Moreno Burelli: bisogna fermarsi, troppi rischi

di Francesco Tonizzo

Impossibile ripartire: le società dell’Eccellenza del Friuli Venezia Giulia l’hanno ribadito a chiare lettere al presidente della LND FVG Ermes Canciani: troppi problemi, troppi rischi in un momento nel quale il calcio dilettanti non può essere l’argomento prioritario nella dialettica pubblica. Abbiamo chiesto a Moreno Burelli, direttore generale del Rive d’Arcano Flaibano, di spiegare il punto di vista di chi è chiamato a gestire la quotidianità di una Associazione Sportiva in era covid-19, soprattutto alla luce del peggioramento dei dati della pandemia. E, in attesa che dall’alto, arrivino direttive, la base ha idee più chiare di quello che stanno dimostrando di avere ai piani alti della Lega Nazionale Dilettanti e del Governo dello Sport italiano.

Moreno Burelli, quale la posizione del Rive d’Arcano Flaibano nella dialettica relativa all’opportunità di far ripartire o meno il campionato di Eccellenza?
La nostra volontà è quella di fermarci, assolutamente. Abbiamo anche inviato una lettera alla Federcalcio, in occasione della prima riunione, nella quale abbiamo manifestato tutti i nostri dubbi per la ripresa. Le condizioni sanitarie non permettono di prendersi certe licenze“.

Dal punto di vista del dirigente sportivo, è un problema più economico o sociale o cos’altro?
Un po’ tutto. Indubbiamente, il primo problema è quello sociale: far venire al campo persone che lavorano, coloro che fanno i volontari, rischiando che si ammalino, magari rischiando che anche qualche familiare si ammali, con le conseguenze che possono derivarne, è assolutamente il primo problema. Poi, c’è anche il discorso economico: viviamo dei proventi del chiosco, di sponsor, di ingressi al campo. Per ovvi motivi, gli sponsor sono spariti e se ci tolgono anche gli ingressi al campo e al chiosco non possiamo lavorare per il calcio: è innegabile che il problema economico esiste ed è reale“.

I ragazzi sono fermi da un anno…
Su esplicita richiesta dei genitori, noi abbiamo continuato l’attività degli esordienti, con tutte le prerogative sanitarie e di attenzione del caso. Tutto il resto deve rimanere fermo per forza di cose. Oltretutto, anche organizzare l’attività di allenamento rispettando le regole diventa impossibile: con i bambini ci riusciamo, con i più grandi no. Anche fare allenamenti personalizzati non è fattibile, oltre a non portare ad alcun risultato. Abbiamo dotato ogni nostro giocatore di un cardiofrequenzimetro con il quale si allenano a casa e noi li controlliamo telematicamente“.

Il feedback dai giocatori? Si rendono conto della situazione o spingono per tornare in campo?
La scorsa settimana abbiamo fatto due allenamenti, in previsione della ventilata ripartenza dei primi di marzo: volevamo vedere in che condizioni fossero. Parlando con ognuno di loro, dalle testimonianze emerse, i più esperti mi hanno manifestato la chiara volontà di fermarsi e non riprendere. Anche loro hanno famiglia, lavorano e quindi, tranne i più giovani, che sono più “incoscienti”, nessuno dei veterani vuole riprendere“.

Non ci sono risorse, non arrivano contributi e ci sono giocatori che, in Eccellenza, vivono dei proventi dell’attività calcistica: che fare?
Noi, per fortuna, questo problema non ce l’abbiamo. Alcuni ragazzi vengono da lontano e giustamente prendono un rimborso spese, ma nessuno dei nostri vive di calcio. E’ sbagliato che ci sia qualcuno che vive di calcio giocando in Eccellenza“.

Se si potesse in qualche modo ripartire, il Rive d’Arcano Flaibano che farà?
Dipenderà tutto dalle condizioni sanitarie. Se lo permetteranno, perché no? Se, però, saranno ancora in piena evoluzione come ora, quando pare che stiamo andando verso un peggioramento della situazione, allora no. Sia chiaro che noi vogliamo giocare a calcio: è la nostra passione, ma in questo momento il pensiero dev’essere rivolto ad altro e non al gioco del calcio“.