Crediti d’imposta e svincolo: lo Sport italiano tra sopravvivenza e morte

di Francesco Tonizzo

In Italia e nel mondo, la pandemia da Covid-19 ha determinato una crisi importante, a tutti i livelli e non fa eccezione lo Sport, inteso sia in àmbito professionistico, sia dilettantistico ed amatoriale. E se, almeno nello Stivale italico, il calcio milionario di Serie A, seppur con mille distinguo e con situazioni di bilanci di diversi club in forte allarme, ha a disposizione risorse ingenti provenienti dai diritti televisivi, tutto il resto, dal calcio dalla serie B in giù, fino alla pallavolo, alla pallacanestro e alle altre discipline sportive che vantano figure semiprofessionistiche o, comunque, dilettantistiche/professionali, rischia che il lock-down sia perenne.

Per provare a contrastare questo pericolo, è stato creato il Comitato Sport 4.0, costituito dalle principali leghe sportive: Calcio Lega Pro, Lega Basket serie A, Lega Nazionale Pallacanestro, Lega Basket serie A femminile, Lega pallavolo serie A maschile, Lega pallavolo serie A femminile, Federazione Italiana Atletica Leggera. Il Comitato rappresenta oltre 300 società che movimentano un budget considerevole e che si sono unite per fare fronte comune dinanzi al Governo, in particolare al Ministro dello Sport Vincenzo Spadafora e del Ministro delle Finanze Roberto Gualtieri. La richiesta principale è stata l’approvazione immediata del credito di imposta sulle sponsorizzazioni, come ci spiega Massimo Righi, presidente della Lega Volley di serie A e figura di riferimento all’interno del Comitato 4.0, intervenuto in diretta nella trasmissione “PresidenTIME”, in onda sul network FvgSport channel BH Tv.

Il credito d’imposta è già legge: era un decreto che è stato convertito. Il vero problema è che manca il decreto attuativo che sta rimbalzando tra i tavoli dei Ministri delle Finanze e dello Sport, che avevano trovato un’intesa sul testo finale, che ora è all’esame della Corte dei Conti: prima del 10 dicembre non sarà licenziato. Siccome il credito d’imposta si può ottenere entro il 31 dicembre 2020, paradossalmente più si va avanti più c’è possibilità che venga esteso anche oltre quella data, quindi nel 2021. La legge approvata a settembre prevedeva che tutti i contratti di sponsorizzazione sottoscritti dal 1° luglio 2020 al 31 dicembre 2020, purché pagati e regolarmente tracciati, potevano godere dell’abbattimento del 50 per cento del credito d’imposta. Molte aziende hanno promesso la sponsorizzazione solo se potevano beneficiare del credito d’imposta: molti sponsor, dunque, stanno aspettando per entrare nel business della sponsorizzazione sportiva e più si va avanti senza avere la legge efficace più sarà difficile sottoscrivere le sponsorizzazioni stesse perché il tempo stringe, la fine dell’anno è sempre più vicina e potrebbero non esserci i tempi tecnici anche per la contrattualistica e i pagamenti. Ecco perché abbiamo chiesto la possibilità di allungare questi contratti anche nel 2021, fino al termine della stagione sportiva a giugno. E abbiamo chiesto di confermare il credito d’imposta anche nel prossimo anno, innalzando il valore dal 50 al 90 per cento.

Ricordando che sono escluse dal credito d’imposta quelle società sportive che hanno scelto il regime agevolato e che quindi rientrano nella fattispecie elencate dalla legge 398 del 1991: per loro il Ministro Spadafora ha promesso l’istituzione di un fondo speciale. Cosa fa, nel concreto, il Comitato 4.0?

Abbiamo incontrato il ministro Gualtieri, sicuramente la figura più importante in questo momento storico. Più volte abbiamo incontrato il ministro Spadafora, decine di sottosegretari, lo stesso premier Giuseppe Conte. Abbiamo chiesto tre misure. La prima è il differimento di qualche mese del pagamento delle imposte che scadono a dicembre. Le altre due misure purtroppo non sono entrate nella prima bozza di accordo, nonostante le assicurazioni degli organismi ministeriali: in primis, il ristoro delle spese sanitarie sostenute in ragione dell’epidemia da covid, che sono costi ai quali non fanno fronte ricavi. Il secondo, ancora più importante, riguarda la possibilità di ricevere un prestito, un finanziamento con garanzia concessa dallo Stato, restituibile nell’arco di dieci anni, come succede per le piccole e medie imprese, di un importo massimo pari al 25 per cento del fatturato della società e comunque non superiore agli 800mila euro. Chi volesse superare gli 800mila euro dovrà presentare garanzie personali da parte dei presidenti di società. La ratio di questa richiesta è recuperare liquidità. A gennaio avremo davvero problemi e riuscire ad accedere a questi finanziamenti: è tutto concordato con lo Stato. E’ curioso che non sia stato inserito nella bozza della legge: ci aspettiamo comunque che ci sia un intervento concreto”.  

Qual è il rapporto con il ministro Spadafora?

