Dubbi da Covid-19: il calcio vissuto in sicurezza può essere un’occasione di ripartenza

di Francesco Tonizzo

Basta accendere la televisione o prestare un minimo di attenzione a ogni mezzo di informazione: l’attualità dice che i numeri del Covid19 sono ancora (e restano) preoccupanti. Pure Donald Trump e la moglie Melania si sono trovati impelagati con un virus che in tutto il mondo sta toccando livelli pari a quelli della febbre spagnola che nel 1918 flagellò mezzo globo. I numeri del Covid-19 dicono che oggi sono oltre 34 milioni i casi nel mondo, con un numero di vittime superiore al milione.
E’ ovvio che ogni argomento che riguardi il calcio abbia una rilevanza inferiore rispetto a tutto questo.
Però… al netto delle sofferenze di chi convive con il virus e ha perso dei cari a causa del virus, al netto delle difficoltà logistiche nell’affrontare la vita di tutti i giorni con mascherina e seguendo prescrizioni precise, al netto del rispetto dovuto a tutti, forse proprio il calcio e lo sport in generale possono essere intesi come un elemento di ripartenza, al pari delle attività produttive e culturali: possiamo dimostrare che abbiamo la capacità di adattarci a una situazione diversa, gestendo il virus, seguendo le disposizioni dei medici. E andare avanti.

Un paio di giorni fa, il presidente della Regione Friuli Venezia Giulia Massimiliano Fedriga ha firmato la nuova ordinanza, che in realtà prolunga l’efficacia delle disposizioni previste dall’ordinanza già in vigore in termini di comportamenti da adottare, mentre fissa in maniera univoca i numeri massimi di capienza consentita negli impianti.
Le strutture adibite a ospitare manifestazioni sportive di carattere non professionistico possano ospitare fino a un massimo di 1.000 spettatori all’aperto e 1.000 unità, personale e atleti inclusi, al chiuso. Inoltre viene esteso agli sport non professionistici all’aperto e confermato nelle strutture al chiuso l’obbligo di indossare mascherine, o adeguate protezioni per naso e bocca.
La parola chiave è “obbligo”. Occorre attenersi a queste disposizioni. Punto. Non sono interpretabili, non sono derogabili. Quindi chi si lamenta e pensa di poterne fare a meno sbaglia di grosso.

Le notizie che arrivano da altre parti d’Italia fanno storcere il naso. Ad esempio, ieri si è saputo che in Toscana i club iscritti alla Seconda categoria regionale hanno preso posizione comune ed inviato al Comitato di Firenze un messaggio che dice che “Se il protocollo è questo meglio fermarsi“. Regole troppo rigide: il calcio dilettanti è spesso solo una passione, specialmente nelle categorie inferiori e il rischio che una passione possa rovinare anche la vita di tutti i giorni, ijn primis quella lavorativa, è concreto.
In Friuli Venezia Giulia, il presidente della LND regionale Ermes Canciani e il suo staff hanno sempre tenuto, sin dall’inizio, una posizione chiara in tal senso. All’inizio si aspettò che fossero definite le regole, in primis gli àmbiti di responsabilità civile ed eventualmente penale in capo ai dirigenti. Proprio Canciani, in diretta su diversi network locali, fin dal mese di aprile aveva espresso chiaramente questo concetto e, da quello, con coerenza non si è mai scostato.
Poi, nel momento dell’apertura all’attività sportiva, ha in modo evidente consigliato a tutti di rispettare il protocollo, facendo anche numerosi richiami all’attenzione nell’applicazione delle regole. Ergo: ha dato la direzione da seguire.

E’ chiaro che non sempre tutti i piani riescono.
Spesso, in queste ultime settimane, si sono viste immagini di tifosi ammassati nei chioschi degli impianti sportivi, oppure seduti a stretto contatto di gomito sulle tribune. E senza voler colpevolizzare solo i tifosi del calcio regionale, è giusto riconoscere che basta  muoversi per strada o in giro per città e paesi della Regione per capire che il rispetto delle regole sanitarie non è ancora osservato da troppe persone.
E’ giusto applaudire chi si comporta bene. E’ necessario bacchettare chi non lo fa.

Nel fine settimana, già tre partite saranno rinviate a causa di casi di contagio: come avevamo già anticipato ieri, Diana – Reanese, Torreanese – Union Martignacco e Fiumicello – Mladost sono state rinviate. L’importante è rendersi conto che la decisione del rinvio è stata necessaria ed è intesa nel rispetto della salute di tutti, confidando che chi è stato vittima del contagio possa superare il problema e tornare il prima possibile alla vita di tutti i giorni e alla possibilità di giocare a calcio.

Ogni weekend, dall’Eccellenza alla Seconda categoria, ci sono in programma 82 partite da giocare sotto l’egida della LND Fvg. A questo giro saranno solo 79, a meno di rinvii dell’ultima ora (e occhio al maltempo che potrebbe fare più danni del coronavirus sui campi della Regione in questo fine settimana).