Il calcio si ferma, ma il DPCM solleva dubbi di forma e sostanza

di Francesco Tonizzo

Il Presidente del Consiglio Giuseppe Conte ha abbassato di nuovo la sbarra al calcio dilettantistico. Dal 26 ottobre e per (almeno) un mese, il pallone si ferma, dall’Eccellenza in giù. O almeno così pare.

Già un primo stop era arrivato la settimana scorsa con il DPCM che aveva fermato i campionati provinciali, compresa la Terza categoria, le giovanili e le scuole calcio. Oggi, l’ennesimo Decreto firmato dal Premier sospende eventi e competizioni sportive degli sport individuali e di squadra, svolti in ogni luogo, sia pubblico sia privato.

Gli unici campionati che continueranno a giocare saranno quelli di interesse nazionale che potranno rispettare i protocolli sanitari emanati dalle rispettive Federazioni. Anche se il Dpcm del 24 ottobre, leggendo e scorrendo il testo, solleva dubbi ed incertezze.

Al punto e) dell’articolo 9, si legge che “restano consentiti gli eventi e le competizioni sportive, riconosciuti di interesse nazionale, nei settori professionistici e dilettantistici (…) all’interno di impianti sportivi utilizzati a porte chiuse ovvero all’aperto senza la presenza di pubblico, nel rispetto dei protocolli (…)”.

Al punto g) dello stesso articolo 9, si legge che “fatto salvo quanto previsto alla lettera e) in ordine alle competizioni sportive di interesse nazionale, lo svolgimento degli sport di contatto (…) è sospeso; sono altresì sospese l’attività sportiva dilettantistica di base, le scuole e l’attività formativa di avviamento relative agli sport di contatto, nonché tutte le gare, le competizioni e le attività connesse agli sport di contatto, anche se aventi carattere ludico-amatoriale”.

Ora, non occorre essere fini giuristi per capire che se al punto e) si consente lo sport di squadra professionistico e dilettantistico (la serie D è campionato semiprofessionistico, nel calcio con il termine “dilettanti” s’intende i campionati dall’Eccellenza in giù: non sono campionati nazionali, ma i protocolli li attuano comunque) a porte chiuse (quindi senza pubblico e dunque senza possibilità di contagi), mentre al punto g) si sospende lo sport di contatto, c’è qualcosa che non quadra. Nella stessa pagina del DPCM si leggono due cose diverse, che mettono in crisi chi poi quel decreto lo deve osservare e rispettare.

Come, purtroppo, già in altre occasioni, serve attendere l’interpretazione autentica, che nelle ore successive alla firma e alla pubblicazione del DPCM non è arrivata. Solo parecchie, decisamente troppe supposizioni, quando invece sarebbe meglio una voce unica ed inconfutabile. Sui mezzi d’informazione, si legge che il calcio e gli altri sport di contatto sono sospesi, allenamenti compresi, dall’Eccellenza compresa in giù.

Il Ministro per lo Sport Vincenzo Spadafora ha fatto sapere di aver “compiuto ogni sforzo possibile per evitare la sospensione delle attività, compresa l’emanazione solo tre giorni fa di un protocollo con regole ancora più stringenti. Purtroppo però non è servito a nulla perché i dati sono peggiorati e ancora una volta stavamo rischiando di andare verso il collasso del Sistema sanitario. Il numero di contagi quotidiano, di ricoveri in terapia intensiva e, purtroppo, di decessi legati al Covid 19 è arrivato a una soglia critica e allora il Governo ha dovuto assumere scelte difficili per limitare in modo significativo le occasioni di spostamento e di incontro”.

Magari, nei prossimi giorni arriveranno davvero gli 800 euro di indennità per i collaboratori sportivi. Lo stesso Ministro Spadafora ha annunciato l’attivazione di un plafond di 50 milioni di euro da utilizzare per finanziare contributi a fondo perduto destinati a società e associazioni sportive. Magari un mese passerà presto e la curva dei contagi prenderà la traiettoria auspicata da tutti. Nelle ultime 24 ore sono stati registrati in Italia 21.273 nuovi casi, con 161.880 tamponi, il 13% del totale, mentre il numero totale di vittime, dall’inizio dell’emergenza, è salito a 37.338: l’associazione dei medici ospedalieri ha definito “gravissima” la situazione

Il DPCM del 24 ottobre serve a (provare a) rispondere soprattutto a questi numeri. Solo nell’ultimo fine settimana, il Comitato della LND del Friuli Venezia Giulia ha rinviato una decina di partite, in tutte le categorie, a causa di tamponi positivi in cinque squadre (su 164 totali da Eccellenza a Seconda categoria comprese). Dieci partite rinviate su 82 rappresentano il 12% del totale delle gare. Tredici per cento dei tamponi positivi, 12% di gare rinviate: la congruenza dei numeri è quasi perfetta.

Adesso si prova a fermare di nuovo tutto, come già a marzo. E, leggendo il DPCM, le misure sono rivolte a tutti. 
Il 24 novembre capiremo se sia stata una mossa utile e positiva, oppure no.