E’ un gran lavoratore: si è impegnato molto nel mondo dello sport che è complicato. Ho condiviso alcune cose fatte da lui molto bene, altre no, tipo la riforma del lavoro sportivo: avevamo aperto un tavolo di confronto sul tema già con il Governo precedente, scrivendo una bozza di legge che non era così banalizzante come quella attuale. Non mi piace pure la riforma del vincolo sportivo. Poi, le leggi vanno rispettate, ma è chiaro che gli oneri previdenziali e assistenziali che graveranno sui contratti dei lavoratori sportivi, peraltro anche coerenti dal punto di vista sociale, saranno pesanti. Il problema è che il parametro è sempre il calcio di serie A: è ridicolo che un giocatore che prende dieci milioni di euro l’anno sia un dipendente. Bisogna costruire un percorso diverso per tutti gli altri sport che non siano il calcio di serie A: tutti hanno diritto a crearsi una propria previdenza, ma occorre pensare che la carriera di uno sportivo dura poco e avrei messo più attenzione a questo aspetto. Il Ministro Spadafora appare schiacciato in questo momento sulla questione della riforma dello Sport. Sono stati approvati cinque decreti attuativi, manca quello sulla Governance, argomento che mi interessa poco. L’aver spacchettato i decreti, senza pensare a questo aspetto di chi deve comandare mi porta a considerare che in Italia si fanno sempre figli e figliastri”.

Presidente, la pallavolo nazionale sta giocando i campionati di serie A: avete deciso di “murare” gli attacchi del virus?

L’idea è quella di portare avanti la stagione sportiva, cercando di salvaguardare la salute degli atleti, con la consapevolezza che una sospensione o un rinvio del campionato, anche se solo per qualche settimana, difficilmente prevederebbe anche una ripresa coerente con le regole. Non è detto che rinviando si risolvano le questioni. Quindi meglio provare a stringere i denti. Abbiamo istituito una commissione che valuterà la qualità delle partite, per capire se siano influenzate o meno dal Covid. Se questa commissione dovesse decidere che saranno troppe le partite rinviate, interverremo sulla formula del torneo stesso”. 

Il protocollo del quale vi siete dotati è efficace?

Il protocollo è coerente con le indicazioni ricevute dai medici sportivi e dall’ufficio sport della Presidenza del Consiglio dei Ministri. Al di là del protocollo, ci possono sempre essere degli interventi delle Aziende Sanitarie Locali, che non riconoscono questi protocolli, forse perché non sono di provenienza ministeriale: ciò genera la possibilità che le Asl vadano sopra le decisioni prese a livello sportivo, tipo quello che è successo in Juventus – Napoli e in altri casi. Noi proviamo a gestire queste eventualità, con tanta buona volontà e parlando direttamente con le Aziende Sanitarie, ma dipende da Regione a Regione e siamo un po’ in balia dei vari funzionari. E’ un problema di dialogo e di ascolto, cose che in Italia in questo momento mancano molto”.

I rapporti tra FederVolley e Lega Volley?

Per quanto riguarda il vincolo sportivo, siamo d’accordo con la Federazione. E’ una questione che riguarda soprattutto l’attività di base. Non abbiamo trovato alcuna sintonia per quanto riguarda le risorse straordinarie messe a disposizione da Sport&Salute alle varie Federazioni: la FIPAV ha ricevuto 3milioni e 600 mila euro, se non sbaglio, e il 25% di questi soldi dev’essere utilizzato nel ristoro delle spese dovute al Covid sostenute dalle società. Con tutto il bene che vogliamo per tutte le squadre d’Italia, a oggi è andato in capo alle società di vertice, quindi speriamo che siano soldi stornati ai team di serie A. A breve si inizierà a parlare d’altro, le elezioni federali per il prossimo quadriennio olimpico incombono e il rischio è che queste problematiche vadano in cavalleria

Anche il volley ha problemi di liquidità?

Il calcio di serie A riceve dai diritti televisivi e dei media una parte considerevole del proprio budget. Le banche scontano senza problemi le fatture di queste risorse, quindi mi pare strano che che ci siano problemi di liquidità per le squadre di vertice. Se ci sono è a causa di cattiva gestione. Discorso diverso si deve fare per tutte le altre categorie, tipo il calcio di serie C, la pallacanestro, la pallavolo, che non vivono di diritti televisivi: tutte le discipline dello sport per le quali la situazione è molto più complicata perché sono venuti a mancare tutti gli incassi da botteghino e le sponsorizzazioni. Queste ultime non sono venute a mancare, ma c’è un problema di liquidità perché le aziende non pagano, proprio per assenza di denaro in circolo. Nel pianificare al buio  questa stagione, abbiamo consigliato ai nostri club di definire il budget inserendo una cifra inferiore al 30% alla voce incassi: in tante società, c’è chi ha sottoscritto l’abbonamento come atto di fede, come una sorta di finanziamento a fondo perso alla società. Formalmente, il budget è coperto; dal punto di vista sostanziale c’è una grande crisi di liquidità. Ad oggi, le 48 società della Lega Volley hanno pagato i compensi stabiliti fino al mese di ottobre, quindi sono in regola. Il vero problema è che le risorse per arrivare a dicembre ci sono, dal prossimo mese in avanti sarà invece molto complicato”.