La (fioca) luce in fondo al tunnel del lockdown

di Francesco Tonizzo

Si inizia ad intravedere una piccola luce in fondo al tunnel del lockdown che ha fermato lo Sport dilettantistico nell’autunno del 2020. Il Comitato Tecnico Scientifico ha aperto alla possibilità che le società di calcio di serie A possano ospitare mille tifosi negli stadi in primavera, mentre la FederCalcio si è posta l’obiettivo di riuscire ad ospitare, in estate, nel corso delle partite dell’Europeo, un numero di tifosi fino al 30 per cento della capienza dello stadio Olimpico di Roma, in occasione delle partite della Nazionale.

La Gazzetta dello Sport ha riportato la notizia dell’incontro tra Lega Serie A e il Comitato Tecnico Scientifico per parlare di tempi e modalità di una parziale riapertura al pubblico di stadi: le trattative in atto avrebbero dato esito positivo e le intenzioni, sempre tenendo conto della curva dei contagi, sarebbero quelle di riaprire a mille persone in primavera. Servirà un periodo di osservazione di almeno quindici giorni per osservare l’andamento della curva dei contagi e il numero di persone più o meno immunizzate dalla seconda dose di vaccini e poi si potrà riparlarne.

Come si può intuire, la luce in fondo al tunnel è flebile. Intanto riguarda solo la serie A e le partite della Nazionale. Nulla a che vedere con il calcio dalla serie B in giù e men che meno con il calcio dilettantistico.
Magari, qualcuno può scambiare quella flebile luce per un faro da stadio, di quelli da migliaia di watt: pur di poter concretizzare la propria speranza di tornare a seguire lo sport dilettantistico in presenza, può capitare questo ed altro.

Nella realtà dei fatti, è giusto mantenere un profilo molto basso, senza lasciarsi andare a voli pindarici, perché già altre federazioni, tipo la FederBasket, hanno emanato dei protocolli sanitari ad hoc per favorire la ripresa dello sport dilettantistico su base regionale. In questi documenti è specificata la necessità dei tamponi, dell’isolamento dei soggetti positivi, della visita medica e dell’apposito certificato sottoscritto dal medico (la cosiddetta “attestazione return to play”) per rientrare dopo aver dimostrato la negativizzazione del proprio profilo sanitario in ottica covid… Vieppiù, la FederBasket ha stabilito in 80 (non più di 25 appartenenti al gruppo squadra ospite) il numero massimo di persone che possono entrare, giocatori e ufficiali di campo compresi, nei campionati interregionali e regionali principali, e 45 (non più di 16 gli ospiti) nei campionati regionali minori. Sempre che le società vogliano giocare, perché un recente sondaggio tra le società di pallacanestro del Friuli Venezia Giulia ha rivelato che sono parecchi i sodalizi che non intendono far ripartire la macchina in questo momento. Addirittura, il presidente del Sistema Basket Pordenone, Davide Gonzo, ha esternato a mezzo stampa la propria volontà di ripartire solo a settembre.

Per contro, basta guardare le dirette sui vari social network delle partite dell’Interregionale per rendersi conto che il concetto di “Accompagnatori” appartenenti al gruppo squadra ospite, così come di “componenti del gruppo squadra di casa” è del tutto vago ed interpretabile. Senza voler puntare alcun dito contro nessuno, una partita a porte chiuse che abbia duecento o più spettatori rappresenta una situazione grottesca. Un conto è avere 200 spettatori allo stadio Friuli, un conto è contarli in uno degli impianti del calcio di serie D. E se, come nelle ultime partite, finisce che piove, allora sono tutti ammassati sotto la tribuna per non bagnarsi, alla faccia della necessità di distanziamento.

Infine, tra i dettagli importanti e per nulla secondari da tenere in debita considerazione, c’è anche la crisi di Governo, che ha portato alle dimissioni di Giuseppe Conte e allo scioglimento del suo gruppo di Ministri, compreso il mandato a Vincenzo Spadafora.
Poche ore dopo l’affidamento dell’incarico di nuovo Premier a Mario Draghi (che al momento in cui scriviamo, non ha ancora sciolto le riserve), proprio l’ex Ministro dello Sport, Spadafora, ha postato una frase che ha lasciato esterrefatti tutti gli addetti ai lavori nel mondo sportivo: “Non conoscevo invece il mondo dello sport, al quale mi sono avvicinato con curiosità, rispetto e attenzione”, ha scritto. Un clamoroso autogol, al di là dell’impegno che si deve riconoscere a un Ministro che si è trovato a dover gestire la peggiore crisi del settore che si sia mai vista nella storia.
Finché il nuovo esecutivo di Mario Draghi non entrerà in carica e nel pieno dei propri poteri, ogni situazione resterà cristallizzata, compresa la gestione delle cose sportive. Eppoi, una volta in carica, il nuovo Premier avrà lo Sport tra le sue priorità? Difficile esserne certi.
E, vieppiù, il nuovo Ministro dello Sport, porterà avanti le istanze di uno Spadafora che ha candidamente confermato di non essere competente in materia sportiva, o proverà a cambiare rotta? Esiste anche la possibilità che lo stesso Vincenzo Spadafora sia confermato quale Ministro dello Sport, ma al momento appare decisamente remota e, con quella frase, par proprio che l’ex reggente del dicastero di via della Ferratella si sia giocato definitivamente ogni possibilità di conferma.

In ultima analisi, quella luce in fondo al tunnel è ancora molto fioca. La ripresa non è vicina. E il tempo per riuscire a completare, almeno in Eccellenza, il piano di conclusione della stagione sportiva 2020/21 stringe sempre di più.