La pallamano regionale gioca, basket e calcio no, rugby cambia idea e chiude tutto

di Francesco Tonizzo 

AGGIORNAMENTO DEL 29 OTTOBRE: LA PALLAVOLO SI FERMA. SERIE C E SERIE D DI VOLLEY RITORNANO IN CAMPO A GENNAIO

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La Federazione Italiana Rugby ha fatto dietrofront, rispetto all’iniziale apertura alla prosecuzione dei campionati. Sul sito web della FIR si legge che “in superamento di quanto deliberato il 22 ottobre, l’organo di governo del rugby italiano ha disposto di rinviare al 24 gennaio 2021 la data d’inizio dei Campionati nazionali di Serie A, Serie A Femminile Girone 1,2 3 e 4, Serie B, Serie C Girone 1. Sono inoltre sospese sino al 24 gennaio 2021 tutte le attività agonistiche organizzate dai Comitati Regionali (Serie C Girone 2, U18 Elite, U18 Regionale M/F, U16 M/F, U14 M/F, Coppa Italia Femminile)”.
Un drastico cambio di direzione con il quale il movimento della palla ovale ha deciso di gestire l’emergenza da Covid-19. Inoltre, è posticipato al 7 novembre l’inizio del campionato Peroni Top10, la massima serie del rugby italiano: lo spostamento della data della prima giornata è stato deciso per permettere alle dieci società di adeguarsi alle modifiche imposte dal nuovo protocollo.

Tutto fermo anche nella Pallacanestro regionale, come si evince dalla comunicazione espressa dalla Federazione Italiana Pallacanestro. “I Presidenti regionali della FIP –  si legge nella nota alla quale si è associato il presidente Gianni Petrucci – , considerata la situazione di continuo incremento dei positivi al Covid-19, nel principale interesse di tutelare la salute dei propri tesserati, ritengono che il DPCM del 24 ottobre 2020 che sospende lo svolgimento degli sport di contatto e l’attività sportiva dilettantistica di base può essere interpretato solo in forma restrittiva come sospensione di tutta l’attività regionale fino al 24 novembre 2020 con esclusione degli allenamenti in forma individuale e all’aperto. Nella data odierna il Presidente Petrucci, durante il Consiglio Nazionale del CONI, ha effettuato un duro intervento con il quale ha evidenziato i limiti e la contraddittorietà del DPCM del 24 ottobre 2020 che non ha tenuto in nessun conto gli sforzi economici ed organizzativi sostenuti dalle società affiliate alla FIP al fine di attuare i protocolli di prevenzione del Covid-19 auspicando una modifica delle misure assunte dal Governo”.

Diametralmente opposta la posizione della Federazione Italiana Giuoco Handball, la Pallamano, che ha ufficializzato che “in ossequio al nuovo DPCM in vigore fino al 24 novembre 2020, ribadisce la differenziazione tra attività sportiva di base e ludico amatoriale ed attività di natura agonistica, organizzata – nel rispetto dei protocolli – dagli organismi sportivi (FSN, DSA, EPS) riconosciuti dal CONI e dal CIP. In ragione di tale determinazione le ASD/SSD affiliate potranno proseguire le proprie sedute di allenamento (art. 1, comma 9, lettera e del DPCM), mentre per quanto concerne le attività non agonistiche (attività promozionale, tesseramento TAP) tornano in vigore le prescrizioni che prevedono la possibilità di allenarsi in forma individuale, senza contatto e rispettando le norme di distanziamento. Alla luce di quanto specificato sono da considerarsi attività di interesse nazionale quelle che coinvolgono gli atleti tesserati alla FIGH (tesseramento agonistico) di ogni serie e categoria, nell’ambito delle competizioni inserite nei regolamenti federali (RASF) e indette dalla FIGH nel Vademecum per la stagione sportiva 2020/21”.
Inoltre, tutte le attività di allenamento e le relative competizioni dovranno svolgersi rigorosamente a porte chiuse e nel rispetto dei diversi protocolli in vigore.

