Marco Cernaz: “La pandemia ha cambiato tutto, anche il modo di fare Sport”.

di Francesco Tonizzo

Marco Cernaz, il mondo dello Sport come si deve muovere verso l’orizzonte post pandemia?
Credo che sia importante essere curiosi, soprattutto. Oggi, nel mondo dello Sport, bisogna allenare la curiosità, che è l’unico elemento motrice del cambiamento che sta succedendo. Nella mia attività, nell’àmbito della Scuola dello Sport del Friuli Venezia Giulia, porto dei dati e tratto lo Sport, anche dilettantistico, come se fosse un’azienda, usando le stesse metriche. Analizzo, faccio domande, preparo strategie e finisco con il dare attuazione alla fase operativa. Se mantengo la curiosità, posso esplorare nuove possibilità, perché il mondo dello Sport, da qui a qualche mese e anche più in là, sarà molto diverso da quello al quale siamo tutti abituati, pre-pandemia”.
Come convincere i dirigenti sportivi su questo concetto?
Sono disponibili gratuitamente on line ci sono dati che propongono una sintesi della realtà: analizzando il territorio delle Asd, i numeri sono molto interessanti. Detto con estremo rispetto per chi ha sofferto e soffre a causa del Covid, ci sono stati effetti virtuosi: il 37% ha affermato che si sente di essere stato più attivo nella pratica sportiva, a livello fisico, durante il lockdown. C’è stata una presa di coscienza importante da parte dei fruitori dello Sport. Una parte di attività sportiva è vietata dai vari DPCM e molte persone hanno praticato attività nuova sul web. Il 74% degli intervistati ha utilizzato servizi web per praticare sport. Lo sport è e sarà diverso: come esiste lo smart working, si svilupperà sempre di più quello che io chiamo ‘smart sport’. Magari, in futuro faremo due allenamenti al campo o in palestra e uno casa”.
Qualcuno può obiettare che in questo modo si ridurrebbero le risorse.
Se oggi si offre un buon prodotto, sia nella realtà, sia on line, i clienti o tesserati sono disposti a pagare anche il servizio on line, se fatto bene. Non serve investire denaro: serve la buona volontà. Importante è iniziare, serve agire, imparare dal fare: ‘learning by doing’ dicono in America. All’inizio è possibile che non sia una cosa efficace, ma in futuro può essere un servizio aggiuntivo utile. Il periodo di lockdown, il 60% dei soggetti ha offerto servizi gratuiti per andare incontro ai propri iscritti, ma esistono esempi anche di servizi a pagamento. E’ ovvio che non c’è certezza di successo, però se non proviamo, non possiamo avere riscontri. E, se lo Sport non riparte nell’immediato, io dico: proviamo strategie nuove, che magari domani mi consentiranno di riaprire”.
Quale il feedback che ricevi dai massimi dirigenti sportivi, a livello federale?
Li prenderei volentieri a calci nel sedere. Molti dirigenti fanno difficoltà ad aprire anche solo un profilo facebook e chiedono a me di andare a formare i loro dirigenti di Asd, pur senza voler mettersi in gioco. C’è grande ritrosia, anche da parte delle figure apicali a livello dirigenziale locale. Noi diamo alternative”.
E quale il feedback dai dirigenti di società?
Nutro grandissimo rispetto nei confronti dei dirigenti sportivi delle società del nostro territorio. C’è gente che ha rischiato anche patrimonio proprio per far mandare avanti i sodalizi, gente che fa il presidente da anni e decenni: chapeau! Alcuni di questi hanno delegato la comunicazione social: nel 2020 non si può più fare”.
Poca attitudine alla consapevolezza di sé e al cambiamento: è pigrizia, paura o cosa?
Se un ragazzino non è talentuoso, non si sveglia e si propone a seguire i social. Non funziona così. Devono essere i dirigenti ad attivare il processo, a proporre nuove opportunità Mancano le domande, non le risposte. Le risorse sono sempre all’interno del patrimonio delle nostre società sportive: il problema vero è che non le cerchiamo. Anche lo sport dilettantistico si sta professionalizzando al massimo e c’è bisogno di figure nuove, da costruire e formare, all’interno dei sodalizi”.

L’intervista completa è disponibile sulla nostra pagina facebook.