Denis Fiorin: “Territorialità e voglia di aiutare i più giovani i cardini di WEPN”

di Francesco Tonizzo

Le Istituzioni politiche e sportive latitano? Si parla tanto e si concretizza poco? Non è certo il caso del Pordenone calcio, che da anni ha attivato, come già altre realtà professionistiche, un progetto di affiliazione che coinvolge una lunga serie di società calcistiche e di scuole calcio radicate nel territorio del Friuli Venezia Giulia e del Veneto, toccando sette province, e che hanno nel sodalizio neroverde un punto di riferimento tecnico, organizzativo e sportivo di alto livello.

Negli ultimi giorni, il club del presidente Mauro Lovisa ha dato la stura a una evoluzione del progetto denominato “WePN“: l’iniziativa è individuare società sul territorio alle quali affidare l’incarico di diventare centri di formazione giovanile neroverde. Il primo accordo ufficiale è stato siglato con l’Eclisse Carenipievigina, che diventa così la 42esima realtà gemellata WePN.

Rispetto all’affiliazione, il Centro di formazione rappresenta uno step ulteriore di condivisione. Oltre al progetto tecnico e sportivo viene sviluppato un focus sul talento attraverso la formazione di atleti e tecnici. L’Eclisse Carenipievigina realizzerà, in particolare, un progetto tecnico motorio seguendo le linee guida del Pordenone, organizzerà sul territorio degli open day, il Camp estivo, periodici raduni e tornei, valorizzando d’intesa con le istituzioni locali gli aspetti socio educativi nelle scuole. Potrà, inoltre, attivare ulteriori sinergie e collaborazioni con le altre associazioni sportive locali, come ci spiega Denis Fiorin, responsabile del settore giovanile neroverde.

Si tratta di un passaggio successivo a quanto già facevamo, il concetto di affiliazione diventa più forte: vogliamo creare contenitori simili a quello che abbiamo già a Pordenone. Diventa una partnership con un lavoro consistente che tocca l’aspetto della scuola e del campo: abbiamo identificato delle aree di lavoro che saranno, praticamente, un prolungamento dell’attività del Pordenone calcio. Tutto ciò per favorire le fasce più basse dei bambini, in una fase storica di “abbandono”, a causa del Covid, in molte società che hanno rinunciato a fare attività: vogliamo aiutarle nella ripartenza, per crescere nel miglior modo possibile. Pensiamo che questo nostro possa essere un progetto motorio/educativo che ci consentirà una grande espansione nei prossimi anni“.

Giova sottolinearlo: tanti non fanno, Pordenone fa. E la CareniPievigina è la prima affiliata di questo che possiamo definire un progetto WePN 2.0.
Si, è un passaggio in più. Non vogliamo copiare i club di serie A che creano centri di formazione: abbiamo voluto creare un qualcosa in più in un momento nel quale pensiamo che l’attività di base nel dilettantismo abbia subito un anno di grosse perdite. Non soltanto economiche, ma soprattutto di esperienza motoria da parte dei bambini. Magari, col nostro supporto, si può cercare di dare ai bambini di determinati territori un’opportunità di crescita migliore e più completo. E’ questa l’idea che ha mosso questo progetto nell’ultimo anno: serve un cambio di tendenza, dopo questa stagione vissuta dai bambini. Spesso non se ne parla, noi abbiamo la fortuna che la Proprietà del Pordenone è sensibile a questo argomento e quindi è giusto che una Società importante come la nostra possa offrire questa possibilità di ripartire“.

Va ringraziato il Presidente Mauro Lovisa e tutto il sodalizio neroverde perché dimostrano che si può fare qualcosa per ragazzi che stanno “soffrendo” l’assenza di attività motoria di base. In ultima analisi, è possibile creare anche giocatori per la prima squadra attraverso questi progetti?
Assolutamente si. Un esempio ce lo dà proprio questo ultimo periodo, che ha visto l’esordio in serie B di giovani provenienti dal vivaio, anche a causa dell’emergenza che ha vissuto la prima squadra, tra infortuni e Covid: si sono fatti trovare pronti e rappresentano i primi segnali di questo concetto. Migliorando il loro lavoro e aiutati da noi, i centri di formazione e le società affiliate possono creare situazioni positive. Il Friuli Venezia Giulia e il Veneto orientale hanno sempre dato molti giocatori al professionismo: il territorio è secondo solo alla Campania da questo punto di vista. Se lavoriamo bene in questi territori, possiamo costruire davvero qualcosa di buono: meno dispersione di energie c’è in questa Regione, più possiamo coltivarci giocatori in casa. Ovviamente, qualcuno potrebbe attaccarmi facendo riferimento ai molti giovani stranieri che arrivano in Italia e spiegando che le rose delle squadre Primavera sono piene di giocatori non italiani: ebbene, il Pordenone no! Abbiamo deciso di essere territoriali, è la precisa volontà della proprietà e su questo è stato basato tutto il progetto. Far crescere le affiliate e i centri di formazione significa avere di ritorno uno scout importante sulla selezione dei ragazzini: il progetto non nasce per quello, però è ovvio che la seconda fase sarà quella che ci porterà ad avere giocatori provenienti dal nostro territorio“.