Giovanni Messina (SGS): “Per i giovani, tutto quel che è consentito si faccia”

di Francesco Tonizzo

Negli ultimi giorni, una frase del Ministro per l’Istruzione Patrizio Bianchi è stata molto enfatizzata. “…C’è lo sport inteso come salute, molti bambini crescono non avendo cura del proprio corpo. Il tempo pieno deve essere proprio finalizzato ad aiutare ai nostri studenti una vita più complessa“, ha detto il Ministro, nel corso di un’intervista. Le sue parole hanno attirato l’attenzione di Valentina Vezzali, Sottosegretaria con delega allo Sport, che ha dichiarato in una nota riportata dall’ANSA: “Apprendo con grande soddisfazione l’apertura pubblica espressa dal Ministro dell’Istruzione, Patrizio Bianchi, circa l’importanza dello sport nell’ambito della ‘nuova scuola’. Condivido non solo l’esigenza di delineare i profili della ‘nuova normalità’ che ci troveremo a vivere, ma anche e soprattutto l’importanza che all’interno della vita scolastica sia presente ancora più sport, non solo inteso come attività ludico-motoria ma anche come elemento didattico in tema di rispetto delle regole e benessere“.

Finora ci sono state solo parole e nessun fatto concreto in favore dei giovani. E’ ripartito anche il campionato d’Eccellenza, seppur con una formula molto particolare e non in tutte le Regioni – compreso il Friuli Venezia Giulia, dove le Società hanno deciso per l’annullamento della stagione e solo due, la Pro Gorizia e il San Luigi, hanno scelto di proseguire nell’Eccellenza veneta -, ma troppi giovani che svolgono attività su base regionale sono fermi, prima vessati dalla decisione delle proprie società sportive di bloccare gli allenamenti, poi bloccati a casa dalle restrizioni imposte dall’istituzione delle zone arancioni e rosse nei vari territori.
Le Istituzioni nazionali della politica sportiva non paiono interessarsi troppo della questione. I Comitati locali, anche perché più a stretto contatto con la base, hanno acceso più volte la dialettica sull’argomento, ma ancora nulla è successo.

Abbiamo chiesto al professor Giovanni Messina, coordinatore del Settore Giovanile Scolastico in seno alla FederCalcio in Friuli Venezia Giulia, un commento sull’intenzione del Ministro Bianchi di ripartire dallo Sport a Scuola: cosa significa e cosa, in concreto, si può fare?

Sinceramente, non so bene cosa voglia dire il Ministro Bianchi. Dalle sue poche parole che ho letto sugli organi di stampa, posso intuire che lui consideri l’educazione fisica non come la mera ginnastica di una volta, ma come un qualcosa che ha la stessa dignità delle altre discipline. Negli anni, ci sono state diverse iniziative che però non sono decollate, tipo l’idea di creare dei gruppi sportivi nelle scuole secondarie. Alcune iniziative hanno avvicinato la Scuola agli atleti di alto livello, laddove gli insegnanti delle Superiori mettono in atto con atleti di livello nazionale, tipo i calciatori del campionato Primavera, determinate scelte, tipo quella di non interrogare il lunedì se nel weekend c’è stata una manifestazione sportiva, magari in trasferta“.

Riguardo alle parole di Patrizio Bianchi, attendiamo dunque eventuali delucidazioni dal Ministero dell’Istruzione. Professore, quanto i nostri ragazzi stanno soffrendo l’assenza di agonismo, oltre che della didattica?

Vado controcorrente. Ci sono dei casi nei quali i ragazzi delle scuole medie, in particolare chi non pratica attività sportiva, che hanno visto di buon occhio questo mese a casa, in didattica a distanza, perché si riposano di più, si organizzano meglio con i compiti. Qualcuno, dunque non patisce, anche se chiaramente tutti auspicano di poter rientrare a scuola perché se si dovesse continuare con la DAD fino a giugno anche questi vantaggi verrebbero meno. Premesso ciò, senz’altro molti giovani sono in difficoltà per la mancanza di attività agonistica sportiva in senso stretto. Le limitazioni che abbiamo in ambito sportivo dipendono dai vari DPCM emanati dal Governo: nel calcio giovanile, è il Governo che ha vietato, da ottobre, il contatto negli sport di squadra, sebbene permettendo gli allenamenti individuali e con distanziamento. In questo contesto, alcune Società sportive si sono messe in gioco, proponendo comunque da ottobre e fintantoché non è stata di nuovo istituita la zona rossa, mantenendo attività, rispettando i protocolli, per tenere aggregati i gruppi: a queste Associazioni fa fatto un plauso. Parallelamente, posso comunque comprendere le ragioni di chi ha deciso di chiudere a novembre, nonostante le concessioni, un po’ perché non si sentivano in grado di garantire la sicurezza, un po’ perché interveniva l’aspetto etico nel non voler proseguire l’attività con una pandemia in atto. E’ chiaro che i ragazzi di queste ultime Società hanno patito di più“.

