Alla ricerca del protocollo scomparso

di Francesco Tonizzo

Stiamo vivendo un periodo complicato, con problemi assortiti a tutti i livelli della Società, con malattie e lutti che meritano rispetto incondizionato. Il rischioso ed encomiabile impegno quotidiano degli operatori sanitari in prima linea contro il virus dovrebbe indurre a una tranquilla attesa di tempi migliori il mondo dello Sport e del Calcio. In primis, dovrebbero limitarsi all’ordinaria gestione della quarantena tutte quelle realtà che, per ora, sono riuscite ad evitare problemi con il covid-19 o a restarne sfiorate solo marginalmente.
Per questi motivi è meglio mantenere un profilo filosoficamente distaccato: prima o poi le attività sportive, i campionati, la routine quotidiana di atleti e dirigenti ripartiranno e gli aspetti agonistici riprenderanno ad occupare titoli nei mezzi di informazione e pensieri e parole nei confronti dialettici.
Il “quando” lo Sport, soprattutto quello prettamente dilettantistico, ripartirà non è dato sapersi, ma prima o poi accadrà.

Piuttosto, il vero motivo di preoccupazione dovrebbe essere il “come” ripartirà.
Non serve essere dei sociologi per rendersi conto che le clamorose lacune emerse nella Governance dello Sport e, per quanto ci riguarda, del Calcio italiano, a tutti i livelli, non generano problemi in serie solo in questo periodo, nel bel mezzo dell’emergenza da pandemia. Il rischio, nemmeno tanto velato, è che le difficoltà nelle quali il mondo sportivo, in special modo quello dilettantistico, sta vivendo rappresentino il focolaio (parola brutta: lo riconosciamo) di ulteriori e ancora maggiori problemi nel futuro prossimo.

Un politico guarda alle prossime elezioni; uno statista guarda alla prossima generazione“, diceva James Freeman Clarke: visto come viene gestita la situazione attuale, la sensazione è che il futuro riserverà delusioni ricorrenti a tutti coloro che resisteranno a questa pandemia. Le lotte dialettiche tra CONI, Governo e Ministero dello Sport da una parte e le diatribe tra FederCalcio e Lega Nazionale Dilettanti dall’altra stanno evidentemente distogliendo attenzione e cura sulle difficoltà che ogni giorno le realtà sportive e calcistiche stanno vivendo. Nei giorni scorsi, su questo sito web, abbiamo riportato i dati economici del valore dello Sport in Italia: 14 miliardi di euro l’anno. Eppure, i vertici litigano e, soprattutto, non prendono decisioni.

L’esempio calzante di tale assunto è il balletto di ieri, lunedì 30 novembre: la FederCalcio pubblica il protocollo dopo aver validato le richieste effettuate da specialisti, rappresentati dal professor Tranquilli, e presentate alla Commissione Medico Scientifica Federale attraverso una bozza il 20 novembre scorso. La LND incassa il parere favorevole, ma ritiene che il documento della FIGC sia esso stesso una bozza e blocca tutto, dicendo che servono ulteriori approfondimenti di carattere medico, rinviando anche la ripresa dei campionati di serie D, ma non di quelli femminili nazionali e quelli di calcio a 5 nazionali ed interregionali. Peraltro, senza decidere uno dei dettagli che più premevano alle società: la definizione delle regole per i rinvii delle partite.
E, d’improvviso, la Federcalcio cancella dai propri canali informativi il protocollo che dunque è rimasto pubblico solo per qualche mezz’ora. E chissà che, quando sarà di nuovo pubblico, non ci siano ulteriori novità, tanto per aumentare la confusione generale.

In mezzo a tutto questo baillame ci sono le società, smarrite, confuse, arrabbiate. Siamo sicuri che dare delle regole che siano condivise e soprattutto rispettate da tutti sia un esercizio impossibile da concretizzare al 100 per cento: questo aspetto è sicuramente un buon alibi per chi governa e che, a stretto giro, dovrà anche affrontare il tema del rinnovo delle cariche istituzionali per il prossimo quadriennio olimpico. Sotto quest’ottica è ovvio che nessun dirigente voglia esporsi adesso, prendendo decisioni magari impopolari. Questa è l’ottica del politico che guarda alle prossime elezioni..

Adesso la situazione è imbarazzante. Anche nel mondo dello Sport, servirebbero statisti che pensino alle prossime generazioni di atleti, di sportivi, di persone che gravitano attorno a un àmbito che in Italia oggi vale 14 miliardi. Qualche tentativo, in verità, il ministro Vincenzo Spadafora lo sta facendo: la riforma dello Sport è in divenire, ma le reazioni di quasi tutti i soggetti coinvolti sono molto negative.
Magari il Ministro riserberà al testo della Riforma la stessa fine dell’ultimo Protocollo sui canali informativi della FIGC.