti ai lavori sta salendo oltre i livelli di guardia.

Il Ministro dello Sport Vincenzo Spadafora, nel corso di una diretta sul suo profilo instagram la scorsa notte, ha deluso le speranze delle centinaia di migliaia di atleti, dirigenti sportivi, collaboratori sportivi che speravano in maggiore chiarezza nell’ottica della ripartenza.

Il Ministro si è limitato a confermare l’ipotesi di inserire in uno dei prossimi decreti la possibilità di un contributo statale per sottoporre a tampone anche gli sportivi non professionisti. Dato che sposta di poco l’ago della bilancia per pesare la decisione di riprendere l’attività sportiva oppure no.

Sono almeno tre le considerazioni da fare al riguardo.

La prima punta alla parola “contributo”: il vocabolario Treccani spiega che si tratta di “Quello che si dà, quale propria personale offerta, per il raggiungimento di un fine al quale collaborano più persone”. Ergo, si tratta di una parte dei soldi, non di tutti i soldi da spendere per fare i tamponi. Bene che ci sia, sia chiaro, ma non risolve certo i problemi di dirigenti e società che dovrebbero spendere ulteriori risorse (che non ci sono), per ripartire. Facciamo un calcolo: anche se costasse 5 euro (in realtà costa un po’ di più: dipende dai casi), moltiplicare questa cifra per il numero di tesserati di ogni società di calcio e di ogni altro sport, moltiplicato per il numero di partite da disputare, risulterebbe un numero simile a quello di una manovra finanziaria di medio cabotaggio.

La seconda considerazione riguarda il fatto che si tratta di concetti già espressi dal Ministro e, se vogliamo, anche dal Presidente del Consiglio Giuseppe Conte, in precedenti esternazioni. Tali parole, però, si scontrano con la realtà conclamata dei fatti: ormai ogni conferenza stampa, quasi ogni attività dialettica è troppo simile a quella precedente. Cambia solo la connotazione temporale. Quindi, a settembre si diceva che si provava a ripartire a dicembre. A dicembre, lo stesso Ministro aveva detto (quella volta in diretta Tv sulla Rai) che sperava di far ripartire lo sport di base a fine gennaio, in base alle risposte epidemiologi che: “Stiamo lavorando costantemente col Cts, noi a ottobre avevamo predisposto un protocollo di sicurezza molto rigido e devo dire che molte palestre avevano fatto investimenti. Credo che la riapertura a fine gennaio sia un obiettivo raggiungibile, ma dobbiamo vedere i dati epidemiologici della prima settimana di gennaio. Confido comunque che palestre, centri danza, piscine potranno essere riaperte”, disse il 28 dicembre. Poi, il Dpcm del 14 gennaio ha spostato le tempistiche ai primi di marzo. E’ chiaro che si stia navigando a vista in attesa che succeda qualcosa che, al momento, è molto lontano dalla concretizzazione. Se poi, come nel caso della Lombardia, vengono anche trasmessi dei dati sbagliati sui quali basare la scelta della colorazione dell’emergenza regionale, primo elemento utile sul quale costruire i vari ragionamenti sulla logistica delle cose, allora c’è poco di cui stare allegri.

In ultima analisi, è quantomeno strano, per evitare altri aggettivi, che un Ministro della Repubblica debba parlare in diretta su Instagram nella notte per dire poco o nulla a dei cittadini che, invece, si aspettano dallo stesso Ministro risposte ben più consistenti. Sarebbe decisamente meglio evitare queste dirette, il cui unico effetto è quello di alimentare il fuoco delle polemiche.

Infine, chi prova a vedere il bicchiere mezzo pieno pensa che l’ipotesi, espressa da Vincenzo Spadafora, di dare dei contributi per i tamponi agli sportivi sia un passo verso la riapertura dell’attività sportiva di base. Ineccepibile come ragionamento e si può anche condividere, con l’entusiasmo di chi vorrebbe riprendere il prima possibile la quotidianità pre-pandemia.
Però, in questo momento, tale visione è più classificabile come “osservare il bicchiere pieno per un ottavo e per sette ottavi vuoto…”.
Poi, magari nei prossimi tempi le curve di contagio si appiattiranno in maniera decisa e le vaccinazioni prenderanno un ritmo spedito – ricordiamo che le cronache delle ultime ore riportano invece ritardi nell’azione coordinata dal Commissario Straordinario Domenico Arcuri e quantitativi di vaccini consegnati inferiori a quanto previsto all’inizio -, ma adesso è tutto assolutamente incerto.

Giusto riconoscere che stiamo vivendo una situazione straordinaria, senza precedenti, nella quale chi è chiamato a prendere decisioni, a gestire la cosa pubblica e con dirette implicazioni nella cosa privata, non ha alcun tipo di esperienza sul da farsi.
In base a questo assunto, non è quindi corretto muovere troppe accuse sulla sostanza delle azioni poste in essere dalla Politica e dalla Pubblica Amministrazione. Sulla forma, però, è lecito chiedere maggiore rispetto: meno dirette instagram nella notte, meno pressapochismo sarebbero già un passo avanti.