Andrea Zanolla, un dottore da 110 e lode per la Sangiorgina

di Francesco Tonizzo

In un periodo come quello che stiamo vivendo, complicato e pregno di preoccupazioni legate alle diverse sfaccettature della realtà che ci circonda, abbiamo ancora più bisogno di raccontare storie positive, storie di giovani in rampa di lancio, di ragazzi di valore che si impegnano ogni giorno e riescono a raggiungere risultati degni di nota.
Una di queste storie è rappresentata da Andrea Zanolla, anzi: il dottor Andrea Zanolla, appena laureatosi con tanto di 110 e lode in “Ingegneria per l’Ambiente e il Territorio.
Andrea gioca da difensore centrale nella Sangiorgina del mister Bruno e, nell’anno del centenario dello storico club della Bassa, lui la quota 100 l’ha superata alla grande discutendo la sua tesi di laurea presso l’Università di Udine, la scorsa settimana.

Il 30 ottobre – ci racconta Zanolla, cresciuto nella Manzanese, prima di approdare a San Giorgio di Nogaro – ho conseguito la laurea in Ingegneria per l’Ambiente e il Territorio all’Università di Udine. Lo considero un punto d’arrivo del percorso che ho iniziato anni fa, fatto di sacrifici e dedizione, durante il quale sono cresciuto non solo dal punto di vista didattico e formativo, ma anche e soprattutto come persona. Ho avuto la possibilità di relazionarmi con persone di ogni età, dalle quali ho provato a prendere spunti per migliorare, in ogni aspetto della vita”. 

Che tipo sei?

Sono una persona alla quale non piace accontentarsi: in ogni circostanza cerco di ottenere il massimo, che sia un esame universitario o una partita di calcio. La laurea è stata una soddisfazione per me, per la mia famiglia, gli amici e per tutte le persone che mi sono state accanto e mi hanno sostenuto in tutti questi anni. Questo è un traguardo però è anche un punto di partenza verso ciò che mi aspetta in futuro: porterò con me gli insegnamenti ricevuti, senza dimenticare da dove sono partito”. 

In questo àmbito, il calcio come s’inserisce?

Parallelamente alla carriera universitaria c’è sempre stato il calcio. Ho tirato i primi calci a un pallone che ero davvero piccolo, più di vent’anni fa, ormai. Ho avuto la fortuna di crescere in una famiglia dove sia mio padre, sia mio nonno sono stati calciatori, mia madre è molto appassionata e tutti insieme mi hanno trasmesso l’amore per il calcio e per lo sport in generale, per la competizione”. 

Cos’è il calcio per te?

Il calcio mi ha aiutato a crescere ed è tuttora una valvola di sfogo importante, dandomi modo di diventare la persona che sono. Al calcio devo tante cose: la perseveranza, la determinazione, la capacità di lavorare di squadra e di pormi obiettivi per i quali lavorare sodo. Sono tutti elementi fondamentali che mi hanno sempre accompagnato: sono andato a giocare via dal mio paese già fin quando ero piccolo e questo mi ha portato ad organizzare la mia vita in modo tale da riuscire a fare tutto, dando il massimo in ogni cosa. Nessuno mi ha mai regalato niente, mi sono sempre sudato tutto: il mio consiglio ai ragazzi è quello di sapersi organizzare molto bene, sia nel calcio, sia nella scuola, entrambi componenti molto importanti e strettamente legati. Lo sport mi ha aiutato a vivere in mezzo a persone diverse, di età, etnie e carattere diversi e mi ha trasmesso lo spirito di sacrificio per raggiungere gli obiettivi”.

L’ambiente sangiorgino?

E’ il secondo anno che gioco con la Sangiorgina, società molto ambiziosa, che meriterebbe di trovarsi in categoria superiore vista l’organizzazione e la dedizione delle persone che collaborano. Abbiamo tutto ciò di cui abbiamo bisogno. Speriamo che si possa riprendere presto il campionato: mi manca tanto giocare e godermi tutto ciò che c’è attorno a una partita. Come squadra vogliamo toglierci soddisfazioni: abbiamo un gruppo giovane e sappiamo dove vogliamo arrivare. Lo dobbiamo a tutti coloro che ci stanno accanto, soprattutto nell’anno del centenario per la Società”.