Dal punto di vista del Giovanni Messina educatore, è giusto o sbagliato tenere fermi i ragazzi, anche in presenza di una pandemia? Tante Società affermano che l’attività sportiva è molto più facilmente un deterrente alla propagazione del virus, piuttosto che una minaccia per la salute.

La rivista scientifica internazionale PLOS One, già a giugno scorso, aveva detto chiaramente che, appena fosse stato possibile, bisognava far riprendere l’attività ai nostri giovani, per diversi motivi. Non tanto per la diffusione del virus, quanto per gestire gli aspetti dell’aggressività, della depressione, notati già nei due mesi di lockdown della scorsa primavera 2020. Non ho problemi a dire che io sono un fautore dell’idea che quello che si può fare, è bene farlo. C’è stato un momento in cui qualcuno diceva di voler interrompere tutto perché non era possibile continuare a fare attività in piena emergenza e che anche gli allenamenti andavano chiusi: c’era la visione di chi diceva che c’erano troppe chiusure e la visione di chi voleva chiudere ancora di più. La mia visione personale è che, seguendo le insindacabili norme del Governo, all’interno dei vincoli imposti bisogna fare il più possibile. Chi l’ha fatto ha i miei complimenti perché hanno fatto del bene ai ragazzi. Però, permettetemi alcune precisazioni“.

Prego…

Qualcuno dà la colpa anche al Settore Giovanile Scolastico per l’attività sportiva giovanile non svolta: intanto, il SGS che rappresento ha solo un ruolo tecnico, metodologico e di promozione del calcio. Le scelte di politica sportiva competono ad altri organismi. Sia chiaro: io vengo nominato e ho un ruolo tecnico, chi fa le scelte è persona eletta. Per esempio, già a giugno scorso, dato che il DPCM aveva concesso la ripresa dell’attività, il Settore Giovanile Scolastico aveva pubblicato un documento rivolto agli allenatori che riportava suggerimenti di attività che potevano essere fatte, in base alle norme sul distanziamento. Anche a ottobre abbiamo prodotto una cosa simile, una settimana dopo il DPCM di quel periodo. A febbraio è invece uscito un documento che intendeva aiutare gli allenatori dal punto di vista organizzativo delle attività individuali: tutti consigli dettati dalla nostra funzione di sostegno agli allenatori sotto l’aspetto delle metodologie“.

La seconda precisazione?

Anche nel momento in cui alcune Federazioni o componenti varie del mondo sportivo, compresi organismi locali, dicevano di dover chiudere tutto, noi come SGS affermavamo che la norma nazionale permette di fare allenamenti. Tutto ciò perché ritengo, anche personalmente, che far svolgere attività ai giovani, rispettando le norme, sia assolutamente opportuno. Inoltre, qualcuno si è lamentato di aver notato campi nei quali si gioca 11 contro 11 con casacche e divise come fosse una partita, in situazioni di allenamenti evidentemente fuori norma. A me è arrivata una sola segnalazione e l’obiettivo del Settore Giovanile Scolastico è fare in modo che non succeda più. In presenza di un DPCM che mette dei vincoli, le Autorità che possono eventualmente sanzionare il comportamento sbagliato sono le forze di Polizia, non la Federazione, che si limita a segnalare, qualora ne venga a conoscenza. Noi aiutiamo a far svolgere l’attività nei modi consentiti“.

In ultima analisi, cosa bolle nella pentola del Settore Giovanile Scolastico per l’immediato futuro?

Da mesi vado dicendo che stiamo tutti navigando a vista. A febbraio, un mese fa, avrei messo la mano sul fuoco sul ritorno a scuola, ma nel giro di due settimane siamo rientrati in zona rossa, rimanendo tutti a casa. Questa situazione non ci permette di andare oltre l’immediato. Premesso ciò, il Settore Nazionale sta pensando a piccoli gironi a rapido svolgimento, a comprendere poche squadre e riservati ai ragazzi dai 5 ai 13 anni, qualora fosse consentita l’attività di contatto, magari in estate. Se invece non fosse possibile, allora punteremmo su modalità di challenge on line, attività per la quale uno si registra la propria prestazione individuale su un portale, per concorrere a una competizione digitale. Poi, c’è tutta la questione dei centri estivi, dei quali parleremo appena usciranno le informazioni dettagliate“.

Professor Messina, l’allenamento individuale è calcio o no?

Anche l’aspetto digitale, se vogliamo, non è calcio. Qualcuno voleva anche portare alle Olimpiadi qualche forma di gioco digitale: esistono delle forme estreme che vanno in quella direzione. Io dico che, in una situazione di pandemia, la tecnologia può dare qualche soluzione utile, tipo la didattica a distanza che ha dato soluzioni ai problemi dell’attività scolastica. E’ chiaro ed evidente che tutti, appena possibile, non vediamo l’ora di ricominciare a fare il calcio che tutti noi conosciamo ed amiamo“.