Lo Sport italiano ancora senza guida: ora è anarchia

di Francesco Tonizzo

E’ passato quasi un mese dal 13 febbraio 2021, quando Mario Draghi assunse l’incarico di guidare il Governo della Repubblica Italiana e ancora nulla si sa in merito alla figura che deve sostituire Vincenzo Spadafora nel ruolo di punto di riferimento per lo sport italiano. Il nuovo Premier italiano ha cancellato il dicastero dello Sport, tornando alle origini dei rapporti tra politica e mondo sportivo, però non esiste ancora traccia di un sottosegretario, di un delegato, di qualcuno che risponda in prima persona alle esigenze dialettiche e gestionali dello Sport italiano.
In questo periodo di “vacatio legis” non può formalmente farlo il CONI, esautorato dalle proprie funzioni storiche dall’avvento di Sport & Salute SpA, società creata ad hoc che, si legge nello statuto dell’organismo diretto da Vito Cozzoli, “produce e fornisce servizi di interesse generale a favore dello sport, secondo le direttive e gli indirizzi dell’Autorità di Governo competente in materia di sport, inclusa a titolo esemplificativo la promozione e l’organizzazione di eventi, la gestione di centri e impianti sportivi, a favore dei soggetti pubblici o privati che operano nel campo dello sport e della salute e provvede a sviluppare e sostenere la pratica sportiva, i progetti e le altre iniziative finalizzati allo svolgimento di attività a favore dello sport, della salute e dello sviluppo della cultura sportiva ed è il soggetto incaricato di attuare le scelte di politica pubblica sportiva, con particolare riferimento all’erogazione dei contributi per l’attività sportiva da destinare alle Federazioni Sportive Nazionali e agli altri soggetti indicati…

Sull’argomento è intervenuto il parlamentare del Movimento 5 Stelle, ed ex judoka, Felice Mariani – il primo italiano a vincere una medaglia olimpica nel judo, nel 1976 a Montreal – che ha rilasciato delle dichiarazioni riportate dall’ANSA.
Non è più tollerabile questo silenzio da parte del Governo, ci sono realtà che rischiano di non riaprire più, famiglie che non possono più aspettare che qualcuno si ricordi di loro, il mondo dello sport non può più permettersi di tacere davanti a tanta indifferenza. Voglio appellarmi a tutti i miei colleghi, a tutte le forze politiche, chiedendo a gran voce una maggiore attenzione nei confronti della realtà sportiva che già era in gravi difficoltà, ma ora è al collasso. Chiedo altresì al Governo di nominare quanto prima una figura autorevole con la delega allo sport: ci sono donne e uomini, atleti, sportivi, associazioni e gestori che in un momento così delicato hanno il diritto di chiederci aiuto e noi abbiamo il dovere di tutelarli e sostenerli in modo incisivo nel minor tempo possibile”.

Dal canto suo, attraverso interventi sui social network, proprio l’ex Ministro Vincenzo Spadafora insiste sulle politiche da lui portate avanti, chiedendo a Mario Draghi di accelerare sulla nomina del sottosegretario e/o delegato allo Sport. Spadafora tiene viva l’attenzione sull’argomento, però dei tanto attesi bonus per i lavoratori del settore e i contributi per le Associazioni e le Società Sportive ancora non c’è traccia. La crisi e la conseguente caduta del Governo di Giuseppe Conte ha impedito allo stesso Spadafora di far approvare i decreti di sostegno all’economia sportiva.
Si dovrebbe saperne di più dopo l’approvazione del prossimo decreto, già annunciato da Mario Draghi, ma le tempistiche sono fumose.

Lo scorso 24 febbraio, quando fu annunciata la lista dei 39 sottosegretari, fu annunciato che “sarà successivamente designato il Sottosegretario alla Presidenza del Consiglio con delega allo Sport”.
Attendiamo sviluppi.

Soprattutto, attendono sviluppi tutte le persone che vivono, lavorano, sono occupate e hanno figli, parenti, amici impegnati nel mondo dello Sport dilettantistico.

La verità è che la politica nazionale, ancor più di quella locale, è nel marasma decisionale. La pandemia continua a mietere vittime, il piano vaccinazioni, l’unica vera soluzione, è partito a rilento e con troppi ostacoli, anche di carattere burocratico, oltre che di sostanza.
E allora si assiste a prese di posizione del tutto dissimili, in base alle sensazioni del momento. Per esempio, in Friuli Venezia Giulia, le società di calcio dell’Eccellenza hanno deciso di temporeggiare e non iniziare a giocare. In Veneto, 16 società di calcio dell’Eccellenza si sono dette favorevoli alla ripartenza, 20 hanno detto di no: quindi si ripartirà dopo il 6 aprile con una formula rivista e corretta del torneo.
In Friuli Venezia Giulia, le società di pallavolo hanno deciso di ripartire anche con i campionati regionali, in Veneto no, però i campionati interregionali nazionali, dalla B2 in su, hanno ripreso senza retrocessioni.
In Friuli Venezia Giulia, la maggioranza bulgara delle società regionali di pallacanestro ha deciso di non ripartire e ora si attendono novità sulla formula dei gironi e dei campionati. E le continue voci sul declassamento della Regione a zona rossa certo non favoriscono i ragionamenti sul da farsi.
Insomma, schizofrenia gestionale generale. Dovuta principalmente all’assenza di precise e chiare direttive che arrivino dall’alto. Direttive che non arrivano perché in alto, al vertice della piramide, non c’è ancora nessuno.
Intanto, intere generazioni di giovani non riescono a fare sport in sicurezza, perdendo anni cruciali nella propria crescita. Vanno a scuola a singhiozzo perché, a oltre un anno dallo scoppio della pandemia, ancora non c’è un piano gestionale per l’emergenza. I soldi promessi non arrivano. E, in ultima analisi, dove si riesce a fare sport, nelle competizioni di interesse nazionale, pur dovendo gli eventi disputarsi a porte chiuse, si vedono centinaia di persone sugli spalti, peraltro pure vocianti e schiamazzanti, nonché incuranti delle necessità e degli obblighi. Però, fioccano multe nei locali, anche privati, in caso di assembramenti non autorizzati. Una confusione assoluta, figlia dell’assenza di regole e di assenza di sensibilità civica.

Di nuovo: attendiamo sviluppi…