E il calcio? Con una circolare del Gabinetto del Ministero dell’Interno della Repubblica Italiana, datata 27 ottobre 2020, è stato specificato che le manifestazioni sportive di interesse regionale sono oggetto di sospensione: “ora potranno tenersi solo le manifestazioni, al chiuso o all’aperto, di interesse nazionale e senza presenza di pubblico. Inoltre, sempre per tali attività sportive vengono sospese non solo le gare e le competizioni ludico-amatoriali, confermando quanto già disponeva il precedente d.P.C.M., ma altresì tutte le altre attività connesse, praticate a livello dilettantistico di base, le scuole e l’attività formativa di avviamento; sicché sono ricomprese nella generale sospensione anche le attività di allenamento svolte in forma individuale”.
Il presidente della LND Cosimo Sibilia ha tuonato che ““Consentire solo ad una minima parte delle nostre competizioni di proseguire, seppur a livello nazionale, non ci soddisfa. Tuttavia saremo come sempre rispettosi delle disposizioni, ribadendo però la nostra perplessità rispetto a misure che impediscono di fare attività sportiva in maniera organizzata, al contrario di altre situazioni dove i controlli sono minimi o addirittura assenti – prosegue Sibilia – Sono stati annunciati nuovamente degli aiuti alle società sportive: mi auguro che almeno stavolta le parole si traducano in atti concreti. Altrimenti sarà la morte di migliaia di realtà dilettantistiche, con buona pace di chi, come la Lega Dilettanti e le società stesse, ha fatto di tutto per garantire la ripresa dello sport di base dopo il lockdown, mettendo a disposizione ingenti risorse economiche e compiendo ulteriori sacrifici. La misura adesso è colma e qualcuno dovrà prendersi la responsabilità di un disastro annunciato, invece di continuare a lanciare numeri e fare proclami come se il calcio a cui pensare fosse solo quello di vertice”.

In questo contesto, giusto oggi il CONI Nazionale ha emesso una nota, sottoscritta anche da Giorgio Brandolin, presidente del Comitato CONI del Friuli Venezia Giulia, nella quale viene chiesta una riforma dello Sport Italiano, che riveda subito la riforma appena attuata dal Ministro Vincenzo Spadafora.

Insomma… una grande confusione, per non usare altri termini.
Pallavolo e pallamano regionali giocano, pallacanestro e calcio regionali non giocano. Il rugby addirittura chiude baracca e dà appuntamento direttamente al 2021, dopo che solo tre giorni prima aveva concesso la partenza dei campionati regionali. Il Coni chiede di cambiare tutto.
Ci si chiede che differenza sostanziale ci sia tra il protocollo al quale si attengono il Cjarlins Muzane, il Chions e la Manzanese in serie D, e il protocollo al quale si attengono il San Luigi, il Tamai e le squadre di Eccellenza. Il dettaglio formale che separa il carattere “nazionale” dell’Interregionale con il carattere “regionale” dei campionati dall’Eccellenza non può avere l’importanza che riveste attualmente a livello pratico, perché non ci sono differenze nell’applicazione delle norme. E, a voler essere pignoli, chi vince l’Eccellenza e anche chi vince il trofeo “Diego Meroi” della Coppa Regione, avanza alla fase nazionale. Perché quindi almeno l’Eccellenza Fvg non può essere considerata alla stregua del campionato superiore?

Temiamo che al momento questo resti un quesito che affoga nel mare della confusione più totale.

Se i numeri dei letti in terapia intensiva occupati dagli sportivi – e i giocatori di Eccellenza non possono essere considerati amatori o dilettanti puri – fossero realmente ingenti, allora non ci sarebbe motivo di lamentarsi. Ma bloccare indiscriminatamente tutto il calcio regionale, che ogni domenica impegna un numero di persone inferiore a quello che si ammassa ogni mattina e ogni sera nelle metropolitane di Milano è una situazione che piace poco a tutti.