E’ il momento giusto per riformare lo Sport italiano, ma se i vertici litigano…

di Francesco Tonizzo

Le difficoltà nel gestire l’emergenza, tra protocolli, Dpcm, contagi sparsi, troppi rinvii di partite, la serie D che annaspa, le “Minors” ferme, le giovanili nazionali che vorrebbero (o dovrebbero) e non possono allenarsi e giocare, Regioni in zona rossa, altre in arancione, altre in zona gialla, ma non per molto ancora, visti i numeri della pandemia.
Società sportive allo stremo economico, zoppicanti le teorie della valorizzazione del prodotto a livello mediatico: la concessione della diretta delle partite sulle pagine “social” delle squadre appare francamente troppo poco. Aprire senza vessazioni economiche alle Tv locali, almeno quest’anno, poteva garantire un aiuto importante. I calciofili si mettano il cuore in pace: nella pallacanestro, dalla serie A2 in giù, e nella pallavolo, la situazione è molto simile.
Finanche la grana della Divisione calcio a 5 ancora commissariata, che squarcia il velo sullo scontro evidente tra il presidente della Federcalcio Gabriele Gravina e il presidente della Lega Nazionale Dilettanti Cosimo Sibilia, che peraltro è anche vice-presidente vicario Figc e, si dice, con l’ambizione di diventare proprio il numero uno in via Allegri a Roma.

Ce n’è abbastanza per capire che il Calcio e lo Sport in generale, in Italia, stanno vivendo, a tutti i livelli, una crisi devastante.

Ci sono anche segnali positivi: la bella Nazionale di Roberto Mancini, con tanti giovani che giocano davvero al pallone, con tecnica e autorità anche a livello internazionale. Se non fosse che proprio questo dettaglio porta ad ulteriori domande. Se, finalmente, i fondamentali di base, almeno ad alto livello, sono tornati protagonisti, perché non sfruttare questo periodo di forzata inattività agonistica per permettere ai nostri ragazzi di allenarsi adeguatamente, pensando solo al miglioramento individuale? Perché far spendere risorse importanti per la sanificazione a tutte le società, se poi i massimi dirigenti sportivi del Friuli Venezia Giulia sono stati costretti ad invitare a chiudere tutto, anche se il Dpcm consentirebbe almeno gli allenamenti, a porte chiuse, con attività all’aperto, in forma individuale, rispettando il coprifuoco?

Ci sono esempi di società sportive che continuano ad allenarsi, in barba all’invito espresso da Ermes Canciani, Alessandro Michelli e Giovanni Adami, rispettivamente presidenti di LND, FIPAV e FIP del Friuli Venezia Giulia.
Viste le scene, riprese da video e fotografie, di movida, assembramento, aperitivi e digestivi, strusciate nei centri cittadini, di migliaia di persone incuranti della pandemia, ha davvero senso fermare lo sport, che invece i protocolli tende a rispettarli e a farli rispettare? Se proprio non si riesce a tenere la gente a casa propria, allora non è meglio permettere l’attività sportiva e consentire solo il take away dello spritz o della pizza a fine allenamento, così i locali lavorerebbero comunque, senza assembramenti inopinati? Qualcuno può obiettare che i bar e i ristoranti abbiano bisogno di lavorare: concetto molto giusto, ma qual è il senso di lavorare, per pagare le inevitabili multe per mancato rispetto dei protocolli? Non è meglio lavorare in un contesto più opportuno?

Più in generale, il momento di crisi che stiamo vivendo consentirebbe scelte drastiche, ma fondamentali per ripartire meglio di prima. Bisognerebbe cogliere l’attimo e ragionare su cosa investire, in termini di tempo e risorse, per garantirsi trend di crescita positivi negli anni a venire.
Esempi a caso, ma calzanti, di riforme necessarie?
Riforma dell’attività sportiva legata alla scuola: non serve scervellarsi, basta copiare quello che fa la Slovenia campione d’Europa nel basket con Luka Doncic, campione nel ciclismo con Primož Roglič e Tadej Pogačar, campione negli sport invernali, nella pallamano…
Nuove regole per l’impiantistica sportiva. L’Italia in Nations League di calcio ha appena battuto meritatamente la Polonia. Però consigliamo un viaggetto sul motore di ricerca di google, alla voce “impianti sportivi della Polonia”: paragonando il tutto alla situazione degli stadi e dei campi sportivi italiani, è meglio tenere a portata di mano un alka seltzer… Oppure, merita un’occhiata il velodromo di Plovdiv, in Bulgaria, dove il bujese Jonathan Milan ha vinto tre medaglie europee nel ciclismo su pista negli ultimi giorni. Una struttura fantastica, mentre in Italia, patria del pistard campione del Mondo Filippo Ganna, patria di atleti straordinari come la ventunenne Martina Fidanza, campionessa europea, patria del campione olimpico Elia Viviani, patria dello stesso Jonny Milan – e lasciamo in pace i campioni del passato -, nell’unico velodromo coperto sul suolo nazionale, a Montichiari, piove dentro…
Riforma della fiscalità delle sponsorizzazioni sportive: dovrebbe avere un senso anche economico investire nello sport. E, invece, cosa fa la LND? Sostanzialmente impedisce alle società, che in questo momento non hanno pubblico pagante negli impianti, di far girare i loro sponsor almeno nelle Tv locali, attraverso la visione delle partite: Tafazzi si faceva meno male. Siamo assolutamente d’accordo che il futuro prossimo sarà il web streaming, ma il Cjarlins Muzane gioca (forse) domenica ad Adria e ha bisogno di farsi vedere adesso, non tra cinque anni…

Dato che è quasi tutto chiuso e fermo, si potrebbe approfittare della situazione contingente per mettersi a lavorare, anche in videoconferenza, ognuno nel proprio ufficio, distanti e in pieno rispetto dei protocolli, sui temi appena esposti. Ma, poiché i vertici di FIGC e LND, per fare solo un esempio, litigano fra loro per situazioni non strettamente legate allo sport giocato, l’appello risulta abbastanza vano.

La storia dice che da ogni crisi qualche settore esce, inevitabilmente, con le ossa rotte, mentre altri settori escono rafforzati. Speriamo che da questa crisi lo sport non faccia parte dei settori vessati, perché sarebbe triste vedere, tra qualche anno, giovani interessati solo ai giochi on line, dal momento che il mondo digitale è sicuramente uno dei comparti che, da questa crisi, usciranno con notevoli profitti.