Cosimo Sibilia: Cento club professionistici in Italia sono troppi

di Francesco Tonizzo

Nel calcio che vedo? Meno professionismo: 100 società professionistiche non le reggiamo, c’è bisogno di una riforma vera. Non possiamo spendere oltre che quello che non ho. Fiducia nel calcio: dobbiamo capire che fare il passo più lungo della gamba non possiamo permettercelo. Leggiamo che ci sono 15 società di A su 20 che non possono pagare gli stipendi, una in Lega Pro che neppure si è iscritta. Super Lega? Dobbiamo ragionare in ottica di sistema, per quanto ci riguarda ragioniamo in ottica del paese Italia, una riflessione che non possiamo fare oggi“.

Cosimo Sibilia, presidente della Lega Nazionale Dilettanti e vicepresidente della Federazione Italiana Giuoco Calcio, è intervenuto nel corso di Punto Nuovo Sport Show, di Radio Punto Nuovo, esprimendo un concetto ormai evidente ai più, che assume una connotazione ancora più rilevante se richiamato dal numero uno della LND.
Questa dichiarazione del presidente Sibilia arriva in una giornata nella quale anche la pallacanestro ha sostanzialmente formalizzato l’assunto, consentendo ufficialmente alle Società cestistiche di serie A2 e serie B di ritirarsi, entro il 19 novembre, dal campionato senza incorrere in alcun tipo di penale, sportiva e amministrativa, per ricollocarsi in campionati minori a carattere regionale. In pratica, è come se, per esempio, una società dell’attuale serie B di calcio potesse ripartire dall’Eccellenza 2021/21.

Rinnoviamo l’appello alle Componenti dirigenziali dello Sport italiano e del calcio in particolare. La passione sportiva e l’impatto che soprattutto il calcio ha a livello economico e sociale sono elementi troppo importanti per non essere oggetto di una profonda riflessione e di una immediata presa di coscienza che si debba cambiare, ovviamente provando a cambiare in meglio.
La bella Nazionale di Roberto Mancini, punta dell’iceberg del movimento pallonaro italico, sta dando un ottimo esempio di ripartenza su basi concrete e solide. Sarebbe bene che il resto del movimento seguisse quell’esempio.