Calcio e sport regionali: è game over

di Francesco Tonizzo

Una volta era la media inglese, il principale numero al quale si guardava nel mondo del calcio per commentare la situazione di una data squadra. Un cammino efficiente, equilibrato tra casa e trasferta, garantiva il raggiungimento dei propri obiettivi, a seconda della cifra che esprimeva.
Oggi, il dato principale è invece il famigerato “indice RT”: in medicina, è il tasso di trasmissibilità di una patologia e, più è alto, più aumenta il pericolo che quella patologia diventi contagiosa e coinvolga più persone. La patologia protagonista del mondo del calcio, dello sport in generale e, ovviamente, della vita di tutti i giorni è per forza di cose il coronavirus, che ha sconquassato la nostra esistenza.

L’indice Rt è un valore basato su calcoli matematici e statistici, che permette di comprendere la potenzialità di trasmissione di un virus: a quel valore si guarda quando un Governo deve decidere se applicare il lock-down oppure no.

Un valore Rt che si attesta ad 1.00 indica che in media una persona affetta da coronavirus ne può contagiare un’altra, mentre un indice Rt pari a 2.00 indica che un paziente positivo può infettare altre due persone sane. Oggi, in tutta Italia, quel valore è attorno a 1,5.

Nel corso dell’informativa alla Camera dei Deputati della Repubblica Italiana, il presidente del Consiglio dei Ministri Giuseppe Conte stamani ha spiegato che “i dati delle ultime settimane indicano una curva epidemiologica in rapida crescita, con diffusione del virus su tutto il territorio nazionale. L’indice RT ha raggiunto la soglia critica di 1,5; il numero di nuovi positivi è cresciuto in maniera preoccupante. Risulta ormai difficoltoso, per gli operatori, tracciare in modo completo le catene di trasmissione. Lo stesso sta avvenendo peraltro in molti altri Paesi europei, in particolare in Germania e in Francia come ammesso pubblicamente dalla cancelliera Merkel e dal Presidente Macron. Questo quadro epidemiologico sta determinando una pressione

particolarmente severa sul servizio sanitario. Negli ultimi giorni si è infatti osservato un incremento significativo del numero di persone ricoverate e, conseguentemente, sono aumentati i tassi di occupazione delle degenze in area medica e in terapia intensiva. Da tutto ciò deriva la necessità di adottare misure che consentano di raffreddare e mitigare il più possibile la curva di crescita del contagio, al fine di alleviare il carico, già molto pesante, sul sistema sanitario”.

Il Premier Giuseppe Conte ha poi proseguito spiegando che “la ratio che ha ispirato le misure è coerente con il modello adottato per la fase di ripresa delle attività. Quel modello ha portato alla creazione di quattro classi di rischio (basso, medio-basso, medio-alto e alto) ed è basato su tre parametri: esposizione, prossimità e aggregazione. Come è noto, la riapertura progressiva delle attività ha interessato prima alcune classi di attività lavorative, poi quelle commerciali e, infine, quelle che potremmo definire ludico-ricreative. Per questo, nel momento in cui siamo costretti a progressive restrizioni , dobbiamo inevitabilmente adottare i medesimi criteri, procedenti sempre se vogliamo operare con coerenza nel segno dell’adeguatezza e proporzionalità. Quindi inevitabilmente dobbiamo adottare i medesimi criteri, procedendo a ritroso, a partire da quelle attività che presuppongono e determinano propensione alle relazioni sociali, anche – se non soprattutto – tra persone che si conoscono poco o addirittura sconosciuti”.

Inoltre, Giuseppe Conte ha rimarcato che “sono sospese tutte le competizioni sportive, ad eccezione di quelle professionistiche a livello nazionale, senza pubblico però. Per ciò che concerne l’attività sportiva di base rimane consentita solo quella non da contatto e comunque al di fuori di palestre e piscine”.

Signori, è game over. È il triplice fischio finale: la partita è chiusa. Dall’Eccellenza Fvg in giù non si gioca e neppure ci si allena.