Approvata la riforma Spadafora: Sport in subbuglio

di Francesco Tonizzo

La riforma dello Sport voluta da Vincenzo Spadafora è stata approvata oggi dal Consiglio dei Ministri, presieduto da Mario Draghi. L’atto ufficiale è arrivato, come spesso capita in Italia, in assoluto extremis, dal momento che domenica 28 febbraio, sarebbero scaduti i termini di efficacia dei decreti attuativi definiti lo scorso autunno, nella precedente legislatura. Peraltro, proprio per accelerare l’iter, il testo è arrivato in Consiglio dei Ministri senza passare dal vaglio delle varie Commissioni Parlamentari, appena elette.
Nel corso della riunione ministeriale, proprio l’ex titolare del dicastero dello Sport, Spadafora, era in diretta facebook per esternare la propria soddisfazione: “Dopo tanti anni la riforma dello sport è fatta e aprirà una strada di cambiamento per tutti e solo in meglio. Dopo un anno di lavoro complicato, la riforma è stata approvata. Finalmente tantissime cose diventano realtà, dalle tutele per i lavoratori sportivi, al professionismo femminile”.
Come riferisce l’ANSA, Spadafora ha ringraziato il presidente del Consiglio Mario Draghi e ha auspicato che “chi assumerà delega continui a pensare a questo mondo”.

Ricordiamo che la riforma dello Sport si concretizza in cinque punti.
L’abolizione del vincolo sportivo, dispositivo per adeguarsi al quale ci sono cinque anni di tempo, il riconoscimento della figura del lavoratore sportivo, per il quale, a partire dall’estate del 2022, ogni società di appartenenza dovrà versare i contributi previdenziali in presenza di rimborsi spese e/o emolumenti superiori ai 10mila euro. Definiti inoltre lo status di professioniste per le sportive impegnate nei campionati di vertice e nelle discipline chiamate ad adeguarsi in tal senso (calcio e sci, in primis).
Ulteriori novità riguardano le Associazioni e le Società Sportive Dilettantistiche, che potranno svolgere anche attività commerciale solo se secondarie all’attività sportiva e utili al sostentamento della stessa, in una sorta di autofinanziamento. Le società potranno inoltre distribuire una parte dei dividendi con i limiti stringenti a tutela della vocazione ovviamente sportiva. Vieppiù, è stata normata la posizione degli agenti e dei procuratori sportivi, definendone le misure di accesso alla professione, i compensi e i parametri di incompatibilità. Infine, sono state approvate norme per la sicurezza negli impianti sportivi.

La Lega Nazionale Dilettanti ha da tempo espresso la propria contrarietà alla riforma Spadafora, soprattutto per quanto concerne i temi dell’abolizione del vincolo sportivo e della definizione del lavoratore sportivo, quest’ultima ritenuta una ingente vessazione imposta alle casse delle varie società calcistiche.
Inoltre, il presidente della Federazione Italiana Pallacanestro, Gianni Petrucci, in un’intervista riportata dall’ANSA ha usato toni molto duri nel commentare l’approvazione della riforma: “Si riforma un mondo che da quanto si evince non si conosce. Lo sport ha attraversato tanti momenti difficili ma un tale caos e confusione come quello che si sta vivendo con queste leggi e proliferazione di organismi non si era mai visto. Adesso oltre al serio e grave problema della pandemia assistiamo anche a leggi che non fanno altro che mettere ulteriormente in ginocchio un sistema sport al collasso. Io ovviamente mi riferisco al vincolo e al lavoro sportivo. E’ troppo facile legiferare e disporre che a pagare siano le federazioni che stanno perdendo soldi e tesserati e società in grave crisi. Altri saranno contenti? Io assolutamente no”.
Non bastava dunque la pandemia e le ultime notizie che danno per imminente il passaggio in zona rossa della Basilicata e in zona arancione di Regioni ad alta densità di interesse calcistico dei dilettanti come Marche, Piemonte e Lombardia. La sensazione, comunque, è che con la riforma dello Sport la questione non sia finita qui, al di là dell’approvazione del Consiglio dei Ministri di oggi.