Nomen Omen: il calcio aspetta Speranza

di Francesco Tonizzo

Il pepe è nella coda del comunicato del Consiglio dei Ministri della Repubblica Italiana. La frase “Sarà successivamente designato il Sottosegretario alla Presidenza del Consiglio con delega allo Sport” ha gelato, una volta di più, le aspettative del mondo sportivo, vessato dal continuo rinvio di ogni tipo di decisione gestionale.
Il Presidente del Consiglio Mario Draghi non ha ancora scelto la persona che si occuperà dello Sport, al posto di Vincenzo Spadafora, titolare del dicastero nel precedente Governo di Giuseppe Conte.
Alla luce della situazione generale, considerando il nuovo DPCM che prorogherà fino al prossimo 6 aprile le misure restrittive già imposte dal decreto precedente, si affievoliscono ancora di più le speranze di una rapida ripartenza.
E il decreto del 23 febbraio che ribadisce fino al 27 marzo il divieto di ogni spostamento in entrata e in uscita tra i territori di diverse regioni o province autonome, salvi gli spostamenti motivati da comprovate esigenze lavorative o da situazioni di necessità, ovvero per motivi di salute, giocoforza dilata anche i tempi delle decisioni.

Nello specifico del calcio dilettanti, il pasticcio emerso negli ultimi giorni, relativo all’annunciata e mai formalmente prodotta richiesta dei vertici calcistici nazionali al CONI di riconoscere almeno l’Eccellenza quale torneo di “interesse nazionale”, proprio il Foro Italico, con una nota firmata dal Presidente Giovanni Malagò, ha spento ogni traccia di ottimismo: “In relazione alle numerose richieste e sollecitazioni pervenute al Comitato Olimpico Nazionale da parte di società e tesserati interessati al Campionato di Eccellenza del calcio, il CONI precisa che ai sensi del DPCM vigente, gli eventi e le competizioni riconosciuti di interesse nazionale sono tutti gli eventi e le competizioni ricompresi nell’arco temporale dello stato di emergenza prorogato sino al 15 aprile 2021 – programmati e fissati con sufficiente anticipo nei calendari agonistici, con date e luoghi certi, individuati dalle Federazioni Sportive Nazionale, dalle Discipline Sportive Associate, dagli Enti di Promozione Sportiva ovvero dagli Organismi Sportivi Internazionali. Pertanto nessuna decisione sul Campionato di Eccellenza può essere attribuita al CONI che si limita a recepire quanto deciso e trasmesso dalle singole Federazioni Sportive Nazionali, quindi nel caso in questione dalla Federazione Italiana Giuoco Calcio”.

In sostanza, il CONI si è lavato le mani, riconoscendo di non avere la competenza per decidere in materia. La FIGC, chiedendo al CONI, ha dimostrato di non sapere cosa fare. Infine, affidandosi alla FIGC per una questione così complicata, nella settimana della rielezione del Presidente nella quale Gabriele Gravina ha surclassato Cosimo Sibilia ben al di là del puro computo dei voti, la LND ha manifestato quanto poco conti a livello politico e quanto sia complicato mettere d’accordo tutte le proprie componenti.
Giova a questo punto ricordare che, per esempio, la FederVolley aveva per tempo modificato le proprie regole, dichiarando l’interesse nazionale anche dei campionati regionali, tanto che la serie C di pallavolo sta per ripartire. Idem ha fatto la FederBasket. E, a titolo di completezza di informazioni, è giusto sottolineare che le società di pallavolo delle Minors hanno espresso la volontà di ripartire, mentre, almeno in Friuli Venezia Giulia, le società di pallacanestro dei campionati dalla C1 interregionale in giù nicchiano e hanno votato per restare ferme, nonostante le regole permettano loro di riprendere l’attività agonistica.

Come sempre, negli ultimi mesi, le parole, le promesse, le indicazioni delle Autorità sportive hanno tutte una loro legittima e rispettabile logica, però contano poco o niente in rapporto al peso di quanto dicono le Autorità politiche e sanitarie. In tal senso, il Ministro per la Salute Roberto Speranza, nel corso di una riunione al Parlamento, ha in modo chiaro ed inequivocabile sentenziato: “Non ci sono le condizioni epidemiologiche per abbassare le misure di contrasto alla pandemia, siamo all’ultimo miglio e non possiamo abbassare la guardia. La presenza delle varianti condizionerà l’epidemia: la variante inglese è presente nel 17,8% dei casi e sarà presto prevalente e la sua maggiore diffusione rende indispensabile alzare il livello di guardia, ma fortunatamente non compromette efficacia dei vaccini. Le altre due varianti sono più insidiose per la ridotta efficacia dei vaccini. La loro diffusione è minore ma è necessario isolare i focolai”.